C’è un tempo che scorre e un tempo che rimane. E quando un’opera nasce dal cuore di Dio, il tempo non la consuma: la rivela.
Oggi l’Associazione dei Laici dell’Amore Misericordioso celebra il trentesimo anniversario della sua fondazione: trent’anni di vita, di volti, di storie intrecciate alla luce di un carisma che continua a generare speranza nella Chiesa e nel mondo.
Trent’anni non sono soltanto una ricorrenza cronologica. Sono memoria viva. Sono il racconto di uomini e donne che, incontrando l’Amore Misericordioso, hanno scelto di lasciarsi trasformare e di diventare, a loro volta, segno concreto della tenerezza di Dio nella quotidianità.
Fin dall’inizio, l’Associazione ha custodito una vocazione semplice e radicale: vivere il Vangelo nelle pieghe ordinarie della vita, portando ovunque – nelle famiglie, nel lavoro, nelle relazioni – la forza disarmante della misericordia. Non come un’idea, ma come esperienza.
In questi trent’anni, il cammino si è fatto strada tra sfide e doni, attraversando stagioni diverse della storia ecclesiale e sociale. Eppure, ciò che resta immutato è il cuore: la certezza che Dio continua a farsi vicino, a cercare l’uomo, a rialzarlo con amore instancabile. Questo anniversario diventa allora un’occasione preziosa per rileggere la propria storia con gratitudine, riconoscendo i segni della fedeltà di Dio. Ma è anche un invito a rinnovare il proprio “sì”, con lo sguardo aperto al futuro.
Perché il carisma non appartiene al passato: è seme. E ogni seme autentico porta in sé una promessa. Oggi, più che mai, il mondo ha bisogno di testimoni credibili della misericordia. Non di parole forti, ma di vite trasfigurate. Non di strategie, ma di cuori abitati. L’Associazione dei Laici dell’Amore Misericordioso è chiamata, ancora una volta, a questo: essere spazio in cui Dio può continuare a raccontare la sua compassione per ogni uomo.
Uno sguardo al presente e al futuro
Nel celebrare questo traguardo, tutta l’Associazione si raccoglie in comunione, grata per il cammino compiuto e consapevole della responsabilità affidata. Il coordinatore nazionale per l’Italia, Luca Antonietti, ha condiviso un messaggio in questo giorno significativo, desiderando rivolgersi a tutti i membri e amici dell’Associazione:
Celebrare l’anniversario dei 30 anni di presenza e di servizio dei Laici dell’Amore Misericordioso significa immergersi alle radici stesse della propria vocazione, riscoprendo la bellezza intatta del carisma originale. Questo traguardo rappresenta l’età della piena maturità spirituale, il momento in cui l’esperienza accumulata si trasforma in un dono ancora più grande per il mondo. Così come Gesù, compiuti i 30 anni, decise di varcare le soglie di Nazareth per inondare le strade della Galilea con la luce dell’Amore Misericordioso, oggi siamo chiamati a compiere il medesimo passo. Dunque, è il tempo di uscire con rinnovato ardore, portando la certezza di un Dio che ama perdutamente le sue creature fin dentro le pieghe più ordinarie e complesse della vita quotidiana. La potente intercessione della beata Madre Speranza di Gesù ci sostenga nel vivere la consolazione più profonda: avvertire in ogni momento la consapevolezza di essere amati da un Dio che non sa, e non vuole, essere felice senza ciascuno di noi.
https://www.amormisericordioso.org/ita/wp-content/uploads/2026/04/Immagini-in-Evidenza-SITO-AM-2026-04-14T102707.974.png10801080Famiglia dell'Amore Misericordiosohttp://www.amormisericordioso.org/ita/wp-content/uploads/2018/02/logo-fam-italiano.pngFamiglia dell'Amore Misericordioso2026-04-14 10:28:542026-04-14 10:28:56L’Associazione LAM celebra i suoi 30 ANNI DI CAMMINO
Nel cuore dell’esperienza ecclesiale, il sacramento della Riconciliazione continua a rappresentare uno dei luoghi più profondi e trasformanti dell’incontro tra Dio e l’uomo. In un tempo segnato da smarrimento e ricerca di senso, riscoprire la confessione come autentica esperienza di misericordia si rivela quanto mai urgente, sia per i fedeli sia per i ministri chiamati ad accompagnarli.
È in questo orizzonte che nasce il Convegno Nazionale per Confessori dal titolo “Il sacramento della riconciliazione – esperienza di misericordia”, promosso dalla Congregazione dei Figli dell’Amore Misericordioso – in occasione dell’anno commemorativo del 75° di fondazione – in collaborazione con la Penitenzieria Apostolica. L’incontro si svolgerà presso il Santuario dell’Amore Misericordioso, luogo particolarmente significativo per la spiritualità della misericordia, dal 20 al 22 aprile 2026.
Il convegno si propone come un’occasione di formazione, riflessione e confronto per sacerdoti e confessori, chiamati a rinnovare il proprio ministero alla luce della tenerezza di Dio. Attraverso relazioni, momenti di dialogo e celebrazioni, i partecipanti saranno accompagnati ad approfondire il valore teologico, pastorale e spirituale del sacramento, per viverlo e trasmetterlo sempre più come incontro vivo con l’amore misericordioso del Padre.
Di seguito il programma dettagliato delle giornate.
Per info e prenotazioni: 075.89581 informazioni@collevalenza.itrettore.santuario@collevalenza.it casadelpellegrino@collevalenza.it
https://www.amormisericordioso.org/ita/wp-content/uploads/2026/04/san_giuseppe-43-1-scaled.png25602560Famiglia dell'Amore Misericordiosohttp://www.amormisericordioso.org/ita/wp-content/uploads/2018/02/logo-fam-italiano.pngFamiglia dell'Amore Misericordioso2026-04-13 10:27:042026-04-13 10:30:39Convegno nazionale per confessori
Ci sono luoghi che non si visitano soltanto: si attraversano lasciandosi attraversare. Collevalenza è uno di questi. Non è solo un Santuario immerso nella quiete umbra, ma uno spazio dell’anima in cui il rumore si abbassa e il cuore, lentamente, ricomincia a parlare.
Dal 6 all’8 febbraio, nei giorni che hanno condotto alla festa della beata Madre Speranza, un gruppo di giovani provenienti da realtà diverse – Santeramo in Colle, Francenigo, Mantova, Spinaceto, Collevalenza e dintorni – ha vissuto l’esperienza proposta dalla Pastorale giovanile-vocazionale della Famiglia dell’Amore Misericordioso:“Sui passi di Madre Speranza”. Passi concreti, fatti di incontri, silenzi, preghiera, fraternità. Passi interiori, fatti di domande, scoperte, piccole luci.
Il filo conduttore del percorso è stato suggestivo e profondamente evangelico: le mani di Madre Speranza. Mani che accolgono, mani che pregano, mani che servono. Mani che non trattengono per sé, ma donano.
Mani che accolgono
Appena arrivati, molti ragazzi hanno sperimentato una sensazione semplice ma rara: sentirsi attesi. Il Roccolo, la Casa del Pellegrino, gli spazi del Santuario… tutto parla di un’accoglienza discreta, mai invadente. Come se quel luogo dicesse: “Puoi essere te stesso, qui”. Tra i partecipanti c’era anche Samanta, 15 anni, arrivata da Spinaceto alla sua prima esperienza a Collevalenza. I suoi occhi curiosi raccontavano già molto prima delle parole. All’inizio – come capita a tanti – c’era forse un po’ di timidezza, il non sapere bene cosa aspettarsi. Ma Collevalenza ha questo dono: scioglie le difese senza forzarle.
«Quando siamo arrivati – racconta Samanta – ho notato subito il posto: il Roccolo, la Casa del Pellegrino … era tutto molto tranquillo. Mi sembrava un luogo diverso da quelli che frequento di solito, come se lì il tempo andasse più piano».
E forse è proprio questo il primo miracolo: rallentare abbastanza da accorgersi di ciò che conta.
Mani che pregano
Le giornate sono state scandite dalla preghiera comune, dalle Lodi mattutine nella cappella, dalle catechesi e dai lavori in piccoli gruppi. Momenti semplici, ma capaci di far emergere domande vere. Pregare insieme, soprattutto da giovani, non è mai scontato. Richiede un piccolo passo di fiducia. Eppure, quando accade, crea legami profondi. Particolarmente intensa è stata la veglia di preghiera e canti per Caterina, una ragazza che il giorno seguente avrebbe iniziato la sua vita religiosa. Vedere una ragazza, poco più grande e ad alcuni coetanea, dire un “sì” così grande a Dio non lascia indifferenti: interroga, smuove, ispira. Samanta lo ha percepito con la freschezza dei suoi 15 anni:
«Mi ha colpito vedere persone giovani scegliere Dio così seriamente. Ti fa pensare che forse la fede non è solo una cosa da dire, ma da vivere davvero».
Mani che servono (e si lasciano toccare)
Tra i momenti più significativi c’è stata l’immersione nelle vasche del Santuario. Non un gesto “magico”, ma un segno. Un affidare a Dio le proprie fatiche, le ferite nascoste, le speranze non dette. Entrare in quell’acqua, per molti, è stato come dire: “Signore, eccomi così come sono”. La fede, spesso, passa proprio da qui: da esperienze che il cuore capisce prima della testa. Samanta lo racconta con semplicità disarmante:
«L’immersione nelle piscine è stata un’esperienza forte. Non saprei spiegare tutto a parole, ma mi sono sentita bene, come più leggera».
La gioia come segno
La domenica, la celebrazione eucaristica nella ricorrenza della nascita al cielo di Madre Speranza ha raccolto tutto il cammino vissuto. Non come conclusione, ma come ripartenza. Se si dovesse riassumere l’esperienza con una parola, forse sarebbe proprio quella che Samanta ha scelto spontaneamente:
«Mi ha colpito la gioia del posto, la tranquillità, le persone senza cattiveria ma piene di bontà e felicità».
In un mondo dove spesso i giovani respirano tensione, giudizio, competizione, incontrare adulti e coetanei capaci di bontà semplice è una testimonianza potente. Forse è questa l’eredità più vera di Madre Speranza: ricordarci che il Vangelo rende il cuore più umano, non meno.
“Sui passi di Madre Speranza” non è stato solo un evento, ma un invito: riscoprire le proprie mani: mani che accolgono l’altro così com’è; mani che si uniscono nella preghiera; mani che scelgono di servire invece di chiudersi. I giovani tornano alle loro città con meno risposte preconfezionate e qualche domanda in più. Ma anche con una certezza silenziosa: Dio non è lontano, e la misericordia non è un’idea, è un’esperienza.
E forse il miracolo più grande è proprio questo: scoprire che, mentre camminiamo sui passi dei santi, Dio continua a camminare sui nostri.
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Ci sono giorni in cui il Vangelo sembra uscire dalle pagine e prendere carne davanti ai nostri occhi. Giorni in cui parole come fiducia, consegna, amore smettono di essere concetti spirituali e diventano scelte, passi, lacrime trattenute e sorrisi pieni. L’8 febbraio, in occasione della festa liturgica della Beata Madre Speranza, uno di questi giorni ha preso forma nella vita di Sr. Caterina La Spisa EAM.
Chi era presente ha percepito che non si trattava semplicemente di un rito, ma di una storia d’amore che arrivava a dire il suo “sì” ad alta voce. I voti di obbedienza, castità e povertà non sono risuonati come rinunce, ma come il modo concreto con cui una vita sceglie di fidarsi dell’Amore Misericordioso e di lasciarsi plasmare da Lui. In un tempo in cui trattenere sembra più sicuro che donarsi, vedere qualcuno consegnare la propria vita è una provocazione dolce e potente.
E forse il segreto di quel “sì” stava già nelle parole condivise la sera precedente, durante la veglia di preghiera vocazionale, quando Sr. Caterina ha aperto il cuore raccontando il suo cammino, le sue domande, le sue scoperte. Non una storia perfetta, ma una storia vera, dove Dio ha pazientemente tessuto luce dentro le pieghe della quotidianità.
Di seguito, uno stralcio della sua testimonianza, perché certe scelte si comprendono davvero solo ascoltando la voce di chi le vive:
Ricordo che un giorno, una suora mi ha detto: “Devi essere un’ape e mai una mosca”. All’inizio non avevo capito cosa volesse dirmi ma poi compresi che l’ape viene attratta dai profumi e dai colori dei fiori, non li sciupa, si nutre del loro polline che trasforma in miele. La mosca, invece, si poggia ovunque e viene attratta da cose sporche.
Mi sono laureata alla fine del 2020, quando eravamo ancora in pieno Covid. Ho iniziato subito a lavorare in un reparto di terapia intensiva, ho preso in affitto una casa, avevo una rete di amici e continuavo ad approfondire la mia relazione con Gesù. In questo periodo è nata in me una sana inquietudine interiore che mi ha portato a chiedere al mio parroco: “Don Manrico, sento nel cuore il desiderio di fare un discernimento serio, su ciò che il Signore vuole da me”. Ho così iniziato con lui un accompagnamento spirituale e con Suor Belen, religiosa del Verbum Dei, un accompagnamento umano, per imparare a conoscere meglio me stessa e la mia storia. Ho scoperto che il Signore l’ha amata prima di me. Sento di dirvi l’importanza: di non fare da soli, di fidarvi e affidarvi a persone sagge, che il Signore vi mette accanto: ci sono incontri che cambiano la vita.
Sono arrivata per la prima volta a Collevalenza con un pellegrinaggio della parrocchia di Santa Giulia, di Roma. Quel giorno una ragazza, guardandomi, mi ha detto: “Questi occhi li vuoi donare al Signore?”. C’è stata poi una seconda esperienza, un corso vocazionale chiamato “Jabbok”, in cui qualcun altro mi disse: “Scappa scappa, prima o poi il Signore ti acchiappa!”. In effetti aveva visto giusto. All’inizio scappavo dal Signore perché mi sentivo inadatta e dicevo: “Signore, fuori ci sono tante altre giovani migliori di me che ti possono aiutare”. Alla fine ho mollato la presa, felice di non scappare più. E ora sono qui a condividerlo con voi.
Oggi sono alla vigilia della Prima Professione e i due anni di noviziato trascorsi all’ombra del Santuario mi hanno portato ad innamorarmi ancora di più di questo carisma, di un Padre che perdona, dimentica e non tiene in conto e che non è felice senza di me, ma anche senza di te. Una mediazione speciale è stata la Beata Madre Speranza, di cui domani ricorre la festa liturgica. Mi sono sentita da subito “figlia”, tenuta per mano, condotta a scegliere di vendere tutto per acquistare la perla preziosa: “Gesù, mio tutto e ogni mio bene”, come lei diceva.
La cosa più bella e lo stupore più grande della mia vita è la gratuita chiamata del Signore a donare me stessa per i fratelli, dove Lui vorrà e come a Lui piacerà. Il Signore ancora oggi continua a chiamare. Il mio augurio? Che [voi, giovani,] abbiate il coraggio di rispondere!
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Domenica 1° febbraio, il Santuario della Madonna della Rosa è stato il cuore di un evento di profondo significato ecclesiale, confermando la costituzione ufficiale del primo nucleo dell’Associazione Laici Amore Misericordioso (LAM) nella Diocesi di Senigallia. Una giornata vissuta all’insegna della comunione, che ha visto numerosi fedeli abbracciare formalmente l’impegno di testimoniare il carisma della Beata Madre Speranza nel mondo.
L’evento è stato impreziosito dalla presenza e dall’accompagnamento pastorale dei Referenti Religiosi Nazionali, Padre Quinto Tomassi FAM e Suor Rifugio Lanese EAM, giunti a Ostra insieme al Coordinatore Nazionale, Avvocato Luca Antonietti e all’Economo Sebastiano Fiorito. Insieme hanno voluto testimoniare la vicinanza dell’intera Associazione a questa nuova formazione locale. La loro partecipazione congiunta ha reso tangibile lo spirito di famiglia carismatica, unendo la componente consacrata e quella laicale in un unico afflato missionario.
La nascita del gruppo di Ostra, coordinato da Luciana Fucili, rappresenta un tassello fondamentale per la presenza dell’Associazione nelle Marche. Questa nuova realtà si affianca, infatti, alle comunità già operose di Jesi e Fermo, inserendosi in un corpo vivo che conta oggi oltre trenta gruppi attivi in tutta Italia. Come sottolineato durante gli interventi, ogni nuova formazione non è un’isola ma un “ospedale da campo” chiamato a operare in sinergia con il clero diocesano, portando l’annuncio dell’Amore Misericordioso nelle pieghe della società civile.
Il momento culminante della giornata, preparato dalla profonda catechesi di Suor Rifugio Lanese e dalla Celebrazione Eucaristica presieduta da Padre Quinto Tomassi, è stato il rito delle adesioni. L’intervento dell’Avvocato Antonietti ha richiamato con forza la natura del servizio laicale intesa come missione quotidiana. I Laici Amore Misericordioso sono chiamati a essere “mani e cuore” nelle proprie famiglie e negli ambienti di lavoro, facendosi carico delle fragilità altrui con lo stesso stile materno e accogliente appreso dalla Beata Speranza di Gesù.
Questa giornata di grazia consegna alla Diocesi di Senigallia un gruppo motivato e pronto al servizio, radicato nella preghiera e aperto alle necessità del prossimo. L’affidamento finale alla Madonna della Rosa ha suggellato il desiderio di camminare insieme, nella certezza di vivere – come amava ripetere Madre Speranza – “Tutto per Amore”.
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Celebrata l’Ordinazione Diaconale di P. Alexandru Cristinel Chiricheș, FAM
Domenica 7 dicembre 2025, alle ore 17:30, il Santuario dell’Amore Misericordioso di Collevalenza è divenuto il luogo di una profonda esperienza di fede, di servizio e di grazia. In un clima di preghiera e di festa, Sua Ecc.za Mons. Domenico Cancian ha presieduto la Santa Messa di Ordinazione Diaconale di Fr. Alexandru Cristinel Chiricheș, membro della Congregazione dei Figli dell’Amore Misericordioso (FAM), imponendo le mani e pregando affinché il Signore lo renda “servo di tutti” nell’annuncio del Vangelo e nel ministero alla Chiesa.
La frase scelta come guida – «Seguimi» (Mt 9,9) – ha accompagnato tutta la celebrazione. Come Matteo, chiamato da Gesù a lasciare tutto per seguirLo, così anche P. Cristinel ha risposto a una chiamata personale, manifestata nel discernimento, nella preghiera e nella sequela quotidiana del Signore. In questa pagina di Vangelo risuona la dinamica essenziale della vocazione: non un progetto umano, ma un incontro trasformante con Cristo che chiama e coinvolge il cuore.
Il Ministero del diacono: segno di amore e di servizio
Durante la celebrazione, Mons. Cancian ha ricordato che il diaconato non è semplicemente un grado “intermedio” verso il sacerdozio, ma un ministero a pieno titolo: servizio della Parola, del culto e della carità. Il diacono, infatti, è chiamato non solo a proclamare il Vangelo e ad assistere all’altare, ma soprattutto a far risuonare nella vita della comunità la tenerezza di Cristo, che si china sui poveri, sugli ultimi e su chi soffre.
Il gesto dell’imposizione delle mani, accompagnato dalla preghiera consacratoria, ha segnato il momento culminante della celebrazione: un atto di trasmissione sacramentale, ma anche di consegna alla missione. In quell’istante, la comunità ha accompagnato con il canto e con la preghiera il nuovo diacono, offrendogli il sostegno spirituale per il cammino che lo attende.
La Messa è stata trasmessa anche online, permettendo a familiari, amici e fedeli lontani di unirsi in preghiera e in gioia per questo evento significativo. Il collegamento alla celebrazione, disponibile qui: https://www.youtube.com/watch?v=saUEtK_ZgGQ, ha favorito la partecipazione di chi non ha potuto essere presente fisicamente, rendendo condivisa questa tappa essenziale della vocazione di P. Cristinel.
La data scelta – la seconda domenica di Avvento, a ridosso dell’Immacolata – richiama il senso di attesa, di gioia e di preparazione alla venuta del Signore. Il diaconato di P. Cristinel diventa così un segno concreto di speranza: un giovane consacrato inviato ad annunciare Cristo nel mondo, con cuore libero, mani aperte e piedi pronti a camminare verso ogni frontiera di bisogno.
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Il libro Maria Pilar de Arratia e Madre Speranza di Gesù: insieme sulle orme dell’Amore Misericordioso offre uno sguardo nuovo e profondo sulla figura, spesso poco conosciuta, della Sig.na Pilar de Arratia, collaboratrice indispensabile di Madre Speranza di Gesù. Donna aristocratica e colta, Pilar scelse liberamente di rinunciare ai privilegi della propria condizione per seguire una chiamata interiore, mettendo la sua vita, le sue risorse e la sua intelligenza al servizio dell’Opera nascente. Il libro ripercorre la sua trasformazione spirituale e il suo ruolo decisivo nei momenti più difficili: dalla difesa instancabile della Madre contro accuse e incomprensioni, fino all’impegno quotidiano, umile e nascosto, che contribuì a dare radici solide alla nuova Congregazione.
L’opera mette in luce una relazione profonda, umana e spirituale, in cui due vocazioni diverse si completano a vicenda, diventando strumenti docili nelle mani di Dio. La storia di Madre Speranza e della Sig.na Pilar rivela così come la provvidenza divina operi attraverso legami, collaborazioni e fedeltà silenziose, trasformando esistenze semplici in testimonianze luminose di misericordia.
Non si tratta solo di una biografia, ma di un cammino spirituale che invita il lettore a lasciarsi toccare dal messaggio dell’Amore Misericordioso, attuale oggi più che mai: un amore che sostiene, guarisce e restituisce speranza. Il libro diventa così un invito a riconoscere l’opera di Dio nelle trame nascoste delle relazioni e nei “sì” generosi di chi, come Pilar, sceglie di servire senza apparire.
La pubblicazione è disponibile presso il Santuario dell’Amore Misericordioso.
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“Con lo sguardo verso l’alto” non è stata solo un’esperienza da vivere, ma un tempo da abitare.
Dal 21 al 23 novembre, a Collevalenza, alcuni giovani hanno condiviso giorni di ascolto, preghiera e fraternità, lasciandosi interrogare dalla Parola e dallo sguardo misericordioso di Dio. Tra queste voci, quella di Angela racconta con semplicità e profondità ciò che accade quando ci si lascia sorprendere.
Il Santuario dell’Amore Misericordioso per noi giovani non è un semplice santuario da visitare una volta, ma un luogo dove tornare per ritrovare quella serenità che personalmente poche volte ho provato altrove. Una volta arrivata a Collevalenza non avevo la minima idea di cosa sarebbe successo in quei giorni, così mi sono lasciata stupire: dalle attività, dalla preghiera, dai dialoghi con i catechisti e soprattutto quelli con i giovani incontrati al Santuario. Nei tre giorni al Santuario abbiamo affrontato la storia di Giuseppe, figlio d’Abramo: attraverso le catechesi e le condivisioni ho potuto approfondire il mio rapporto con Dio. Proprio come Giuseppe, ho capito quanto Dio mi ami e non mi lasci mai sola, rimanendo insieme a noi anche nei momenti peggiori ed è proprio lì che possiamo incontrarlo. Ringrazio moltissimo di aver potuto partecipare a quest’esperienza grazie alla quale mi sono messa alla prova ed ho avuto la possibilità di conoscere giovani provenienti da ogni parte d’Italia, che come me hanno il desiderio di fare un incontro vero, autentico.
La testimonianza di Angela apre alla certezza che si ritorna sempre a casa, da Collevalenza, con il cuore più leggero e lo sguardo più aperto, nella consapevolezza che Dio continua a camminare con ciascuno di noi anche quando non ce ne accorgiamo. Questa esperienza ha dato la possibilità ai giovani di fare esperienza di come, alzare lo sguardo, non significa fuggire dalla realtà, ma imparare a viverla sapendo di non essere soli. Sono tante le cose che ogni ragazzo si è riportato con se: i volti, le parole, i silenzi condivisi e la certezza che l’Amore Misericordioso di Dio continua a chiamare sempre, lì dove siamo.
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Il prestigioso riconoscimento “Voci di Speranza 2025” assegnato a Jesús Colina
A cura di Luca Antonietti, coordinatore nazionale dei Laici dell’Amore Misericordioso
Si è concluso presso il Santuario dell’Amore Misericordioso di Collevalenza l’atteso Convegno Nazionale dei Laici Amore Misericordioso – LAM, che ha visto riunite oltre 30 comunità laiche provenienti da tutta Italia. Dal 24 al 26 ottobre, il convegno ha offerto ai partecipanti tre giornate intense di preghiera, confronto e approfondimento sul tema “La Strategia della Pace: Disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo”.
Il suggestivo Santuario, eretto grazie al carisma della beata Madre Speranza di Gesù, ha fatto da sfondo a una manifestazione che ha unito momenti di fervore spirituale e celebrazioni solenni a riflessioni coraggiose e attuali sui temi della riconciliazione e del dialogo, oggi fondamentali per la Chiesa e per la società.
Tra i momenti più significativi di questa edizione spicca il Rito della Promessa, durante il quale oltre 30 nuovi membri hanno ufficialmente aderito all’associazione. Ogni promessa sancisce un gesto carico di significato e fiducia, a dimostrazione che il carisma dell’Amore Misericordioso continua a parlare al cuore di tante persone, mostrando come la fede possa tradursi in azione concreta e collettiva.
L’Associazione Laici Amore Misericordioso, che oggi conta più di 30 comunità attive su tutto il territorio italiano, si pone come un esempio vivente di ciò che i laici possono realizzare nella Chiesa contemporanea. Il riconoscimento di questo cammino condiviso, radicato nel messaggio evangelico e nello spirito di servizio, dimostra la rilevanza del loro impegno non solo a livello locale, ma anche globale.
L’azione dell’Equipe Nazionale, con il coordinamento dell’avv. Luca Antonietti, ha garantito momenti di profondo significato che hanno permesso ai partecipanti di vivere appieno il tema portante del convegno. L’Equipe, riferimento per le comunità della LAM in Italia, ha saputo tracciare una linea chiara di lavoro e di coinvolgimento che ha reso l’evento un’occasione di crescita autentica e partecipata.
L’evento si è concluso con la cerimonia di consegna del prestigioso riconoscimento “Voci di Speranza 2025”, assegnato al giornalista e saggista Jesús Colina per il suo libro “Papa Leone XIV: La sua vita, il suo pensiero, le grandi sfide della Chiesa” edito dalle Paoline. Durante questa celebrazione, tenutasi presso il gremito Auditorium San Giovanni Paolo II, il pubblico ha potuto riflettere su argomenti di grande attualità riguardanti il pontificato di Leone XIV e la visione di una Chiesa sempre più unita e aperta alle sfide del futuro.
L’intervento di Colina ha posto l’accento sull’importanza dei laici come protagonisti di un cambiamento ecclesiale e sociale. È stato un momento di grande ispirazione capace di catturare lo spirito del convegno e di indicare la direzione di marcia: coltivare nuovi ponti di solidarietà e perseguire quella strategia di pace che il mondo di oggi chiede a gran voce.
La manifestazione ha visto anche la partecipazione dell’avvocata cilena Andrea Idalsoaga Montoya, coordinatrice internazionale dell’associazione. La sua presenza ha valorizzato l’evento, sottolineando la dimensione globale del carisma dell’Amore Misericordioso, che supera i confini e collega comunità e individui in uno slancio di fraternità e servizio. L’impegno de Laici Amore Misericordioso trascende dai confini statuali portando un messaggio universale di pace e speranza.
I partecipanti sono tornati alle loro comunità con il cuore colmo di gratitudine e l’ispirazione necessaria a proseguire il cammino. L’operato dell’Equipe Nazionale ha contribuito a fare di questo convegno non solo una manifestazione di successo, ma anche un momento imprescindibile di riflessione per il futuro della Chiesa e dei laici. Con 30 comunità attive in tutta Italia, l’Associazione dei Laici Amore Misericordioso si conferma una realtà fondamentale della Chiesa contemporanea, capace di affrontare con spirito evangelico le sfide sociali e culturali di oggi.
Accogliendo fedeli e sostenitori, Collevalenza si è dimostrata ancora una volta il territorio privilegiato in cui radicare esperienze di fede autentica, reciproco arricchimento e speranza per il futuro. Il messaggio di questa edizione – la pace attraverso il dialogo – si è trasformato in un impegno concreto, pronto a proiettarsi ben oltre i tre giorni intensi di preghiera e confronto condivisi. Un seme piantato nelle profondità della fede, con radici salde e rami pronti a distendersi verso il futuro.
Nella memoria liturgica di Santa Teresa d’Avila, la Famiglia dell’Amore Misericordioso si è raccolta attorno all’altare della Cappella del Crocifisso, a Collevalenza, per pregare e accogliere la prima professione religiosa di Paolo Cedro, neo-professo di origine siciliana. Circondato da familiari, amici e numerosi laici e consacrati giunti da diversi luoghi d’Italia, fr. Paolo ha emesso i suoi voti di povertà, castità ed obbedienza secondo le Costituzioni dei Figli dell’Amore Misericordioso.
La celebrazione eucaristica, presieduta dal Padre Generale dei Figli dell’Amore Misericordioso Ireneo Martìn, ha avuto come centro le luminose figure di Santa Teresa, di Madre Speranza e del “giovane ricco” (Mc 10,17-31), figure dalle quali p. Ireneo ha voluto trarre spunto per rivolgere a Paolo le seguenti parole nell’omelia:
Oggi, festa di Santa Teresa d’Avila, è il giorno in cui Madre Speranza partì dalla casa paterna per farsi santa, come lei. È un giorno grande per te, Paolo, e per tutti noi. La tua consacrazione religiosa al Signore come Figlio dell’Amore Misericordioso: che immenso dono che ricevi dal Signore. Nel vangelo, Marco, parla di un uomo, un tale (Mc 10,17-22) nel quale ci identifichiamo tutti noi, che corre ed ha fretta di incontrare Gesù. E gli pone una domanda centrale per la sua vita: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?” (Mc 10,17). Cerca con un’urgenza una risposta per se stesso. Dove vuole rivolgere questo personaggio il suo sguardo? E da chi viene attratto?
Il mondo gli propone la felicità dell’avere, gli indica come valore dei valori il denaro. La società – come sapete – adora l’avere, il possedere, e lui ormai è solo ciò che ha. La società è un mostro che ha bisogno di distruggere ciò che produce, per produrre sempre di più. Invece il Signore, nel vangelo, ci propone la felicità dell’essere; e per essere felice, offre a questo tale un primo passo: osservare i comandamenti, per essere degno di ricevere la vita eterna. È questa una proposta per tutti noi. In questa stessa linea si esprimeva Madre Speranza: “Figli miei, siate sempre fedeli e fate in modo di essere come il Signore vi ha voluti, anche se ve l’ha fatto conoscere questa povera creature, che è vostra Madre. Non vergognatevi mai di essere fedeli, e di essere uniti alle regole, norme e consigli che devono orientare la vostra vita. Non consideratele come antiquate o passate di modo, perchè il Signore ve la fatte conoscere e così le ha volute per voi” (Circolare, 1968).
Ma nella nostra vita, cari fratelli e sorelle, c’è un di più che l’uomo sempre chiede, un desiderio di felicità mai raggiunto, che abita nel nostro cuore. Questa felicità è raggiunta solo dallo sguardo di un Dio che guardandolo, lo amò, dice il Vangelo (cfr. Mc 10,21). La chiamata a seguire Cristo sulla via dei consigli evangelici, caro Paolo, nasce dall’incontro interiore con l’amore di Cristo, che è amore misericordioso. Cristo ti chiama mediante questo suo amore: questo amore di predilezione abbraccia la persona intera, corpo ed anima. Noi non apparteniamo più a noi stessi, ma a lui. E questa nuova consapevolezza è stata il frutto dello sguardo amorevole e misericordioso di Cristo nel segreto del tuo cuore, Paolo. Questo amore è la radice della tua felicità. Lo sguardo di Dio invade tutta la persona: a Madre Speranza è bastato questo sguardo per seguire, senza indugiare, il buon Gesù. È solo a seguito di questo sguardo, che segue la parola nel Vangelo: “va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!” (Mc 10,21). Liberarsi: liberare il proprio essere da tutte le corazze, da tutti gli scudi, da tutte le difese che ci impediscono di percorrere la strada della felicità. Liberati, Paolo, da tutto ciò che il dio del mondo ti ha obbligato a portare, a tenere. Non è tuo, è dei poveri: sono parole che ci introducono nell’ambito del consiglio evangelico della povertà che, insieme ai all’obbedienza e alla castità, appartiene all’essenza stessa della tua vocazione e della professione religiosa. Anche oggi, Gesù si rivolge a noi, a te Paolo, e con lo stesso amore ci dice: “va’, vendi quello che hai, dallo ai poveri, e avrai un tesoro nel cielo”.
Il vangelo chiede sempre e a tutti un impegno, una decisione, una risposta. O la si respinge e si resta come si è, oppure la si accoglie e si cambia vita. Veramente questo brano evangelico ha cambiato la vita dei santi: S. Antonio abate, S. Francesco d’Assisi a queste parole lasciarono tutto e seguirono Gesù. L’uomo ricco, al contrario, quando udì queste parole, abbassò il il capo, divenne cupo e si allontanò con la tristezza nel cuore. L’evangelista chiude amaramente dando la ragione: “possedeva infatti molti beni” (Mc 10,22), molte sicurezze sbagliate.
Cari amici, la povertà evangelica ci mette in rapporto d’amore con l’altro, con Dio e coi fratelli. Ceduto ciò che si ha ci si mette in rapporto con ciò che si è. La logica di Dio, carissimi amici, non è il possesso, non è l’attaccamento, ma è il dono; non è l’avere, ma il dare per essere come Gesù. Perchè uno non è ciò che ha, ma ciò che da’, ciò che dona. “Niente ti turbi, niente ti spaventi. Solo Dio basta” (S. Teresa d’Avila). Il vero ricco è colui che da’, non colui che trattiene le cose. Uno che da’ se stesso, d’ tutto, per ritrovarsi ricco di tutto e ricevere il cento per uno nella vita eterna. Questa è la benedizione che oggi Gesù ha portato a te, caro Paolo; è solo donandoti che troverai la felicità.
Allora potremmo chiederci: l’invito di Gesù non è troppo esigente? Le parole che Gesù aggiunge subito dopo quelle del ricco non ammettono replica: “Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio![…] È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio” (Mc 10,23b.25). Quello che questa pagina del vangelo vuole provocare in noi è che Dio è al di sopra di ogni cosa. Gesù non condanna la ricchezza né esalta la povertà, ma ci chiede di porre Dio al primo posto, anche dei beni che abbiamo, anche dei beni più cari, e di considerare i poveri come nostri fratelli, gli interessi più cari che diventano i nostri maestri – diceva Madre Speranza – verso i quali siamo debitori di amore e di aiuto. Essi hanno diritto al nostro amore e al nostro sostegno: siamo stati creati per condividere. Qui sta il segreto, caro Paolo, della felicità. Così lo capì Madre Speranza quando, in quel lontano 15 ottobre 1914, lasciò la casa paterna per farsi santa, come S. Teresa d’Avila. Così l’ha capito papa Francesco nell’enciclica Dilexit nos in cui ci ricordava che Gesù si identifica con i più piccoli della società, e così l’ha capito papa Leone nella recente esortazione Dilexit te sulla cura della Chiesa, per i poveri e con i poveri.
Caro Paolo, a nome di tutta la nostra Famiglia che ti ha accolto con tanto amore, a nome della tua cara mamma Pina e a nome di tutti i presenti ti affido all’Amore Misericordioso. Guarda Madre Speranza: come lei, tu possa essere apostolo e testimone credibile dell’Amore Misericordioso. Infine, ti affidiamo alla Vergine Madre, a Maria Mediatrice: ti sostenga nelle difficoltà, ti prenda in braccio e ti faccia sentire sempre più come suo vero figlio.
A fr. Paolo, dunque, l’augurio di un cammino santo, alla sequela di Cristo Amore Misericordioso. Figli, Ancelle e Laici dell’Amore Misericordioso continuano a sostenerlo nella preghiera perché possa custodire sempre, come Madre Speranza, il desiderio di santificazione.
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