Dal 10 al 14 novembre 2025 si terrà a Collevalenza, presso il Santuario dell’Amore Misericordioso, la XXIV Assemblea SDFAM-FAM d’Italia. Sarà un momento di fraternità, incontro, formazione e scambio di esperienze, che senza dubbio ci arricchirà nel ministero e nella vita religiosa come FAM e SDFAM.
Sono invitati tutti i sacerdoti che ancora non conoscono la realtà di Collevalenza o che già ci sono stati per esercizi spirituali, accompagnando un pellegrinaggio o per qualche giorno di riposo. Per motivi organizzativi, tutti coloro che sono interessati, sono invitati a comunicare alla Casa del Pellegrino (tel. 07589581) o al Segretario Generale FAM (segreteriafam@collevalenza.it) la propria partecipazione e quella di altri sacerdoti che desiderano prenderne parte.
Nella memoria liturgica di Santa Teresa d’Avila, la Famiglia dell’Amore Misericordioso si è raccolta attorno all’altare della Cappella del Crocifisso, a Collevalenza, per pregare e accogliere la prima professione religiosa di Paolo Cedro, neo-professo di origine siciliana. Circondato da familiari, amici e numerosi laici e consacrati giunti da diversi luoghi d’Italia, fr. Paolo ha emesso i suoi voti di povertà, castità ed obbedienza secondo le Costituzioni dei Figli dell’Amore Misericordioso.
La celebrazione eucaristica, presieduta dal Padre Generale dei Figli dell’Amore Misericordioso Ireneo Martìn, ha avuto come centro le luminose figure di Santa Teresa, di Madre Speranza e del “giovane ricco” (Mc 10,17-31), figure dalle quali p. Ireneo ha voluto trarre spunto per rivolgere a Paolo le seguenti parole nell’omelia:
Oggi, festa di Santa Teresa d’Avila, è il giorno in cui Madre Speranza partì dalla casa paterna per farsi santa, come lei. È un giorno grande per te, Paolo, e per tutti noi. La tua consacrazione religiosa al Signore come Figlio dell’Amore Misericordioso: che immenso dono che ricevi dal Signore. Nel vangelo, Marco, parla di un uomo, un tale (Mc 10,17-22) nel quale ci identifichiamo tutti noi, che corre ed ha fretta di incontrare Gesù. E gli pone una domanda centrale per la sua vita: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?” (Mc 10,17). Cerca con un’urgenza una risposta per se stesso. Dove vuole rivolgere questo personaggio il suo sguardo? E da chi viene attratto?
Il mondo gli propone la felicità dell’avere, gli indica come valore dei valori il denaro. La società – come sapete – adora l’avere, il possedere, e lui ormai è solo ciò che ha. La società è un mostro che ha bisogno di distruggere ciò che produce, per produrre sempre di più. Invece il Signore, nel vangelo, ci propone la felicità dell’essere; e per essere felice, offre a questo tale un primo passo: osservare i comandamenti, per essere degno di ricevere la vita eterna. È questa una proposta per tutti noi. In questa stessa linea si esprimeva Madre Speranza: “Figli miei, siate sempre fedeli e fate in modo di essere come il Signore vi ha voluti, anche se ve l’ha fatto conoscere questa povera creature, che è vostra Madre. Non vergognatevi mai di essere fedeli, e di essere uniti alle regole, norme e consigli che devono orientare la vostra vita. Non consideratele come antiquate o passate di modo, perchè il Signore ve la fatte conoscere e così le ha volute per voi” (Circolare, 1968).
Ma nella nostra vita, cari fratelli e sorelle, c’è un di più che l’uomo sempre chiede, un desiderio di felicità mai raggiunto, che abita nel nostro cuore. Questa felicità è raggiunta solo dallo sguardo di un Dio che guardandolo, lo amò, dice il Vangelo (cfr. Mc 10,21). La chiamata a seguire Cristo sulla via dei consigli evangelici, caro Paolo, nasce dall’incontro interiore con l’amore di Cristo, che è amore misericordioso. Cristo ti chiama mediante questo suo amore: questo amore di predilezione abbraccia la persona intera, corpo ed anima. Noi non apparteniamo più a noi stessi, ma a lui. E questa nuova consapevolezza è stata il frutto dello sguardo amorevole e misericordioso di Cristo nel segreto del tuo cuore, Paolo. Questo amore è la radice della tua felicità. Lo sguardo di Dio invade tutta la persona: a Madre Speranza è bastato questo sguardo per seguire, senza indugiare, il buon Gesù. È solo a seguito di questo sguardo, che segue la parola nel Vangelo: “va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!” (Mc 10,21). Liberarsi: liberare il proprio essere da tutte le corazze, da tutti gli scudi, da tutte le difese che ci impediscono di percorrere la strada della felicità. Liberati, Paolo, da tutto ciò che il dio del mondo ti ha obbligato a portare, a tenere. Non è tuo, è dei poveri: sono parole che ci introducono nell’ambito del consiglio evangelico della povertà che, insieme ai all’obbedienza e alla castità, appartiene all’essenza stessa della tua vocazione e della professione religiosa. Anche oggi, Gesù si rivolge a noi, a te Paolo, e con lo stesso amore ci dice: “va’, vendi quello che hai, dallo ai poveri, e avrai un tesoro nel cielo”.
Il vangelo chiede sempre e a tutti un impegno, una decisione, una risposta. O la si respinge e si resta come si è, oppure la si accoglie e si cambia vita. Veramente questo brano evangelico ha cambiato la vita dei santi: S. Antonio abate, S. Francesco d’Assisi a queste parole lasciarono tutto e seguirono Gesù. L’uomo ricco, al contrario, quando udì queste parole, abbassò il il capo, divenne cupo e si allontanò con la tristezza nel cuore. L’evangelista chiude amaramente dando la ragione: “possedeva infatti molti beni” (Mc 10,22), molte sicurezze sbagliate.
Cari amici, la povertà evangelica ci mette in rapporto d’amore con l’altro, con Dio e coi fratelli. Ceduto ciò che si ha ci si mette in rapporto con ciò che si è. La logica di Dio, carissimi amici, non è il possesso, non è l’attaccamento, ma è il dono; non è l’avere, ma il dare per essere come Gesù. Perchè uno non è ciò che ha, ma ciò che da’, ciò che dona. “Niente ti turbi, niente ti spaventi. Solo Dio basta” (S. Teresa d’Avila). Il vero ricco è colui che da’, non colui che trattiene le cose. Uno che da’ se stesso, d’ tutto, per ritrovarsi ricco di tutto e ricevere il cento per uno nella vita eterna. Questa è la benedizione che oggi Gesù ha portato a te, caro Paolo; è solo donandoti che troverai la felicità.
Allora potremmo chiederci: l’invito di Gesù non è troppo esigente? Le parole che Gesù aggiunge subito dopo quelle del ricco non ammettono replica: “Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio![…] È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio” (Mc 10,23b.25). Quello che questa pagina del vangelo vuole provocare in noi è che Dio è al di sopra di ogni cosa. Gesù non condanna la ricchezza né esalta la povertà, ma ci chiede di porre Dio al primo posto, anche dei beni che abbiamo, anche dei beni più cari, e di considerare i poveri come nostri fratelli, gli interessi più cari che diventano i nostri maestri – diceva Madre Speranza – verso i quali siamo debitori di amore e di aiuto. Essi hanno diritto al nostro amore e al nostro sostegno: siamo stati creati per condividere. Qui sta il segreto, caro Paolo, della felicità. Così lo capì Madre Speranza quando, in quel lontano 15 ottobre 1914, lasciò la casa paterna per farsi santa, come S. Teresa d’Avila. Così l’ha capito papa Francesco nell’enciclica Dilexit nos in cui ci ricordava che Gesù si identifica con i più piccoli della società, e così l’ha capito papa Leone nella recente esortazione Dilexit te sulla cura della Chiesa, per i poveri e con i poveri.
Caro Paolo, a nome di tutta la nostra Famiglia che ti ha accolto con tanto amore, a nome della tua cara mamma Pina e a nome di tutti i presenti ti affido all’Amore Misericordioso. Guarda Madre Speranza: come lei, tu possa essere apostolo e testimone credibile dell’Amore Misericordioso. Infine, ti affidiamo alla Vergine Madre, a Maria Mediatrice: ti sostenga nelle difficoltà, ti prenda in braccio e ti faccia sentire sempre più come suo vero figlio.
A fr. Paolo, dunque, l’augurio di un cammino santo, alla sequela di Cristo Amore Misericordioso. Figli, Ancelle e Laici dell’Amore Misericordioso continuano a sostenerlo nella preghiera perché possa custodire sempre, come Madre Speranza, il desiderio di santificazione.
https://www.amormisericordioso.org/ita/wp-content/uploads/2025/10/Immagini-in-Evidenza-SITO-AM-2025-10-16T100058.586.png10801080Famiglia dell'Amore Misericordiosohttp://www.amormisericordioso.org/ita/wp-content/uploads/2018/02/logo-fam-italiano.pngFamiglia dell'Amore Misericordioso2025-10-16 10:03:052025-10-16 10:03:08“Eccomi, Signore”. La PRIMA PROFESSIONE RELIGIOSA di fr. Paolo Cedro
Domenica 5 ottobre la comunità delle Ancelle dell’Amore Misericordioso, della casa generalizia di Roma, ha avuto la gioia di celebrare l’anniversario del 25° anno di consacrazione religiosa delle sorelle suor Giusy, suor Luminița e suor Bindhu. La Santa Messa è stata presieduta dal Vescovo Domenico Cancian, Figlio dell’Amore Misericordioso.
Le tre consorelle, come Maria, hanno rinnovato la loro consacrazione religiosa e hanno ringraziato Dio per questi 25 anni di fedeltà, di donazione e di gioia al servizio dell’amore mettendo in atto il motto di Madre Speranza, “Tutto per Amore”.
Suor Giusy, Suor Luminița e Suor Bindhu hanno espresso e si impegnano a vivere secondo quanto detto dalla Beata Madre Speranza: “Come sono felice, Gesù mio, rendendomi conto di avere una volontà per offrirti, un cuore per amarti, un corpo per soffrire, e il tempo per esercitare la carità.”Le tre consorelle hanno rinnovato la loro promessa di dedicarsi alla missione affidatagli dall’Amore Misericordioso e di impegnarsi nel servizio di coloro che Gesù mette sulla loro strada. Certe della intercessione della beata Madre Speranza, dell’aiuto dei Santi protettori della Congregazione e della vicinanza delle sorelle e dei fratelli, le tre consorelle riaffermano la loro appartenenza alla Congregazione di Gesù Amore Misericordioso.
La festa ha riunito le due comunità di Ancelle dell’ Amore Misericordioso, quella della casa generalizia di Roma e la comunità di Roma-Spinaceto. Le sorelle più giovani hanno rallegrato la festa con un balletto è un singolare video che raccoglie gli auguri di varie sorelle anche lontane. Le tre consorelle festeggiate hanno espresso la loro gratitudine a Dio per la sua misericordia e fedeltà e le sorelle per la vicinanza e l’aiuto costante. Con queste parole, sr. Giusy a nome di tutte, è intervenuta al termine della Celebrazione Eucaristica:
Con le parole del Salmo diciamo: “Rendiamo grazie al tuo nome, Signore, per la tua fedeltà e la tua misericordia”. Tanti sono i sentimenti che si sommano a questo momento: quello che prevale è la gratitudine al Signore per l’immenso amore misericordioso che ha riversato nella nostra vita. Gratitudine alla nostra Congregazione, all’intera famiglia carismatica. Un particolare grazie a tutte le consorelle, confratelli e laici che il Signore ha messo al nostro fianco che ci hanno guidato, sostenuto, lungo il cammino di questi 25 anni. Alla gratitudine si aggiunge la gioia di appartenere ad una così famiglia: la gioia della fraternità che ci unisce, sperimentando di aver ricevuto molto e di non dare mai abbastanza. Questo anniversario rappresenta un traguardo importante nella nostra vita religiosa, ma anche un momento di riflessione e di rinnovato impegno spirituale per divenire vere Ancelle ad immagine di Maria e di nostro Madre [Speranza di Gesù]. Questo ci proponiamo di realizzare, sostenute dalla vostra preghiera e affetto fraterno. Grazie di cuore.
Tutti noi rendiamo grazie a Dio per i suoi benefici e le grazie concesse lungo questi anni di donazione e di servizio.
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https://www.amormisericordioso.org/ita/wp-content/uploads/2024/01/Immagini-in-Evidenza-SITO-AM-69.png10801080Famiglia dell'Amore Misericordiosohttp://www.amormisericordioso.org/ita/wp-content/uploads/2018/02/logo-fam-italiano.pngFamiglia dell'Amore Misericordioso2025-10-05 17:35:162025-10-05 17:35:18“Eccomi, sono la serva del Signore” (Lc 1,38)
Sabato 27 settembre la nostra famiglia religiosa ha vissuto un momento di grazia e di gioia profonda: la professione perpetua di fr. Alexis, fr. Shinu e fr. Cristinel. Nella cornice della Celebrazione eucaristica, presieduta dal Padre Generale, Ireneo Martin, i tre confratelli hanno pronunciato il loro “sì” definitivo, consegnando per sempre la propria vita al Signore e al servizio della Chiesa.
L’assemblea di confratelli, familiari, amici e fedeli, ha partecipato con commozione e gratitudine a questo passo decisivo, segno della fedeltà di Dio che continua a chiamare uomini e donne a seguirlo più da vicino. Le parole del Padre Generale, durante l’omelia, hanno offerto una chiave di lettura profonda di questo gesto, richiamando l’essenza della consacrazione e la bellezza di una vita donata senza riserve.
Oggi è un giorno grande per voi e per tutti noi. La vostra consacrazione perpetua al Signore come Figli dell’Amore Misericordioso: che immenso dono nella festa del Santuario dell’Amore Misericordioso. […]
Carissimi giovani: fr. Shinu, fr. Alexis e fr. Cristinel, la consacrazione religiosa si inserisce nel dinamismo del Regno. Ed è un dono speciale che Dio fa alla sua Chiesa, alla nostra Congregazione, attraverso l’invito personale e misterioso che Egli rivolge liberamente a chi vuole, a ciascuno di voi. E dice: “Seguimi!”.
Ecco, la consacrazione esprime il nostro dono totale a Dio, per il bene di tutti, e non solo al fine di realizzare la vostra vocazione come Figli dell’Amore Misericordioso. Allora, la certezza di essere amati da Dio è il centro della nostra vocazione. Questa certezza permette di essere per gli altri un segno tangibile della presenza del Regno di Dio. È un anticipo delle gioie eterne del cielo. Per questo, quando vedete un religioso o una religiosa, loro in sé dovrebbero anticipare l’aldilà, il rapporto relazionale col Regno. Chi come voi, cari confratelli, abbraccia la vita consacrata testimonia e manifesta la radicalità della sequela di Cristo e del Vangelo. E voi indicate a tutti noi come sia bello, anche se impegnativo ed esigente, seguire Gesù come contraccambio e come Egli trasformi la vostra vita, trasfigura il vostro cuore rendendovi uomini più veri e più liberi. I consigli evangelici sono, perciò, lo strumento pratico offerto dallo Spirito Santo per conformarvi a Cristo. I tre voti coi quali Cristo invita voi, cari giovani, fr. Alexis, fr. Shinu, e fr. Cristinel, a condividere la sua esperienza di verginità, di povertà e di obbedienza. Richiedono il desiderio esplicito di una totale conformazione a Lui.
Con voi, allora, cari confratelli, e con i vostri familiari e amici, lodiamo e ringraziamo Gesù che manifesta sempre la grandezza del suo amore nei cuori che lo accolgono, come voi avete fatto.
La celebrazione si è conclusa con un clima di festa e fraternità. La professione perpetua di fr. Alexis, fr. Shinu e fr. Cristinel è stata un dono non solo per la nostra comunità, ma per tutta la Chiesa: un segno luminoso della presenza di Dio che continua a scrivere la sua storia attraverso la vita dei suoi figli.
Il loro “per sempre” diventa oggi un invito rivolto a ciascuno di noi a rinnovare la propria fedeltà al Vangelo, nelle scelte quotidiane e nella testimonianza di una vita donata. Con gratitudine li accompagniamo nella preghiera, certi che il Signore, che ha iniziato in loro quest’opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù.
Il Santuario dell’Amore Misericordioso di Collevalenza è in piena festa: fin dal 18 settembre si stanno vivendo giorni intensi di fede, preghiera e fraternità in occasione della Festa dell’Amore Misericordioso. Un appuntamento che ogni anno richiama pellegrini da tutta Italia e dall’estero, per riscoprire la sorgente viva della misericordia di Dio annunciata dalla Beata Madre Speranza.
Una preparazione di cuore: la novena all’Amore Misericordioso
Dal 18 settembre fino a questa sera, alle 18.00, la comunità e i numerosi pellegrini accorsi si sono raccolti nella Cappella, ai piedi del Crocifisso, per pregare insieme la Novena solenne all’Amore Misericordioso presieduta giorno dopo giorno dai Figli dell’Amore Misericordioso che hanno condiviso una riflessione: un tempo per predisporre il cuore ad accogliere il dono di un Dio che non condanna, ma ama e rialza, che non esclude, ma abbraccia con tenerezza ogni suo figlio.
Giornate speciali di preghiera e fraternità
Due giornate particolari hanno illuminato il cammino verso la festa:
Giovedì 25 settembre, un’intera giornata dedicata ai sacerdoti e alle vocazioni, con la concelebrazione eucaristica presieduta da Mons. Domenico Cancian e l’adorazione eucaristica. Un momento per chiedere al Signore di donare alla Chiesa pastori secondo il suo cuore.
Venerdì 26 settembre, giornata del malato e dell’anziano, con la presenza dell’UNITALSI e del Centro Speranza di Fratta Todina. La liturgia e il momento di fraternità vogliono essere segno concreto di quella misericordia che si fa vicinanza alle fragilità della vita.
Cuore e centro di questa festa saranno i giorni a seguire e, in particolare domani sabato 27 settembre, sarà il giorno del Pellegrinaggio di Speranza: dalla Piazza del Santuario partirà la processione giubilare, guidata da Mons. Gualtiero Sigismondi, Vescovo di Orvieto-Todi. La giornata si concluderà con la celebrazione eucaristica presieduta da P. Ireneo Martín all’interno della quale fr. Alexis, fr. Shinu e fr. Cristinel emetteranno i voti perpetui come Figli dell’Amore Misericordioso: un segno di fedeltà e di dono totale al Signore. La serata sarà impreziosita da un concerto di coro e orchestra, a lode del Dio della vita.
Il culmine sarà domenica 28 settembre, giorno della festa. Alle 9.30 Mons. Vittorio Viola guiderà una riflessione dal titolo: “La speranza che non delude si fonda sull’Amore Misericordioso del Signore”. Seguiranno le celebrazioni eucaristiche presiedute da P. Aurelio Pérez, da Mons. Vittorio Viola e da altri vescovi amici del Santuario. Il canto del Coro “Madre Speranza” accompagnerà la preghiera, esprimendo la gioia di chi sperimenta la fedeltà di Dio.
Il compleanno di Madre Speranza
Infine, martedì 30 settembre, si farà memoria del compleanno della Beata Madre Speranza, donna innamorata di Dio e strumento della sua misericordia. La giornata sarà segnata dalla Messa presieduta da Mons. Domenico Cancian e da un momento di presentazione del volume La Beata Madre Speranza e la mistica dell’Amore Misericordioso, scritto da Don Mauro Angelini, con la partecipazione artistica di Mogol.
Un invito a lasciarsi rinnovare
La festa del Santuario dell’Amore Misericordioso non è solo un programma di celebrazioni: è un invito a lasciarsi toccare dal cuore di Cristo che si dona senza misura. È un’occasione per tornare a Collevalenza, “luogo della misericordia”, e riscoprire che ogni uomo e ogni donna, anche nella prova, è chiamato a vivere nella fiducia e nella speranza.
https://www.amormisericordioso.org/ita/wp-content/uploads/2025/09/Immagini-in-Evidenza-SITO-AM-2025-09-26T171032.240.png10801080Famiglia dell'Amore Misericordiosohttp://www.amormisericordioso.org/ita/wp-content/uploads/2018/02/logo-fam-italiano.pngFamiglia dell'Amore Misericordioso2025-09-26 17:13:032025-09-26 17:22:32Collevalenza celebra la FESTA del Santuario dell’Amore Misericordioso
Ormai la campanella della prima ora di lezione è suonata. E non solo in classe, ma anche nella vita. Per tanti giovani, l’estate non è stata una pausa vuota, ma una vera lezione fuori dai banchi: giorni intensi, con lo zaino in spalla, per mettersi in ascolto, camminare insieme e lasciarsi sorprendere da Dio. È questo lo spirito con cui gli oltre 80 ragazzi dei Giovani dell’Amore Misericordioso hanno vissuto le iniziative estive della pastorale giovanile, tra Collevalenza e Roma, scoprendo che la misericordia e la speranza non sono solo parole, ma strade da percorrere.
Collevalenza – Sulla strada della misericordia
Dal 19 al 22 agosto, ragazzi provenienti da tutta Italia si sono ritrovati al Santuario dell’Amore Misericordioso di Collevalenza. Quattro giorni intensi, trascorsi insieme per mettersi in ascolto della Parola e per lasciarsi sorprendere dalla parabola del Padre misericordioso di Lc 15. Non si è trattato di un semplice incontro di preghiera, ma di un vero e proprio viaggio interiore: ognuno si è riconosciuto un po’ nel figlio minore che scappa, nel figlio maggiore che giudica, o nel padre che accoglie. In un clima di amicizia, giochi, momenti di silenzio e di condivisione, i ragazzi hanno scoperto che la misericordia non è una teoria, ma una strada concreta da percorrere ogni giorno.
Le giornate a Collevalenza sono state scandite da tempi forti di ascolto della Parola, seguiti da laboratori e attività che hanno aiutato i ragazzi a calare nel vissuto quanto meditato. Non è mancata la leggerezza dei canti e dei giochi, che hanno creato legami e fatto respirare l’aria di famiglia, tipica dello stile dell’Amore Misericordioso. Uno dei momenti più toccanti è stato quando, davanti al Crocifisso dell’Amore Misericordioso, molti hanno sentito il bisogno di affidare le proprie fragilità. Lacrime e sorrisi si sono intrecciati, segno che Dio parlava al cuore di ciascuno in modo personale e unico. A dare forza al cammino c’è stata anche la testimonianza di chi vive la fede ogni giorno nella concretezza: religiosi, animatori e sacerdoti che hanno condiviso non discorsi astratti, ma vite trasformate dalla misericordia. Questo ha reso chiaro a tutti che il Vangelo non resta chiuso nel libro, ma prende carne nella storia di ognuno.
Alla fine dei quattro giorni, i ragazzi sono ripartiti con un dono prezioso: la consapevolezza che la misericordia non è un’emozione passeggera, ma un impegno quotidiano. Molti hanno espresso il desiderio di tornare a casa e mettere in pratica gesti semplici ma concreti: ricucire rapporti interrotti, tendere una mano a chi è in difficoltà, vivere con più gratuità nelle proprie famiglie e comunità.
Roma – Pellegrini di speranza
Subito dopo, dal 22 al 24 agosto, un gruppo di questi giovani ha preso lo zaino in spalla e si è spostato a Roma per vivere il proprio Giubileo. Non un cammino turistico, ma un vero e proprio pellegrinaggio che li ha portati tra le strade della città eterna, ripercorrendo i passi di Pietro, il pescatore che ha avuto il coraggio di fidarsi di Gesù fino alla fine. Attraverso tappe legate alla storia e alla tradizione, ascoltando la Parola di Dio ed alcune catechesi dal tratto esistenziale ed esperenziale, e visitando luoghi significativi, i ragazzi hanno percorso un cammino personale alla luce dell’apostolo. È stato sorprendente per molti scoprire che dietro i grandi monumenti e le basiliche che milioni di turisti visitano ogni anno, c’è una storia di fede, fatta di persone semplici che hanno creduto e hanno trasmesso la speranza e la fede.
Le giornate romane sono state anche occasione di confronto: lungo il cammino, tra una tappa e l’altra, non sono mancati i momenti per raccontarsi sogni e paure, per porsi domande sul futuro, per scoprire che la fede non toglie i dubbi, ma li trasforma in possibilità di ricerca. Il momento più forte è stato certamente il passaggio della Porta Santa in San Pietro: un gesto semplice e potente, che ha reso visibile il desiderio di affidare a Dio la propria vita con tutto ciò che essa porta – sogni, fragilità, progetti. Davanti alla maestosità della basilica, molti hanno sentito la piccolezza delle proprie forze, ma anche la grandezza di un amore che abbraccia tutto. È stato come dire: “Eccomi, Signore, voglio camminare con Te”.
E poi, come in ogni pellegrinaggio che si rispetti, non sono mancati i momenti di fatica: il caldo, i chilometri percorsi a piedi, la stanchezza… ma anche qui i ragazzi hanno scoperto che la speranza cresce quando si cammina insieme. Ogni passo, ogni sorriso condiviso, ogni incoraggiamento ricevuto ha reso il pellegrinaggio più vero e più bello. Alla fine del percorso, ciascuno è tornato a casa con qualcosa di nuovo nel cuore: la convinzione che la fede non è un peso da portare, ma una strada che illumina, e che l’Amore Misericordioso non conosce confini né distanze.
Un’estate che ha lasciato il segno
Queste esperienze raccontano quanto il Vangelo non è lontano dalla vita, ma illumina le relazioni, le scelte, le fatiche di ogni giorno. Collevalenza e Roma sono diventate due tappe di un’unica avventura: scoprire che Dio cammina accanto a noi e che la speranza è più forte di ogni paura. E allora, tornando a casa, ognuno di questi giovani porta con sé una consapevolezza nuova: la misericordia non è solo ricevuta, ma anche donata; la speranza non è un sogno astratto, ma una scelta concreta.
Ed è proprio da qui che riparte il cammino dei Giovani dell’Amore Misericordioso: con il cuore pieno di gratitudine e con lo sguardo rivolto verso l’alto, pronti a continuare ad essere segni di speranza per il mondo.
https://www.amormisericordioso.org/ita/wp-content/uploads/2025/09/Immagini-in-Evidenza-SITO-AM-2025-09-18T100507.878.png10801080Famiglia dell'Amore Misericordiosohttp://www.amormisericordioso.org/ita/wp-content/uploads/2018/02/logo-fam-italiano.pngFamiglia dell'Amore Misericordioso2025-09-18 10:11:112025-09-18 10:18:29Zaino in spalla: il viaggio dei giovani dall’abbraccio del Padre alla Porta Santa
Quest’anno la nostra Congregazione dei Figli dell’Amore Misericordioso celebra un traguardo di grazia e di storia: ovvero 25 anni di presenza missionaria in India e in Messico. Due terre lontane tra loro, diverse per cultura e tradizioni, ma accomunate da una stessa vocazione: essere segni concreti dell’Amore Misericordioso di Dio.
L’India: dai semi alla messe abbondante
Un quarto di secolo fa, i primi Figli dell’Amore Misericordioso missionari, lasciarono la loro terra per portare il carisma di Madre Speranza tra le comunità dell’India. I loro inizi furono caratterizzati da sacrifici, sfide linguistiche e difficoltà quotidiane, ma anche da una fede incrollabile e dal desiderio ardente di far conoscere l’Amore Misericordioso.
Oggi i frutti sono evidenti: vocazioni locali, opere sociali e pastorali, comunità vive che pregano e servono con gioia. La missione indiana è divenuta una realtà feconda che continua a crescere, radicata nel Vangelo e aperta alle nuove sfide del nostro tempo.
Il Messico: con la Vergine di Guadalupe
Dall’altra parte del mondo, in Messico, la presenza dei Figli dell’Amore Misericordioso è stata ed è una testimonianza di fraternità e di servizio. In questi venticinque anni la missione si è intrecciata con la devozione alla Virgen de Guadalupe, che accompagna i missionari e le comunità locali nel loro cammino di fede.
L’opera pastorale si è sviluppata con creatività e passione: accoglienza dei poveri, formazione dei giovani, presenza nelle periferie e animazione delle parrocchie. Tutto questo è reso possibile da una dedizione costante che ha radici nella spiritualità di Madre Speranza, sempre attenta ai bisogni concreti delle persone.
Memoria e futuro
Celebrare questi anniversari non è solo guardare al passato con gratitudine, ma anche al futuro con speranza. Le missioni in India e Messico ci ricordano che il carisma dell’Amore Misericordioso è vivo e capace di parlare a culture diverse, di accogliere e trasformare le sfide in opportunità di evangelizzazione.
Preghiamo perché queste comunità continuino a crescere nella fede, nella fraternità e nella missione, custodite dall’intercessione di Madre Speranza e sostenute dalla grazia di Dio che guida ogni passo.
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XXIV Assemblea SDFAM-FAM d’Italia
/in Evento /da Famiglia dell'Amore MisericordiosoDal 10 al 14 novembre 2025 si terrà a Collevalenza, presso il Santuario dell’Amore Misericordioso, la XXIV Assemblea SDFAM-FAM d’Italia. Sarà un momento di fraternità, incontro, formazione e scambio di esperienze, che senza dubbio ci arricchirà nel ministero e nella vita religiosa come FAM e SDFAM.
Sono invitati tutti i sacerdoti che ancora non conoscono la realtà di Collevalenza o che già ci sono stati per esercizi spirituali, accompagnando un pellegrinaggio o per qualche giorno di riposo. Per motivi organizzativi, tutti coloro che sono interessati, sono invitati a comunicare alla Casa del Pellegrino (tel. 07589581) o al Segretario Generale FAM (segreteriafam@collevalenza.it) la propria partecipazione e quella di altri sacerdoti che desiderano prenderne parte.
“Eccomi, Signore”. La PRIMA PROFESSIONE RELIGIOSA di fr. Paolo Cedro
/in Notizie /da Famiglia dell'Amore MisericordiosoNella memoria liturgica di Santa Teresa d’Avila, la Famiglia dell’Amore Misericordioso si è raccolta attorno all’altare della Cappella del Crocifisso, a Collevalenza, per pregare e accogliere la prima professione religiosa di Paolo Cedro, neo-professo di origine siciliana. Circondato da familiari, amici e numerosi laici e consacrati giunti da diversi luoghi d’Italia, fr. Paolo ha emesso i suoi voti di povertà, castità ed obbedienza secondo le Costituzioni dei Figli dell’Amore Misericordioso.
La celebrazione eucaristica, presieduta dal Padre Generale dei Figli dell’Amore Misericordioso Ireneo Martìn, ha avuto come centro le luminose figure di Santa Teresa, di Madre Speranza e del “giovane ricco” (Mc 10,17-31), figure dalle quali p. Ireneo ha voluto trarre spunto per rivolgere a Paolo le seguenti parole nell’omelia:
Oggi, festa di Santa Teresa d’Avila, è il giorno in cui Madre Speranza partì dalla casa paterna per farsi santa, come lei. È un giorno grande per te, Paolo, e per tutti noi. La tua consacrazione religiosa al Signore come Figlio dell’Amore Misericordioso: che immenso dono che ricevi dal Signore. Nel vangelo, Marco, parla di un uomo, un tale (Mc 10,17-22) nel quale ci identifichiamo tutti noi, che corre ed ha fretta di incontrare Gesù. E gli pone una domanda centrale per la sua vita: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?” (Mc 10,17). Cerca con un’urgenza una risposta per se stesso. Dove vuole rivolgere questo personaggio il suo sguardo? E da chi viene attratto?
Il mondo gli propone la felicità dell’avere, gli indica come valore dei valori il denaro. La società – come sapete – adora l’avere, il possedere, e lui ormai è solo ciò che ha. La società è un mostro che ha bisogno di distruggere ciò che produce, per produrre sempre di più. Invece il Signore, nel vangelo, ci propone la felicità dell’essere; e per essere felice, offre a questo tale un primo passo: osservare i comandamenti, per essere degno di ricevere la vita eterna. È questa una proposta per tutti noi. In questa stessa linea si esprimeva Madre Speranza: “Figli miei, siate sempre fedeli e fate in modo di essere come il Signore vi ha voluti, anche se ve l’ha fatto conoscere questa povera creature, che è vostra Madre. Non vergognatevi mai di essere fedeli, e di essere uniti alle regole, norme e consigli che devono orientare la vostra vita. Non consideratele come antiquate o passate di modo, perchè il Signore ve la fatte conoscere e così le ha volute per voi” (Circolare, 1968).
Ma nella nostra vita, cari fratelli e sorelle, c’è un di più che l’uomo sempre chiede, un desiderio di felicità mai raggiunto, che abita nel nostro cuore. Questa felicità è raggiunta solo dallo sguardo di un Dio che guardandolo, lo amò, dice il Vangelo (cfr. Mc 10,21). La chiamata a seguire Cristo sulla via dei consigli evangelici, caro Paolo, nasce dall’incontro interiore con l’amore di Cristo, che è amore misericordioso. Cristo ti chiama mediante questo suo amore: questo amore di predilezione abbraccia la persona intera, corpo ed anima. Noi non apparteniamo più a noi stessi, ma a lui. E questa nuova consapevolezza è stata il frutto dello sguardo amorevole e misericordioso di Cristo nel segreto del tuo cuore, Paolo. Questo amore è la radice della tua felicità. Lo sguardo di Dio invade tutta la persona: a Madre Speranza è bastato questo sguardo per seguire, senza indugiare, il buon Gesù. È solo a seguito di questo sguardo, che segue la parola nel Vangelo: “va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!” (Mc 10,21). Liberarsi: liberare il proprio essere da tutte le corazze, da tutti gli scudi, da tutte le difese che ci impediscono di percorrere la strada della felicità. Liberati, Paolo, da tutto ciò che il dio del mondo ti ha obbligato a portare, a tenere. Non è tuo, è dei poveri: sono parole che ci introducono nell’ambito del consiglio evangelico della povertà che, insieme ai all’obbedienza e alla castità, appartiene all’essenza stessa della tua vocazione e della professione religiosa. Anche oggi, Gesù si rivolge a noi, a te Paolo, e con lo stesso amore ci dice: “va’, vendi quello che hai, dallo ai poveri, e avrai un tesoro nel cielo”.
Il vangelo chiede sempre e a tutti un impegno, una decisione, una risposta. O la si respinge e si resta come si è, oppure la si accoglie e si cambia vita. Veramente questo brano evangelico ha cambiato la vita dei santi: S. Antonio abate, S. Francesco d’Assisi a queste parole lasciarono tutto e seguirono Gesù. L’uomo ricco, al contrario, quando udì queste parole, abbassò il il capo, divenne cupo e si allontanò con la tristezza nel cuore. L’evangelista chiude amaramente dando la ragione: “possedeva infatti molti beni” (Mc 10,22), molte sicurezze sbagliate.
Cari amici, la povertà evangelica ci mette in rapporto d’amore con l’altro, con Dio e coi fratelli. Ceduto ciò che si ha ci si mette in rapporto con ciò che si è. La logica di Dio, carissimi amici, non è il possesso, non è l’attaccamento, ma è il dono; non è l’avere, ma il dare per essere come Gesù. Perchè uno non è ciò che ha, ma ciò che da’, ciò che dona. “Niente ti turbi, niente ti spaventi. Solo Dio basta” (S. Teresa d’Avila). Il vero ricco è colui che da’, non colui che trattiene le cose. Uno che da’ se stesso, d’ tutto, per ritrovarsi ricco di tutto e ricevere il cento per uno nella vita eterna. Questa è la benedizione che oggi Gesù ha portato a te, caro Paolo; è solo donandoti che troverai la felicità.
Allora potremmo chiederci: l’invito di Gesù non è troppo esigente? Le parole che Gesù aggiunge subito dopo quelle del ricco non ammettono replica: “Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio![…] È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio” (Mc 10,23b.25). Quello che questa pagina del vangelo vuole provocare in noi è che Dio è al di sopra di ogni cosa. Gesù non condanna la ricchezza né esalta la povertà, ma ci chiede di porre Dio al primo posto, anche dei beni che abbiamo, anche dei beni più cari, e di considerare i poveri come nostri fratelli, gli interessi più cari che diventano i nostri maestri – diceva Madre Speranza – verso i quali siamo debitori di amore e di aiuto. Essi hanno diritto al nostro amore e al nostro sostegno: siamo stati creati per condividere. Qui sta il segreto, caro Paolo, della felicità. Così lo capì Madre Speranza quando, in quel lontano 15 ottobre 1914, lasciò la casa paterna per farsi santa, come S. Teresa d’Avila. Così l’ha capito papa Francesco nell’enciclica Dilexit nos in cui ci ricordava che Gesù si identifica con i più piccoli della società, e così l’ha capito papa Leone nella recente esortazione Dilexit te sulla cura della Chiesa, per i poveri e con i poveri.
Caro Paolo, a nome di tutta la nostra Famiglia che ti ha accolto con tanto amore, a nome della tua cara mamma Pina e a nome di tutti i presenti ti affido all’Amore Misericordioso. Guarda Madre Speranza: come lei, tu possa essere apostolo e testimone credibile dell’Amore Misericordioso. Infine, ti affidiamo alla Vergine Madre, a Maria Mediatrice: ti sostenga nelle difficoltà, ti prenda in braccio e ti faccia sentire sempre più come suo vero figlio.
A fr. Paolo, dunque, l’augurio di un cammino santo, alla sequela di Cristo Amore Misericordioso. Figli, Ancelle e Laici dell’Amore Misericordioso continuano a sostenerlo nella preghiera perché possa custodire sempre, come Madre Speranza, il desiderio di santificazione.
PROFESSIONE RELIGIOSA TEMPORANEA di Paolo Cedro
/in Evento /da Famiglia dell'Amore MisericordiosoTre storie, un’unica chiamata: 25 anni di fedeltà e di servizio
/in Notizie /da Famiglia dell'Amore MisericordiosoDomenica 5 ottobre la comunità delle Ancelle dell’Amore Misericordioso, della casa generalizia di Roma, ha avuto la gioia di celebrare l’anniversario del 25° anno di consacrazione religiosa delle sorelle suor Giusy, suor Luminița e suor Bindhu. La Santa Messa è stata presieduta dal Vescovo Domenico Cancian, Figlio dell’Amore Misericordioso.
Le tre consorelle, come Maria, hanno rinnovato la loro consacrazione religiosa e hanno ringraziato Dio per questi 25 anni di fedeltà, di donazione e di gioia al servizio dell’amore mettendo in atto il motto di Madre Speranza, “Tutto per Amore”.
Suor Giusy, Suor Luminița e Suor Bindhu hanno espresso e si impegnano a vivere secondo quanto detto dalla Beata Madre Speranza: “Come sono felice, Gesù mio, rendendomi conto di avere una volontà per offrirti, un cuore per amarti, un corpo per soffrire, e il tempo per esercitare la carità.” Le tre consorelle hanno rinnovato la loro promessa di dedicarsi alla missione affidatagli dall’Amore Misericordioso e di impegnarsi nel servizio di coloro che Gesù mette sulla loro strada. Certe della intercessione della beata Madre Speranza, dell’aiuto dei Santi protettori della Congregazione e della vicinanza delle sorelle e dei fratelli, le tre consorelle riaffermano la loro appartenenza alla Congregazione di Gesù Amore Misericordioso.
La festa ha riunito le due comunità di Ancelle dell’ Amore Misericordioso, quella della casa generalizia di Roma e la comunità di Roma-Spinaceto. Le sorelle più giovani hanno rallegrato la festa con un balletto è un singolare video che raccoglie gli auguri di varie sorelle anche lontane. Le tre consorelle festeggiate hanno espresso la loro gratitudine a Dio per la sua misericordia e fedeltà e le sorelle per la vicinanza e l’aiuto costante. Con queste parole, sr. Giusy a nome di tutte, è intervenuta al termine della Celebrazione Eucaristica:
Con le parole del Salmo diciamo: “Rendiamo grazie al tuo nome, Signore, per la tua fedeltà e la tua misericordia”. Tanti sono i sentimenti che si sommano a questo momento: quello che prevale è la gratitudine al Signore per l’immenso amore misericordioso che ha riversato nella nostra vita. Gratitudine alla nostra Congregazione, all’intera famiglia carismatica. Un particolare grazie a tutte le consorelle, confratelli e laici che il Signore ha messo al nostro fianco che ci hanno guidato, sostenuto, lungo il cammino di questi 25 anni. Alla gratitudine si aggiunge la gioia di appartenere ad una così famiglia: la gioia della fraternità che ci unisce, sperimentando di aver ricevuto molto e di non dare mai abbastanza. Questo anniversario rappresenta un traguardo importante nella nostra vita religiosa, ma anche un momento di riflessione e di rinnovato impegno spirituale per divenire vere Ancelle ad immagine di Maria e di nostro Madre [Speranza di Gesù]. Questo ci proponiamo di realizzare, sostenute dalla vostra preghiera e affetto fraterno. Grazie di cuore.
Tutti noi rendiamo grazie a Dio per i suoi benefici e le grazie concesse lungo questi anni di donazione e di servizio.
“Eccomi, sono la serva del Signore” (Lc 1,38)
/in Evento /da Famiglia dell'Amore MisericordiosoProfessioni perpetue FAM
/in Notizie /da Famiglia dell'Amore MisericordiosoSabato 27 settembre la nostra famiglia religiosa ha vissuto un momento di grazia e di gioia profonda: la professione perpetua di fr. Alexis, fr. Shinu e fr. Cristinel. Nella cornice della Celebrazione eucaristica, presieduta dal Padre Generale, Ireneo Martin, i tre confratelli hanno pronunciato il loro “sì” definitivo, consegnando per sempre la propria vita al Signore e al servizio della Chiesa.
L’assemblea di confratelli, familiari, amici e fedeli, ha partecipato con commozione e gratitudine a questo passo decisivo, segno della fedeltà di Dio che continua a chiamare uomini e donne a seguirlo più da vicino. Le parole del Padre Generale, durante l’omelia, hanno offerto una chiave di lettura profonda di questo gesto, richiamando l’essenza della consacrazione e la bellezza di una vita donata senza riserve.
La celebrazione si è conclusa con un clima di festa e fraternità. La professione perpetua di fr. Alexis, fr. Shinu e fr. Cristinel è stata un dono non solo per la nostra comunità, ma per tutta la Chiesa: un segno luminoso della presenza di Dio che continua a scrivere la sua storia attraverso la vita dei suoi figli.
Il loro “per sempre” diventa oggi un invito rivolto a ciascuno di noi a rinnovare la propria fedeltà al Vangelo, nelle scelte quotidiane e nella testimonianza di una vita donata. Con gratitudine li accompagniamo nella preghiera, certi che il Signore, che ha iniziato in loro quest’opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù.
Collevalenza celebra la FESTA del Santuario dell’Amore Misericordioso
/in Notizie /da Famiglia dell'Amore MisericordiosoIl Santuario dell’Amore Misericordioso di Collevalenza è in piena festa: fin dal 18 settembre si stanno vivendo giorni intensi di fede, preghiera e fraternità in occasione della Festa dell’Amore Misericordioso. Un appuntamento che ogni anno richiama pellegrini da tutta Italia e dall’estero, per riscoprire la sorgente viva della misericordia di Dio annunciata dalla Beata Madre Speranza.
Una preparazione di cuore: la novena all’Amore Misericordioso
Dal 18 settembre fino a questa sera, alle 18.00, la comunità e i numerosi pellegrini accorsi si sono raccolti nella Cappella, ai piedi del Crocifisso, per pregare insieme la Novena solenne all’Amore Misericordioso presieduta giorno dopo giorno dai Figli dell’Amore Misericordioso che hanno condiviso una riflessione: un tempo per predisporre il cuore ad accogliere il dono di un Dio che non condanna, ma ama e rialza, che non esclude, ma abbraccia con tenerezza ogni suo figlio.
Giornate speciali di preghiera e fraternità
Due giornate particolari hanno illuminato il cammino verso la festa:
Cuore e centro di questa festa saranno i giorni a seguire e, in particolare domani sabato 27 settembre, sarà il giorno del Pellegrinaggio di Speranza: dalla Piazza del Santuario partirà la processione giubilare, guidata da Mons. Gualtiero Sigismondi, Vescovo di Orvieto-Todi. La giornata si concluderà con la celebrazione eucaristica presieduta da P. Ireneo Martín all’interno della quale fr. Alexis, fr. Shinu e fr. Cristinel emetteranno i voti perpetui come Figli dell’Amore Misericordioso: un segno di fedeltà e di dono totale al Signore. La serata sarà impreziosita da un concerto di coro e orchestra, a lode del Dio della vita.
Il culmine sarà domenica 28 settembre, giorno della festa. Alle 9.30 Mons. Vittorio Viola guiderà una riflessione dal titolo: “La speranza che non delude si fonda sull’Amore Misericordioso del Signore”. Seguiranno le celebrazioni eucaristiche presiedute da P. Aurelio Pérez, da Mons. Vittorio Viola e da altri vescovi amici del Santuario. Il canto del Coro “Madre Speranza” accompagnerà la preghiera, esprimendo la gioia di chi sperimenta la fedeltà di Dio.
Il compleanno di Madre Speranza
Infine, martedì 30 settembre, si farà memoria del compleanno della Beata Madre Speranza, donna innamorata di Dio e strumento della sua misericordia. La giornata sarà segnata dalla Messa presieduta da Mons. Domenico Cancian e da un momento di presentazione del volume La Beata Madre Speranza e la mistica dell’Amore Misericordioso, scritto da Don Mauro Angelini, con la partecipazione artistica di Mogol.
Un invito a lasciarsi rinnovare
La festa del Santuario dell’Amore Misericordioso non è solo un programma di celebrazioni: è un invito a lasciarsi toccare dal cuore di Cristo che si dona senza misura. È un’occasione per tornare a Collevalenza, “luogo della misericordia”, e riscoprire che ogni uomo e ogni donna, anche nella prova, è chiamato a vivere nella fiducia e nella speranza.
PROFESSIONI PERPETUE di 3 Figli dell’Amore Misericordioso
/in Evento /da Famiglia dell'Amore MisericordiosoZaino in spalla: il viaggio dei giovani dall’abbraccio del Padre alla Porta Santa
/in Notizie /da Famiglia dell'Amore MisericordiosoOrmai la campanella della prima ora di lezione è suonata. E non solo in classe, ma anche nella vita. Per tanti giovani, l’estate non è stata una pausa vuota, ma una vera lezione fuori dai banchi: giorni intensi, con lo zaino in spalla, per mettersi in ascolto, camminare insieme e lasciarsi sorprendere da Dio. È questo lo spirito con cui gli oltre 80 ragazzi dei Giovani dell’Amore Misericordioso hanno vissuto le iniziative estive della pastorale giovanile, tra Collevalenza e Roma, scoprendo che la misericordia e la speranza non sono solo parole, ma strade da percorrere.
Collevalenza – Sulla strada della misericordia
Dal 19 al 22 agosto, ragazzi provenienti da tutta Italia si sono ritrovati al Santuario dell’Amore Misericordioso di Collevalenza. Quattro giorni intensi, trascorsi insieme per mettersi in ascolto della Parola e per lasciarsi sorprendere dalla parabola del Padre misericordioso di Lc 15. Non si è trattato di un semplice incontro di preghiera, ma di un vero e proprio viaggio interiore: ognuno si è riconosciuto un po’ nel figlio minore che scappa, nel figlio maggiore che giudica, o nel padre che accoglie. In un clima di amicizia, giochi, momenti di silenzio e di condivisione, i ragazzi hanno scoperto che la misericordia non è una teoria, ma una strada concreta da percorrere ogni giorno.
Le giornate a Collevalenza sono state scandite da tempi forti di ascolto della Parola, seguiti da laboratori e attività che hanno aiutato i ragazzi a calare nel vissuto quanto meditato. Non è mancata la leggerezza dei canti e dei giochi, che hanno creato legami e fatto respirare l’aria di famiglia, tipica dello stile dell’Amore Misericordioso. Uno dei momenti più toccanti è stato quando, davanti al Crocifisso dell’Amore Misericordioso, molti hanno sentito il bisogno di affidare le proprie fragilità. Lacrime e sorrisi si sono intrecciati, segno che Dio parlava al cuore di ciascuno in modo personale e unico. A dare forza al cammino c’è stata anche la testimonianza di chi vive la fede ogni giorno nella concretezza: religiosi, animatori e sacerdoti che hanno condiviso non discorsi astratti, ma vite trasformate dalla misericordia. Questo ha reso chiaro a tutti che il Vangelo non resta chiuso nel libro, ma prende carne nella storia di ognuno.
Alla fine dei quattro giorni, i ragazzi sono ripartiti con un dono prezioso: la consapevolezza che la misericordia non è un’emozione passeggera, ma un impegno quotidiano. Molti hanno espresso il desiderio di tornare a casa e mettere in pratica gesti semplici ma concreti: ricucire rapporti interrotti, tendere una mano a chi è in difficoltà, vivere con più gratuità nelle proprie famiglie e comunità.
Roma – Pellegrini di speranza
Subito dopo, dal 22 al 24 agosto, un gruppo di questi giovani ha preso lo zaino in spalla e si è spostato a Roma per vivere il proprio Giubileo. Non un cammino turistico, ma un vero e proprio pellegrinaggio che li ha portati tra le strade della città eterna, ripercorrendo i passi di Pietro, il pescatore che ha avuto il coraggio di fidarsi di Gesù fino alla fine. Attraverso tappe legate alla storia e alla tradizione, ascoltando la Parola di Dio ed alcune catechesi dal tratto esistenziale ed esperenziale, e visitando luoghi significativi, i ragazzi hanno percorso un cammino personale alla luce dell’apostolo. È stato sorprendente per molti scoprire che dietro i grandi monumenti e le basiliche che milioni di turisti visitano ogni anno, c’è una storia di fede, fatta di persone semplici che hanno creduto e hanno trasmesso la speranza e la fede.
Le giornate romane sono state anche occasione di confronto: lungo il cammino, tra una tappa e l’altra, non sono mancati i momenti per raccontarsi sogni e paure, per porsi domande sul futuro, per scoprire che la fede non toglie i dubbi, ma li trasforma in possibilità di ricerca. Il momento più forte è stato certamente il passaggio della Porta Santa in San Pietro: un gesto semplice e potente, che ha reso visibile il desiderio di affidare a Dio la propria vita con tutto ciò che essa porta – sogni, fragilità, progetti. Davanti alla maestosità della basilica, molti hanno sentito la piccolezza delle proprie forze, ma anche la grandezza di un amore che abbraccia tutto. È stato come dire: “Eccomi, Signore, voglio camminare con Te”.
E poi, come in ogni pellegrinaggio che si rispetti, non sono mancati i momenti di fatica: il caldo, i chilometri percorsi a piedi, la stanchezza… ma anche qui i ragazzi hanno scoperto che la speranza cresce quando si cammina insieme. Ogni passo, ogni sorriso condiviso, ogni incoraggiamento ricevuto ha reso il pellegrinaggio più vero e più bello. Alla fine del percorso, ciascuno è tornato a casa con qualcosa di nuovo nel cuore: la convinzione che la fede non è un peso da portare, ma una strada che illumina, e che l’Amore Misericordioso non conosce confini né distanze.
Un’estate che ha lasciato il segno
Queste esperienze raccontano quanto il Vangelo non è lontano dalla vita, ma illumina le relazioni, le scelte, le fatiche di ogni giorno. Collevalenza e Roma sono diventate due tappe di un’unica avventura: scoprire che Dio cammina accanto a noi e che la speranza è più forte di ogni paura. E allora, tornando a casa, ognuno di questi giovani porta con sé una consapevolezza nuova: la misericordia non è solo ricevuta, ma anche donata; la speranza non è un sogno astratto, ma una scelta concreta.
Ed è proprio da qui che riparte il cammino dei Giovani dell’Amore Misericordioso: con il cuore pieno di gratitudine e con lo sguardo rivolto verso l’alto, pronti a continuare ad essere segni di speranza per il mondo.
25 anni di presenza missionaria: INDIA e MESSICO nel cuore della Famiglia dell’Amore Misericordioso
/in Notizie /da Famiglia dell'Amore MisericordiosoQuest’anno la nostra Congregazione dei Figli dell’Amore Misericordioso celebra un traguardo di grazia e di storia: ovvero 25 anni di presenza missionaria in India e in Messico. Due terre lontane tra loro, diverse per cultura e tradizioni, ma accomunate da una stessa vocazione: essere segni concreti dell’Amore Misericordioso di Dio.
L’India: dai semi alla messe abbondante
Un quarto di secolo fa, i primi Figli dell’Amore Misericordioso missionari, lasciarono la loro terra per portare il carisma di Madre Speranza tra le comunità dell’India. I loro inizi furono caratterizzati da sacrifici, sfide linguistiche e difficoltà quotidiane, ma anche da una fede incrollabile e dal desiderio ardente di far conoscere l’Amore Misericordioso.
Oggi i frutti sono evidenti: vocazioni locali, opere sociali e pastorali, comunità vive che pregano e servono con gioia. La missione indiana è divenuta una realtà feconda che continua a crescere, radicata nel Vangelo e aperta alle nuove sfide del nostro tempo.
Il Messico: con la Vergine di Guadalupe
Dall’altra parte del mondo, in Messico, la presenza dei Figli dell’Amore Misericordioso è stata ed è una testimonianza di fraternità e di servizio. In questi venticinque anni la missione si è intrecciata con la devozione alla Virgen de Guadalupe, che accompagna i missionari e le comunità locali nel loro cammino di fede.
L’opera pastorale si è sviluppata con creatività e passione: accoglienza dei poveri, formazione dei giovani, presenza nelle periferie e animazione delle parrocchie. Tutto questo è reso possibile da una dedizione costante che ha radici nella spiritualità di Madre Speranza, sempre attenta ai bisogni concreti delle persone.
Memoria e futuro
Celebrare questi anniversari non è solo guardare al passato con gratitudine, ma anche al futuro con speranza. Le missioni in India e Messico ci ricordano che il carisma dell’Amore Misericordioso è vivo e capace di parlare a culture diverse, di accogliere e trasformare le sfide in opportunità di evangelizzazione.
Preghiamo perché queste comunità continuino a crescere nella fede, nella fraternità e nella missione, custodite dall’intercessione di Madre Speranza e sostenute dalla grazia di Dio che guida ogni passo.