Ci sono esperienze che non fanno rumore. Non cercano effetti speciali e non hanno bisogno di slogan. Accadono lentamente, quasi in silenzio, come la pioggia che bagna la terra durante la notte. E soltanto dopo ti accorgi che qualcosa, dentro, è cambiato. Così sono stati i giorni vissuti a Collevalenza da 44 giovani, assieme ai loro animatori, provenienti da diverse parti d’Italia, ritrovatisi al Santuario dell’Amore Misericordioso per il corso giovani dal titolo “Amati per amare”. Tre giorni semplici, intensi, profondamente veri. Tre giorni vissuti sotto lo sguardo di Maria, celebrata proprio l’8 maggio come Mediatrice. Forse è significativo che tutto sia iniziato proprio lì: da una donna che non trattiene nulla per sé, ma accompagna ogni cosa verso Dio.
Viviamo tempi in cui si parla molto, continuamente, ma si ascolta poco. Anche il cuore, spesso, rimane in superficie: agitato, stanco, disperso. Eppure questi giorni hanno avuto il sapore opposto. Non quello della fuga dalla realtà, ma quello del ritorno a sé stessi. A ciò che siamo davvero. A ciò che custodiamo dietro le maschere, dietro le frasi automatiche, dietro le sicurezze costruite per non sentirci fragili.
Il cuore dell’esperienza è stata una proposta tanto antica quanto sorprendentemente nuova: il rosario. Una preghiera che molti conoscono, pochi comprendono davvero. Talvolta liquidata come ripetitiva, distante, “da altri tempi”. E invece proprio lì si è aperto uno spazio inatteso. Durante la giornata di sabato 9 maggio, i giovani hanno attraversato l’intera giornata pregando il rosario, decina dopo decina. Ogni mistero veniva annunciato dalla Parola e introdotto da una breve catechesi, concreta, capace di toccare la vita vera: le relazioni ferite, le paure sul futuro, il bisogno di sentirsi accolti, il desiderio di essere amati senza dover dimostrare continuamente qualcosa. E lentamente quella preghiera ha smesso di essere una formula ed è diventata respiro. Perché il rosario, forse, non serve anzitutto a “dire” qualcosa a Dio. Serve a lasciare che Dio entri nei nostri pensieri dispersi, nelle nostre inquietudini, nelle nostre domande mai espresse. Ogni Ave Maria sembrava quasi scavare, con dolcezza, dentro le difese del cuore.
E allora sono accadute cose semplici e immense.
Molti giovani hanno scelto di fermarsi in chiesa, sostando davanti al Crocifisso dell’Amore Misericordioso o all’immagine di Maria Mediatrice. Non per dovere. Non perché “previsto dal programma”. Ma perché sentivano il bisogno di restare, di ascoltare e di ascoltarsi. Altri hanno cercato un confronto personale con gli animatori, con i sacerdoti, con i membri dell’équipe di Pastorale giovanile-vocazionale dell’Amore Misericordioso. Non conversazioni superficiali, ma dialoghi veri. A volte faticosi. A volte attraversati dalle lacrime. Dialoghi abitati da domande grandi: Che ne sarà della mia vita? Cosa desidero davvero? Sto scegliendo per paura o per amore? Dio cosa sogna per me?
Ed è stato forse questo il miracolo più bello: vedere dei giovani prendere sul serio la propria vita. In un mondo che spesso li vuole distratti, veloci, anestetizzati, questi ragazzi hanno avuto il coraggio di fermarsi davanti a Dio con la verità del proprio cuore. Senza filtri. Senza recite spirituali. Per alcuni è stato anche il momento di sperimentare concretamente la misericordia di Dio nel sacramento della riconciliazione, non come gesto abitudinario, ma come esperienza di rinascita, come il sollievo di chi, finalmente, smette di nascondersi.
La domenica conclusiva è stata forse il sigillo più bello dell’intera esperienza. Non c’erano più soltanto catechesi da ascoltare. C’erano vite che prendevano parola. Prima nei piccoli gruppi, poi tutti insieme, i giovani hanno condiviso ciò che quei giorni avevano smosso dentro di loro. E in quel momento molte parole ascoltate il giorno precedente — parole a volte pungenti, provocatorie, persino scomode — hanno trovato carne nella concretezza delle loro storie.
Qualcuno ha raccontato di aver riconosciuto ferite mai affrontate. Qualcun altro ha scoperto emozioni rimaste per troppo tempo ignorate. Altri ancora hanno espresso il desiderio nuovo di affidare a Dio il proprio futuro, senza pretendere di controllare tutto.
È stato come vedere la luce entrare lentamente in stanze interiori rimaste chiuse per anni. E forse proprio questo ha fatto Maria durante questi giorni. Non ha occupato il centro. Non lo fa mai. Ha insegnato, piuttosto, uno stile: quello dell’ascolto, della custodia, del discernimento.
Maria Mediatrice è colei che sa stare davanti al mistero senza possederlo. Accoglie, accompagna, indica. È l’umile ancella che ha scelto di fidarsi anche quando non comprendeva tutto. Ed è forse da qui che nasce ogni vera vocazione: dalla disponibilità a lasciare che Dio entri nella propria vita non come ospite occasionale, ma come presenza capace di orientare le scelte, i desideri, i sogni.
“Amati per amare” non è stato soltanto il titolo del corso. È diventato un cammino interiore. Perché soltanto chi si scopre davvero amato può imparare ad amare senza paura. E forse questi giorni hanno lasciato proprio questo nel cuore di molti giovani: la certezza, fragile ma luminosa, che Dio continua ancora oggi a chiamare ciascuno per nome. Non nonostante la propria fragilità, ma proprio attraverso di essa.
https://www.amormisericordioso.org/ita/wp-content/uploads/2026/05/Immagini-in-Evidenza-SITO-AM-2026-05-20T161751.295.png10801080Famiglia dell'Amore Misericordiosohttp://www.amormisericordioso.org/ita/wp-content/uploads/2018/02/logo-fam-italiano.pngFamiglia dell'Amore Misericordioso2026-05-20 16:19:292026-05-20 16:19:41Sotto lo sguardo di MARIA MEDIATRICE
https://www.amormisericordioso.org/ita/wp-content/uploads/2026/05/Immagini-in-Evidenza-SITO-AM-2026-05-19T191848.208.png10801080Famiglia dell'Amore Misericordiosohttp://www.amormisericordioso.org/ita/wp-content/uploads/2018/02/logo-fam-italiano.pngFamiglia dell'Amore Misericordioso2026-05-19 19:20:022026-05-19 19:20:13XII anniversario della BEATIFICAZIONE di Madre Speranza di Gesù (30/05 – 01/06)
Dal 28 al 31 maggio 2026 il Santuario dell’Amore Misericordioso di Collevalenza accoglierà il II Incontro Internazionale dei Laici dell’Amore Misericordioso, un appuntamento atteso e desiderato che riunirà delegazioni provenienti da diverse parti del mondo per vivere insieme giorni di comunione, ascolto, preghiera e fraternità.
Il tema scelto per questa edizione — “Affinché siano tutti uno e il mondo creda” (Gv 17,21) — richiama con forza il desiderio di unità espresso da Gesù nell’ultima Cena e si presenta come un invito concreto a riscoprire la vocazione dei Laici dell’Amore Misericordioso come presenza viva del Vangelo dentro la storia, nelle famiglie, nei luoghi di lavoro, nelle comunità e nelle periferie dell’esistenza.
L’incontro internazionale sarà anzitutto un’esperienza di famiglia. Attorno al carisma donato da Madre Speranza, i Laici dell’Amore Misericordioso, insieme ai Figli e alle Ancelle dell’Amore Misericordioso, si ritroveranno per condividere il cammino compiuto in questi anni, riconoscere i segni della presenza di Dio nelle diverse realtà del mondo e rinnovare con entusiasmo la chiamata a essere testimoni dell’Amore Misericordioso.
Saranno giorni intensi, scanditi dalla preghiera comunitaria, dalle celebrazioni liturgiche, dai momenti di ascolto e approfondimento, dalla condivisione fraterna e dal confronto tra culture, lingue ed esperienze differenti. Pellegrinaggi, catechesi, testimonianze, adorazione eucaristica e spazi dedicati ai giovani aiuteranno ogni partecipante a lasciarsi nuovamente raggiungere dall’amore di Dio per diventare segno di unità e speranza nel mondo di oggi.
Particolarmente significativo sarà il clima di comunione internazionale che caratterizzerà l’evento: popoli diversi, uniti dallo stesso carisma, si incontreranno nella consapevolezza che l’Amore Misericordioso continua ancora oggi a generare fraternità, riconciliazione e desiderio di santità nella vita quotidiana.
L’incontro si inserisce inoltre in un tempo speciale di gratitudine e memoria per tutta la Famiglia dell’Amore Misericordioso, che guarda con riconoscenza alla storia seminata da Madre Speranza e rinnova il proprio impegno missionario nella Chiesa. In questo spirito, il convegno non sarà soltanto un’occasione organizzativa o formativa, ma soprattutto un’esperienza spirituale profonda, capace di ravvivare il cuore e ridare slancio alla missione dei laici nel mondo contemporaneo.
Collevalenza diventerà così, ancora una volta, luogo di incontro, di grazia e di comunione, dove ciascuno potrà sentirsi accolto, ascoltato e inviato. Perché il carisma dell’Amore Misericordioso continui a parlare al cuore dell’uomo di oggi attraverso la vita semplice e concreta di tanti laici chiamati a essere, nel mondo, riflesso della tenerezza di Dio.
https://www.amormisericordioso.org/ita/wp-content/uploads/2026/05/Immagini-in-Evidenza-SITO-AM-2026-05-14T085747.108.png10801080Famiglia dell'Amore Misericordiosohttp://www.amormisericordioso.org/ita/wp-content/uploads/2018/02/logo-fam-italiano.pngFamiglia dell'Amore Misericordioso2026-05-14 09:04:292026-05-14 09:04:33“Affinché siano tutti uno e il mondo creda” Gv 17,21
Domenica 3 maggio 2026, nella gioia semplice e profonda del rendimento di grazie, la comunità parrocchiale di Parrocchia di San Giovanni Evangelista ha celebrato i 75 anni di vita religiosa di sr. Lucia Raffaelli, Ancella dell’Amore Misericordioso.
Attorno a lei si sono stretti i Figli e le Ancelle dell’Amore Misericordioso, l’Associazione dei Laici, i nipoti, gli amici e i tanti parrocchiani che condividono quotidianamente il cammino della comunità religiosa presente a Spinaceto. È stata una festa dal volto familiare, fatta di volti, preghiera, memoria e gratitudine.
Nel cuore della celebrazione eucaristica, particolarmente intenso è stato il momento del rinnovo della professione religiosa. Al termine dell’omelia, sr. Lucia ha nuovamente consegnato la sua vita al Signore, rendendo grazie a Dio per il dono della fedeltà e della perseveranza. Con commozione ha riconosciuto di aver potuto contemplare, lungo gli anni della sua consacrazione, “le meraviglie di un Dio provvidente e Amore Misericordioso”.
Le sue parole hanno lasciato trasparire la bellezza di una vocazione custodita nel tempo, attraversata certamente da fatiche e prove, ma sostenuta dalla presenza fedele del Signore. Una testimonianza silenziosa e luminosa che continua ancora oggi a parlare alla Chiesa e alle nuove generazioni.
Al termine della celebrazione, i festeggiamenti sono proseguiti in un clima semplice, pacato e fraterno. Nessuna ricerca di solennità esteriore, ma il desiderio condiviso di rendere grazie a Dio per il dono di una vita interamente offerta al servizio dell’Amore Misericordioso.
In un tempo spesso segnato dalla precarietà e dalla fatica del “per sempre”, il giubileo di sr. Lucia diventa per tutti un segno concreto della fedeltà di Dio, che continua a operare meraviglie nella vita di chi si affida a Lui con cuore umile e perseverante.
Tantissimi auguri sr. Lucia!
https://www.amormisericordioso.org/ita/wp-content/uploads/2026/05/Immagini-in-Evidenza-SITO-AM-2026-05-13T112230.049.png10801080Famiglia dell'Amore Misericordiosohttp://www.amormisericordioso.org/ita/wp-content/uploads/2018/02/logo-fam-italiano.pngFamiglia dell'Amore Misericordioso2026-05-04 11:24:162026-05-13 11:25:1875 anni di fedeltà all’Amore Misericordioso
C’è un tempo che scorre e un tempo che rimane. E quando un’opera nasce dal cuore di Dio, il tempo non la consuma: la rivela.
Oggi l’Associazione dei Laici dell’Amore Misericordioso celebra il trentesimo anniversario della sua fondazione: trent’anni di vita, di volti, di storie intrecciate alla luce di un carisma che continua a generare speranza nella Chiesa e nel mondo.
Trent’anni non sono soltanto una ricorrenza cronologica. Sono memoria viva. Sono il racconto di uomini e donne che, incontrando l’Amore Misericordioso, hanno scelto di lasciarsi trasformare e di diventare, a loro volta, segno concreto della tenerezza di Dio nella quotidianità.
Fin dall’inizio, l’Associazione ha custodito una vocazione semplice e radicale: vivere il Vangelo nelle pieghe ordinarie della vita, portando ovunque – nelle famiglie, nel lavoro, nelle relazioni – la forza disarmante della misericordia. Non come un’idea, ma come esperienza.
In questi trent’anni, il cammino si è fatto strada tra sfide e doni, attraversando stagioni diverse della storia ecclesiale e sociale. Eppure, ciò che resta immutato è il cuore: la certezza che Dio continua a farsi vicino, a cercare l’uomo, a rialzarlo con amore instancabile. Questo anniversario diventa allora un’occasione preziosa per rileggere la propria storia con gratitudine, riconoscendo i segni della fedeltà di Dio. Ma è anche un invito a rinnovare il proprio “sì”, con lo sguardo aperto al futuro.
Perché il carisma non appartiene al passato: è seme. E ogni seme autentico porta in sé una promessa. Oggi, più che mai, il mondo ha bisogno di testimoni credibili della misericordia. Non di parole forti, ma di vite trasfigurate. Non di strategie, ma di cuori abitati. L’Associazione dei Laici dell’Amore Misericordioso è chiamata, ancora una volta, a questo: essere spazio in cui Dio può continuare a raccontare la sua compassione per ogni uomo.
Uno sguardo al presente e al futuro
Nel celebrare questo traguardo, tutta l’Associazione si raccoglie in comunione, grata per il cammino compiuto e consapevole della responsabilità affidata. Il coordinatore nazionale per l’Italia, Luca Antonietti, ha condiviso un messaggio in questo giorno significativo, desiderando rivolgersi a tutti i membri e amici dell’Associazione:
Celebrare l’anniversario dei 30 anni di presenza e di servizio dei Laici dell’Amore Misericordioso significa immergersi alle radici stesse della propria vocazione, riscoprendo la bellezza intatta del carisma originale. Questo traguardo rappresenta l’età della piena maturità spirituale, il momento in cui l’esperienza accumulata si trasforma in un dono ancora più grande per il mondo. Così come Gesù, compiuti i 30 anni, decise di varcare le soglie di Nazareth per inondare le strade della Galilea con la luce dell’Amore Misericordioso, oggi siamo chiamati a compiere il medesimo passo. Dunque, è il tempo di uscire con rinnovato ardore, portando la certezza di un Dio che ama perdutamente le sue creature fin dentro le pieghe più ordinarie e complesse della vita quotidiana. La potente intercessione della beata Madre Speranza di Gesù ci sostenga nel vivere la consolazione più profonda: avvertire in ogni momento la consapevolezza di essere amati da un Dio che non sa, e non vuole, essere felice senza ciascuno di noi.
https://www.amormisericordioso.org/ita/wp-content/uploads/2026/04/Immagini-in-Evidenza-SITO-AM-2026-04-14T102707.974.png10801080Famiglia dell'Amore Misericordiosohttp://www.amormisericordioso.org/ita/wp-content/uploads/2018/02/logo-fam-italiano.pngFamiglia dell'Amore Misericordioso2026-04-14 10:28:542026-04-14 10:28:56L’Associazione LAM celebra i suoi 30 ANNI DI CAMMINO
Nel cuore dell’esperienza ecclesiale, il sacramento della Riconciliazione continua a rappresentare uno dei luoghi più profondi e trasformanti dell’incontro tra Dio e l’uomo. In un tempo segnato da smarrimento e ricerca di senso, riscoprire la confessione come autentica esperienza di misericordia si rivela quanto mai urgente, sia per i fedeli sia per i ministri chiamati ad accompagnarli.
È in questo orizzonte che nasce il Convegno Nazionale per Confessori dal titolo “Il sacramento della riconciliazione – esperienza di misericordia”, promosso dalla Congregazione dei Figli dell’Amore Misericordioso – in occasione dell’anno commemorativo del 75° di fondazione – in collaborazione con la Penitenzieria Apostolica. L’incontro si svolgerà presso il Santuario dell’Amore Misericordioso, luogo particolarmente significativo per la spiritualità della misericordia, dal 20 al 22 aprile 2026.
Il convegno si propone come un’occasione di formazione, riflessione e confronto per sacerdoti e confessori, chiamati a rinnovare il proprio ministero alla luce della tenerezza di Dio. Attraverso relazioni, momenti di dialogo e celebrazioni, i partecipanti saranno accompagnati ad approfondire il valore teologico, pastorale e spirituale del sacramento, per viverlo e trasmetterlo sempre più come incontro vivo con l’amore misericordioso del Padre.
Di seguito il programma dettagliato delle giornate.
Per info e prenotazioni: 075.89581 informazioni@collevalenza.itrettore.santuario@collevalenza.it casadelpellegrino@collevalenza.it
https://www.amormisericordioso.org/ita/wp-content/uploads/2026/04/san_giuseppe-43-1-scaled.png25602560Famiglia dell'Amore Misericordiosohttp://www.amormisericordioso.org/ita/wp-content/uploads/2018/02/logo-fam-italiano.pngFamiglia dell'Amore Misericordioso2026-04-13 10:27:042026-04-13 10:30:39Convegno nazionale per confessori
Ci sono luoghi che non si visitano soltanto: si attraversano lasciandosi attraversare. Collevalenza è uno di questi. Non è solo un Santuario immerso nella quiete umbra, ma uno spazio dell’anima in cui il rumore si abbassa e il cuore, lentamente, ricomincia a parlare.
Dal 6 all’8 febbraio, nei giorni che hanno condotto alla festa della beata Madre Speranza, un gruppo di giovani provenienti da realtà diverse – Santeramo in Colle, Francenigo, Mantova, Spinaceto, Collevalenza e dintorni – ha vissuto l’esperienza proposta dalla Pastorale giovanile-vocazionale della Famiglia dell’Amore Misericordioso:“Sui passi di Madre Speranza”. Passi concreti, fatti di incontri, silenzi, preghiera, fraternità. Passi interiori, fatti di domande, scoperte, piccole luci.
Il filo conduttore del percorso è stato suggestivo e profondamente evangelico: le mani di Madre Speranza. Mani che accolgono, mani che pregano, mani che servono. Mani che non trattengono per sé, ma donano.
Mani che accolgono
Appena arrivati, molti ragazzi hanno sperimentato una sensazione semplice ma rara: sentirsi attesi. Il Roccolo, la Casa del Pellegrino, gli spazi del Santuario… tutto parla di un’accoglienza discreta, mai invadente. Come se quel luogo dicesse: “Puoi essere te stesso, qui”. Tra i partecipanti c’era anche Samanta, 15 anni, arrivata da Spinaceto alla sua prima esperienza a Collevalenza. I suoi occhi curiosi raccontavano già molto prima delle parole. All’inizio – come capita a tanti – c’era forse un po’ di timidezza, il non sapere bene cosa aspettarsi. Ma Collevalenza ha questo dono: scioglie le difese senza forzarle.
«Quando siamo arrivati – racconta Samanta – ho notato subito il posto: il Roccolo, la Casa del Pellegrino … era tutto molto tranquillo. Mi sembrava un luogo diverso da quelli che frequento di solito, come se lì il tempo andasse più piano».
E forse è proprio questo il primo miracolo: rallentare abbastanza da accorgersi di ciò che conta.
Mani che pregano
Le giornate sono state scandite dalla preghiera comune, dalle Lodi mattutine nella cappella, dalle catechesi e dai lavori in piccoli gruppi. Momenti semplici, ma capaci di far emergere domande vere. Pregare insieme, soprattutto da giovani, non è mai scontato. Richiede un piccolo passo di fiducia. Eppure, quando accade, crea legami profondi. Particolarmente intensa è stata la veglia di preghiera e canti per Caterina, una ragazza che il giorno seguente avrebbe iniziato la sua vita religiosa. Vedere una ragazza, poco più grande e ad alcuni coetanea, dire un “sì” così grande a Dio non lascia indifferenti: interroga, smuove, ispira. Samanta lo ha percepito con la freschezza dei suoi 15 anni:
«Mi ha colpito vedere persone giovani scegliere Dio così seriamente. Ti fa pensare che forse la fede non è solo una cosa da dire, ma da vivere davvero».
Mani che servono (e si lasciano toccare)
Tra i momenti più significativi c’è stata l’immersione nelle vasche del Santuario. Non un gesto “magico”, ma un segno. Un affidare a Dio le proprie fatiche, le ferite nascoste, le speranze non dette. Entrare in quell’acqua, per molti, è stato come dire: “Signore, eccomi così come sono”. La fede, spesso, passa proprio da qui: da esperienze che il cuore capisce prima della testa. Samanta lo racconta con semplicità disarmante:
«L’immersione nelle piscine è stata un’esperienza forte. Non saprei spiegare tutto a parole, ma mi sono sentita bene, come più leggera».
La gioia come segno
La domenica, la celebrazione eucaristica nella ricorrenza della nascita al cielo di Madre Speranza ha raccolto tutto il cammino vissuto. Non come conclusione, ma come ripartenza. Se si dovesse riassumere l’esperienza con una parola, forse sarebbe proprio quella che Samanta ha scelto spontaneamente:
«Mi ha colpito la gioia del posto, la tranquillità, le persone senza cattiveria ma piene di bontà e felicità».
In un mondo dove spesso i giovani respirano tensione, giudizio, competizione, incontrare adulti e coetanei capaci di bontà semplice è una testimonianza potente. Forse è questa l’eredità più vera di Madre Speranza: ricordarci che il Vangelo rende il cuore più umano, non meno.
“Sui passi di Madre Speranza” non è stato solo un evento, ma un invito: riscoprire le proprie mani: mani che accolgono l’altro così com’è; mani che si uniscono nella preghiera; mani che scelgono di servire invece di chiudersi. I giovani tornano alle loro città con meno risposte preconfezionate e qualche domanda in più. Ma anche con una certezza silenziosa: Dio non è lontano, e la misericordia non è un’idea, è un’esperienza.
E forse il miracolo più grande è proprio questo: scoprire che, mentre camminiamo sui passi dei santi, Dio continua a camminare sui nostri.
https://www.amormisericordioso.org/ita/wp-content/uploads/2026/02/Immagini-in-Evidenza-SITO-AM-2026-02-11T112702.172.png10801080Famiglia dell'Amore Misericordiosohttp://www.amormisericordioso.org/ita/wp-content/uploads/2018/02/logo-fam-italiano.pngFamiglia dell'Amore Misericordioso2026-02-11 11:41:432026-02-11 11:41:46Sui passi di Madre Speranza – 2026 edition
Ci sono giorni in cui il Vangelo sembra uscire dalle pagine e prendere carne davanti ai nostri occhi. Giorni in cui parole come fiducia, consegna, amore smettono di essere concetti spirituali e diventano scelte, passi, lacrime trattenute e sorrisi pieni. L’8 febbraio, in occasione della festa liturgica della Beata Madre Speranza, uno di questi giorni ha preso forma nella vita di Sr. Caterina La Spisa EAM.
Chi era presente ha percepito che non si trattava semplicemente di un rito, ma di una storia d’amore che arrivava a dire il suo “sì” ad alta voce. I voti di obbedienza, castità e povertà non sono risuonati come rinunce, ma come il modo concreto con cui una vita sceglie di fidarsi dell’Amore Misericordioso e di lasciarsi plasmare da Lui. In un tempo in cui trattenere sembra più sicuro che donarsi, vedere qualcuno consegnare la propria vita è una provocazione dolce e potente.
E forse il segreto di quel “sì” stava già nelle parole condivise la sera precedente, durante la veglia di preghiera vocazionale, quando Sr. Caterina ha aperto il cuore raccontando il suo cammino, le sue domande, le sue scoperte. Non una storia perfetta, ma una storia vera, dove Dio ha pazientemente tessuto luce dentro le pieghe della quotidianità.
Di seguito, uno stralcio della sua testimonianza, perché certe scelte si comprendono davvero solo ascoltando la voce di chi le vive:
Ricordo che un giorno, una suora mi ha detto: “Devi essere un’ape e mai una mosca”. All’inizio non avevo capito cosa volesse dirmi ma poi compresi che l’ape viene attratta dai profumi e dai colori dei fiori, non li sciupa, si nutre del loro polline che trasforma in miele. La mosca, invece, si poggia ovunque e viene attratta da cose sporche.
Mi sono laureata alla fine del 2020, quando eravamo ancora in pieno Covid. Ho iniziato subito a lavorare in un reparto di terapia intensiva, ho preso in affitto una casa, avevo una rete di amici e continuavo ad approfondire la mia relazione con Gesù. In questo periodo è nata in me una sana inquietudine interiore che mi ha portato a chiedere al mio parroco: “Don Manrico, sento nel cuore il desiderio di fare un discernimento serio, su ciò che il Signore vuole da me”. Ho così iniziato con lui un accompagnamento spirituale e con Suor Belen, religiosa del Verbum Dei, un accompagnamento umano, per imparare a conoscere meglio me stessa e la mia storia. Ho scoperto che il Signore l’ha amata prima di me. Sento di dirvi l’importanza: di non fare da soli, di fidarvi e affidarvi a persone sagge, che il Signore vi mette accanto: ci sono incontri che cambiano la vita.
Sono arrivata per la prima volta a Collevalenza con un pellegrinaggio della parrocchia di Santa Giulia, di Roma. Quel giorno una ragazza, guardandomi, mi ha detto: “Questi occhi li vuoi donare al Signore?”. C’è stata poi una seconda esperienza, un corso vocazionale chiamato “Jabbok”, in cui qualcun altro mi disse: “Scappa scappa, prima o poi il Signore ti acchiappa!”. In effetti aveva visto giusto. All’inizio scappavo dal Signore perché mi sentivo inadatta e dicevo: “Signore, fuori ci sono tante altre giovani migliori di me che ti possono aiutare”. Alla fine ho mollato la presa, felice di non scappare più. E ora sono qui a condividerlo con voi.
Oggi sono alla vigilia della Prima Professione e i due anni di noviziato trascorsi all’ombra del Santuario mi hanno portato ad innamorarmi ancora di più di questo carisma, di un Padre che perdona, dimentica e non tiene in conto e che non è felice senza di me, ma anche senza di te. Una mediazione speciale è stata la Beata Madre Speranza, di cui domani ricorre la festa liturgica. Mi sono sentita da subito “figlia”, tenuta per mano, condotta a scegliere di vendere tutto per acquistare la perla preziosa: “Gesù, mio tutto e ogni mio bene”, come lei diceva.
La cosa più bella e lo stupore più grande della mia vita è la gratuita chiamata del Signore a donare me stessa per i fratelli, dove Lui vorrà e come a Lui piacerà. Il Signore ancora oggi continua a chiamare. Il mio augurio? Che [voi, giovani,] abbiate il coraggio di rispondere!
https://www.amormisericordioso.org/ita/wp-content/uploads/2026/02/Immagini-in-Evidenza-SITO-AM-2026-02-09T111304.009.png10801080Famiglia dell'Amore Misericordiosohttp://www.amormisericordioso.org/ita/wp-content/uploads/2018/02/logo-fam-italiano.pngFamiglia dell'Amore Misericordioso2026-02-09 19:26:392026-02-09 19:26:41Prima professione religiosa di SR. CATERINA La Spisa
Sotto lo sguardo di MARIA MEDIATRICE
/in Notizie /da Famiglia dell'Amore MisericordiosoCi sono esperienze che non fanno rumore. Non cercano effetti speciali e non hanno bisogno di slogan. Accadono lentamente, quasi in silenzio, come la pioggia che bagna la terra durante la notte. E soltanto dopo ti accorgi che qualcosa, dentro, è cambiato. Così sono stati i giorni vissuti a Collevalenza da 44 giovani, assieme ai loro animatori, provenienti da diverse parti d’Italia, ritrovatisi al Santuario dell’Amore Misericordioso per il corso giovani dal titolo “Amati per amare”. Tre giorni semplici, intensi, profondamente veri. Tre giorni vissuti sotto lo sguardo di Maria, celebrata proprio l’8 maggio come Mediatrice. Forse è significativo che tutto sia iniziato proprio lì: da una donna che non trattiene nulla per sé, ma accompagna ogni cosa verso Dio.
Viviamo tempi in cui si parla molto, continuamente, ma si ascolta poco. Anche il cuore, spesso, rimane in superficie: agitato, stanco, disperso. Eppure questi giorni hanno avuto il sapore opposto. Non quello della fuga dalla realtà, ma quello del ritorno a sé stessi. A ciò che siamo davvero. A ciò che custodiamo dietro le maschere, dietro le frasi automatiche, dietro le sicurezze costruite per non sentirci fragili.
Il cuore dell’esperienza è stata una proposta tanto antica quanto sorprendentemente nuova: il rosario. Una preghiera che molti conoscono, pochi comprendono davvero.
Talvolta liquidata come ripetitiva, distante, “da altri tempi”. E invece proprio lì si è aperto uno spazio inatteso. Durante la giornata di sabato 9 maggio, i giovani hanno attraversato l’intera giornata pregando il rosario, decina dopo decina. Ogni mistero veniva annunciato dalla Parola e introdotto da una breve catechesi, concreta, capace di toccare la vita vera: le relazioni ferite, le paure sul futuro, il bisogno di sentirsi accolti, il desiderio di essere amati senza dover dimostrare continuamente qualcosa. E lentamente quella preghiera ha smesso di essere una formula ed è diventata respiro. Perché il rosario, forse, non serve anzitutto a “dire” qualcosa a Dio. Serve a lasciare che Dio entri nei nostri pensieri dispersi, nelle nostre inquietudini, nelle nostre domande mai espresse. Ogni Ave Maria sembrava quasi scavare, con dolcezza, dentro le difese del cuore.
E allora sono accadute cose semplici e immense.
Molti giovani hanno scelto di fermarsi in chiesa, sostando davanti al Crocifisso dell’Amore Misericordioso o all’immagine di Maria Mediatrice. Non per dovere. Non perché “previsto dal programma”. Ma perché sentivano il bisogno di restare, di ascoltare e di ascoltarsi. Altri hanno cercato un confronto personale con gli animatori, con i sacerdoti, con i membri dell’équipe di Pastorale giovanile-vocazionale dell’Amore Misericordioso. Non conversazioni superficiali, ma dialoghi veri. A volte faticosi. A volte attraversati dalle lacrime. Dialoghi abitati da domande grandi: Che ne sarà della mia vita? Cosa desidero davvero? Sto scegliendo per paura o per amore? Dio cosa sogna per me?
Ed è stato forse questo il miracolo più bello: vedere dei giovani prendere sul serio la propria vita. In un mondo che spesso li vuole distratti, veloci, anestetizzati, questi ragazzi hanno avuto il coraggio di fermarsi davanti a Dio con la verità del proprio cuore. Senza filtri. Senza recite spirituali. Per alcuni è stato anche il momento di sperimentare concretamente la misericordia di Dio nel sacramento della riconciliazione, non come gesto abitudinario, ma come esperienza di rinascita, come il sollievo di chi, finalmente, smette di nascondersi.
La domenica conclusiva è stata forse il sigillo più bello dell’intera esperienza. Non c’erano più soltanto catechesi da ascoltare. C’erano vite che prendevano parola. Prima nei piccoli gruppi, poi tutti insieme, i giovani hanno condiviso ciò che quei giorni avevano smosso dentro di loro. E in quel momento molte parole ascoltate il giorno precedente — parole a volte pungenti, provocatorie, persino scomode — hanno trovato carne nella concretezza delle loro storie.
Qualcuno ha raccontato di aver riconosciuto ferite mai affrontate.
Qualcun altro ha scoperto emozioni rimaste per troppo tempo ignorate.
Altri ancora hanno espresso il desiderio nuovo di affidare a Dio il proprio futuro, senza pretendere di controllare tutto.
È stato come vedere la luce entrare lentamente in stanze interiori rimaste chiuse per anni. E forse proprio questo ha fatto Maria durante questi giorni. Non ha occupato il centro. Non lo fa mai. Ha insegnato, piuttosto, uno stile: quello dell’ascolto, della custodia, del discernimento.
Maria Mediatrice è colei che sa stare davanti al mistero senza possederlo. Accoglie, accompagna, indica. È l’umile ancella che ha scelto di fidarsi anche quando non comprendeva tutto. Ed è forse da qui che nasce ogni vera vocazione: dalla disponibilità a lasciare che Dio entri nella propria vita non come ospite occasionale, ma come presenza capace di orientare le scelte, i desideri, i sogni.
“Amati per amare” non è stato soltanto il titolo del corso. È diventato un cammino interiore. Perché soltanto chi si scopre davvero amato può imparare ad amare senza paura.
E forse questi giorni hanno lasciato proprio questo nel cuore di molti giovani: la certezza, fragile ma luminosa, che Dio continua ancora oggi a chiamare ciascuno per nome. Non nonostante la propria fragilità, ma proprio attraverso di essa.
XII anniversario della BEATIFICAZIONE di Madre Speranza di Gesù (30/05 – 01/06)
/in Evento /da Famiglia dell'Amore Misericordioso“Affinché siano tutti uno e il mondo creda” Gv 17,21
/in Notizie /da Famiglia dell'Amore MisericordiosoDal 28 al 31 maggio 2026 il Santuario dell’Amore Misericordioso di Collevalenza accoglierà il II Incontro Internazionale dei Laici dell’Amore Misericordioso, un appuntamento atteso e desiderato che riunirà delegazioni provenienti da diverse parti del mondo per vivere insieme giorni di comunione, ascolto, preghiera e fraternità.
Il tema scelto per questa edizione — “Affinché siano tutti uno e il mondo creda” (Gv 17,21) — richiama con forza il desiderio di unità espresso da Gesù nell’ultima Cena e si presenta come un invito concreto a riscoprire la vocazione dei Laici dell’Amore Misericordioso come presenza viva del Vangelo dentro la storia, nelle famiglie, nei luoghi di lavoro, nelle comunità e nelle periferie dell’esistenza.
L’incontro internazionale sarà anzitutto un’esperienza di famiglia. Attorno al carisma donato da Madre Speranza, i Laici dell’Amore Misericordioso, insieme ai Figli e alle Ancelle dell’Amore Misericordioso, si ritroveranno per condividere il cammino compiuto in questi anni, riconoscere i segni della presenza di Dio nelle diverse realtà del mondo e rinnovare con entusiasmo la chiamata a essere testimoni dell’Amore Misericordioso.
Saranno giorni intensi, scanditi dalla preghiera comunitaria, dalle celebrazioni liturgiche, dai momenti di ascolto e approfondimento, dalla condivisione fraterna e dal confronto tra culture, lingue ed esperienze differenti. Pellegrinaggi, catechesi, testimonianze, adorazione eucaristica e spazi dedicati ai giovani aiuteranno ogni partecipante a lasciarsi nuovamente raggiungere dall’amore di Dio per diventare segno di unità e speranza nel mondo di oggi.
Particolarmente significativo sarà il clima di comunione internazionale che caratterizzerà l’evento: popoli diversi, uniti dallo stesso carisma, si incontreranno nella consapevolezza che l’Amore Misericordioso continua ancora oggi a generare fraternità, riconciliazione e desiderio di santità nella vita quotidiana.
L’incontro si inserisce inoltre in un tempo speciale di gratitudine e memoria per tutta la Famiglia dell’Amore Misericordioso, che guarda con riconoscenza alla storia seminata da Madre Speranza e rinnova il proprio impegno missionario nella Chiesa. In questo spirito, il convegno non sarà soltanto un’occasione organizzativa o formativa, ma soprattutto un’esperienza spirituale profonda, capace di ravvivare il cuore e ridare slancio alla missione dei laici nel mondo contemporaneo.
Collevalenza diventerà così, ancora una volta, luogo di incontro, di grazia e di comunione, dove ciascuno potrà sentirsi accolto, ascoltato e inviato. Perché il carisma dell’Amore Misericordioso continui a parlare al cuore dell’uomo di oggi attraverso la vita semplice e concreta di tanti laici chiamati a essere, nel mondo, riflesso della tenerezza di Dio.
75 anni di fedeltà all’Amore Misericordioso
/in Notizie /da Famiglia dell'Amore MisericordiosoDomenica 3 maggio 2026, nella gioia semplice e profonda del rendimento di grazie, la comunità parrocchiale di Parrocchia di San Giovanni Evangelista ha celebrato i 75 anni di vita religiosa di sr. Lucia Raffaelli, Ancella dell’Amore Misericordioso.
Attorno a lei si sono stretti i Figli e le Ancelle dell’Amore Misericordioso, l’Associazione dei Laici, i nipoti, gli amici e i tanti parrocchiani che condividono quotidianamente il cammino della comunità religiosa presente a Spinaceto. È stata una festa dal volto familiare, fatta di volti, preghiera, memoria e gratitudine.
Nel cuore della celebrazione eucaristica, particolarmente intenso è stato il momento del rinnovo della professione religiosa. Al termine dell’omelia, sr. Lucia ha nuovamente consegnato la sua vita al Signore, rendendo grazie a Dio per il dono della fedeltà e della perseveranza. Con commozione ha riconosciuto di aver potuto contemplare, lungo gli anni della sua consacrazione, “le meraviglie di un Dio provvidente e Amore Misericordioso”.
Le sue parole hanno lasciato trasparire la bellezza di una vocazione custodita nel tempo, attraversata certamente da fatiche e prove, ma sostenuta dalla presenza fedele del Signore. Una testimonianza silenziosa e luminosa che continua ancora oggi a parlare alla Chiesa e alle nuove generazioni.
Al termine della celebrazione, i festeggiamenti sono proseguiti in un clima semplice, pacato e fraterno. Nessuna ricerca di solennità esteriore, ma il desiderio condiviso di rendere grazie a Dio per il dono di una vita interamente offerta al servizio dell’Amore Misericordioso.
In un tempo spesso segnato dalla precarietà e dalla fatica del “per sempre”, il giubileo di sr. Lucia diventa per tutti un segno concreto della fedeltà di Dio, che continua a operare meraviglie nella vita di chi si affida a Lui con cuore umile e perseverante.
Tantissimi auguri sr. Lucia!
Ordinazione presbiterale P. ALEXANDRU CRISTINEL CHIRICHEŞ fam
/in Evento /da Famiglia dell'Amore MisericordiosoL’Associazione LAM celebra i suoi 30 ANNI DI CAMMINO
/in Notizie /da Famiglia dell'Amore MisericordiosoC’è un tempo che scorre e un tempo che rimane. E quando un’opera nasce dal cuore di Dio, il tempo non la consuma: la rivela.
Oggi l’Associazione dei Laici dell’Amore Misericordioso celebra il trentesimo anniversario della sua fondazione: trent’anni di vita, di volti, di storie intrecciate alla luce di un carisma che continua a generare speranza nella Chiesa e nel mondo.
Trent’anni non sono soltanto una ricorrenza cronologica. Sono memoria viva.
Sono il racconto di uomini e donne che, incontrando l’Amore Misericordioso, hanno scelto di lasciarsi trasformare e di diventare, a loro volta, segno concreto della tenerezza di Dio nella quotidianità.
Fin dall’inizio, l’Associazione ha custodito una vocazione semplice e radicale: vivere il Vangelo nelle pieghe ordinarie della vita, portando ovunque – nelle famiglie, nel lavoro, nelle relazioni – la forza disarmante della misericordia. Non come un’idea, ma come esperienza.
In questi trent’anni, il cammino si è fatto strada tra sfide e doni, attraversando stagioni diverse della storia ecclesiale e sociale. Eppure, ciò che resta immutato è il cuore: la certezza che Dio continua a farsi vicino, a cercare l’uomo, a rialzarlo con amore instancabile. Questo anniversario diventa allora un’occasione preziosa per rileggere la propria storia con gratitudine, riconoscendo i segni della fedeltà di Dio. Ma è anche un invito a rinnovare il proprio “sì”, con lo sguardo aperto al futuro.
Perché il carisma non appartiene al passato: è seme. E ogni seme autentico porta in sé una promessa. Oggi, più che mai, il mondo ha bisogno di testimoni credibili della misericordia. Non di parole forti, ma di vite trasfigurate. Non di strategie, ma di cuori abitati. L’Associazione dei Laici dell’Amore Misericordioso è chiamata, ancora una volta, a questo: essere spazio in cui Dio può continuare a raccontare la sua compassione per ogni uomo.
Uno sguardo al presente e al futuro
Nel celebrare questo traguardo, tutta l’Associazione si raccoglie in comunione, grata per il cammino compiuto e consapevole della responsabilità affidata. Il coordinatore nazionale per l’Italia, Luca Antonietti, ha condiviso un messaggio in questo giorno significativo, desiderando rivolgersi a tutti i membri e amici dell’Associazione:
Celebrare l’anniversario dei 30 anni di presenza e di servizio dei Laici dell’Amore Misericordioso significa immergersi alle radici stesse della propria vocazione, riscoprendo la bellezza intatta del carisma originale. Questo traguardo rappresenta l’età della piena maturità spirituale, il momento in cui l’esperienza accumulata si trasforma in un dono ancora più grande per il mondo. Così come Gesù, compiuti i 30 anni, decise di varcare le soglie di Nazareth per inondare le strade della Galilea con la luce dell’Amore Misericordioso, oggi siamo chiamati a compiere il medesimo passo. Dunque, è il tempo di uscire con rinnovato ardore, portando la certezza di un Dio che ama perdutamente le sue creature fin dentro le pieghe più ordinarie e complesse della vita quotidiana. La potente intercessione della beata Madre Speranza di Gesù ci sostenga nel vivere la consolazione più profonda: avvertire in ogni momento la consapevolezza di essere amati da un Dio che non sa, e non vuole, essere felice senza ciascuno di noi.
Convegno nazionale per confessori
/in Notizie /da Famiglia dell'Amore MisericordiosoNel cuore dell’esperienza ecclesiale, il sacramento della Riconciliazione continua a rappresentare uno dei luoghi più profondi e trasformanti dell’incontro tra Dio e l’uomo. In un tempo segnato da smarrimento e ricerca di senso, riscoprire la confessione come autentica esperienza di misericordia si rivela quanto mai urgente, sia per i fedeli sia per i ministri chiamati ad accompagnarli.
È in questo orizzonte che nasce il Convegno Nazionale per Confessori dal titolo “Il sacramento della riconciliazione – esperienza di misericordia”, promosso dalla Congregazione dei Figli dell’Amore Misericordioso – in occasione dell’anno commemorativo del 75° di fondazione – in collaborazione con la Penitenzieria Apostolica. L’incontro si svolgerà presso il Santuario dell’Amore Misericordioso, luogo particolarmente significativo per la spiritualità della misericordia, dal 20 al 22 aprile 2026.
Il convegno si propone come un’occasione di formazione, riflessione e confronto per sacerdoti e confessori, chiamati a rinnovare il proprio ministero alla luce della tenerezza di Dio. Attraverso relazioni, momenti di dialogo e celebrazioni, i partecipanti saranno accompagnati ad approfondire il valore teologico, pastorale e spirituale del sacramento, per viverlo e trasmetterlo sempre più come incontro vivo con l’amore misericordioso del Padre.
Di seguito il programma dettagliato delle giornate.
Per info e prenotazioni: 075.89581 informazioni@collevalenza.it rettore.santuario@collevalenza.it casadelpellegrino@collevalenza.it
ESERCIZI SPIRITUALI E CONVEGNI per sacerdoti 2026
/in Evento /da Famiglia dell'Amore MisericordiosoSui passi di Madre Speranza – 2026 edition
/in Notizie /da Famiglia dell'Amore MisericordiosoCi sono luoghi che non si visitano soltanto: si attraversano lasciandosi attraversare. Collevalenza è uno di questi. Non è solo un Santuario immerso nella quiete umbra, ma uno spazio dell’anima in cui il rumore si abbassa e il cuore, lentamente, ricomincia a parlare.
Dal 6 all’8 febbraio, nei giorni che hanno condotto alla festa della beata Madre Speranza, un gruppo di giovani provenienti da realtà diverse – Santeramo in Colle, Francenigo, Mantova, Spinaceto, Collevalenza e dintorni – ha vissuto l’esperienza proposta dalla Pastorale giovanile-vocazionale della Famiglia dell’Amore Misericordioso:“Sui passi di Madre Speranza”. Passi concreti, fatti di incontri, silenzi, preghiera, fraternità.
Passi interiori, fatti di domande, scoperte, piccole luci.
Il filo conduttore del percorso è stato suggestivo e profondamente evangelico: le mani di Madre Speranza. Mani che accolgono, mani che pregano, mani che servono. Mani che non trattengono per sé, ma donano.
Mani che accolgono
Appena arrivati, molti ragazzi hanno sperimentato una sensazione semplice ma rara: sentirsi attesi. Il Roccolo, la Casa del Pellegrino, gli spazi del Santuario… tutto parla di un’accoglienza discreta, mai invadente. Come se quel luogo dicesse: “Puoi essere te stesso, qui”. Tra i partecipanti c’era anche Samanta, 15 anni, arrivata da Spinaceto alla sua prima esperienza a Collevalenza. I suoi occhi curiosi raccontavano già molto prima delle parole. All’inizio – come capita a tanti – c’era forse un po’ di timidezza, il non sapere bene cosa aspettarsi. Ma Collevalenza ha questo dono: scioglie le difese senza forzarle.
E forse è proprio questo il primo miracolo: rallentare abbastanza da accorgersi di ciò che conta.
Mani che pregano
Le giornate sono state scandite dalla preghiera comune, dalle Lodi mattutine nella cappella, dalle catechesi e dai lavori in piccoli gruppi. Momenti semplici, ma capaci di far emergere domande vere. Pregare insieme, soprattutto da giovani, non è mai scontato. Richiede un piccolo passo di fiducia. Eppure, quando accade, crea legami profondi. Particolarmente intensa è stata la veglia di preghiera e canti per Caterina, una ragazza che il giorno seguente avrebbe iniziato la sua vita religiosa. Vedere una ragazza, poco più grande e ad alcuni coetanea, dire un “sì” così grande a Dio non lascia indifferenti: interroga, smuove, ispira. Samanta lo ha percepito con la freschezza dei suoi 15 anni:
Mani che servono (e si lasciano toccare)
Tra i momenti più significativi c’è stata l’immersione nelle vasche del Santuario. Non un gesto “magico”, ma un segno. Un affidare a Dio le proprie fatiche, le ferite nascoste, le speranze non dette. Entrare in quell’acqua, per molti, è stato come dire: “Signore, eccomi così come sono”. La fede, spesso, passa proprio da qui: da esperienze che il cuore capisce prima della testa. Samanta lo racconta con semplicità disarmante:
La gioia come segno
La domenica, la celebrazione eucaristica nella ricorrenza della nascita al cielo di Madre Speranza ha raccolto tutto il cammino vissuto. Non come conclusione, ma come ripartenza. Se si dovesse riassumere l’esperienza con una parola, forse sarebbe proprio quella che Samanta ha scelto spontaneamente:
In un mondo dove spesso i giovani respirano tensione, giudizio, competizione, incontrare adulti e coetanei capaci di bontà semplice è una testimonianza potente. Forse è questa l’eredità più vera di Madre Speranza: ricordarci che il Vangelo rende il cuore più umano, non meno.
“Sui passi di Madre Speranza” non è stato solo un evento, ma un invito: riscoprire le proprie mani: mani che accolgono l’altro così com’è; mani che si uniscono nella preghiera; mani che scelgono di servire invece di chiudersi. I giovani tornano alle loro città con meno risposte preconfezionate e qualche domanda in più. Ma anche con una certezza silenziosa: Dio non è lontano, e la misericordia non è un’idea, è un’esperienza.
E forse il miracolo più grande è proprio questo: scoprire che, mentre camminiamo sui passi dei santi, Dio continua a camminare sui nostri.
Prima professione religiosa di SR. CATERINA La Spisa
/in Notizie /da Famiglia dell'Amore MisericordiosoCi sono giorni in cui il Vangelo sembra uscire dalle pagine e prendere carne davanti ai nostri occhi. Giorni in cui parole come fiducia, consegna, amore smettono di essere concetti spirituali e diventano scelte, passi, lacrime trattenute e sorrisi pieni. L’8 febbraio, in occasione della festa liturgica della Beata Madre Speranza, uno di questi giorni ha preso forma nella vita di Sr. Caterina La Spisa EAM.
Chi era presente ha percepito che non si trattava semplicemente di un rito, ma di una storia d’amore che arrivava a dire il suo “sì” ad alta voce. I voti di obbedienza, castità e povertà non sono risuonati come rinunce, ma come il modo concreto con cui una vita sceglie di fidarsi dell’Amore Misericordioso e di lasciarsi plasmare da Lui. In un tempo in cui trattenere sembra più sicuro che donarsi, vedere qualcuno consegnare la propria vita è una provocazione dolce e potente.
E forse il segreto di quel “sì” stava già nelle parole condivise la sera precedente, durante la veglia di preghiera vocazionale, quando Sr. Caterina ha aperto il cuore raccontando il suo cammino, le sue domande, le sue scoperte. Non una storia perfetta, ma una storia vera, dove Dio ha pazientemente tessuto luce dentro le pieghe della quotidianità.
Di seguito, uno stralcio della sua testimonianza, perché certe scelte si comprendono davvero solo ascoltando la voce di chi le vive:
Ricordo che un giorno, una suora mi ha detto: “Devi essere un’ape e mai una mosca”. All’inizio non avevo capito cosa volesse dirmi ma poi compresi che l’ape viene attratta dai profumi e dai colori dei fiori, non li sciupa, si nutre del loro polline che trasforma in miele. La mosca, invece, si poggia ovunque e viene attratta da cose sporche.
Mi sono laureata alla fine del 2020, quando eravamo ancora in pieno Covid. Ho iniziato subito a lavorare in un reparto di terapia intensiva, ho preso in affitto una casa, avevo una rete di amici e continuavo ad approfondire la mia relazione con Gesù. In questo periodo è nata in me una sana inquietudine interiore che mi ha portato a chiedere al mio parroco: “Don Manrico, sento nel cuore il desiderio di fare un discernimento serio, su ciò che il Signore vuole da me”. Ho così iniziato con lui un accompagnamento spirituale e con Suor Belen, religiosa del Verbum Dei, un accompagnamento umano, per imparare a conoscere meglio me stessa e la mia storia. Ho scoperto che il Signore l’ha amata prima di me. Sento di dirvi l’importanza: di non fare da soli, di fidarvi e affidarvi a persone sagge, che il Signore vi mette accanto: ci sono incontri che cambiano la vita.
Sono arrivata per la prima volta a Collevalenza con un pellegrinaggio della parrocchia di Santa Giulia, di Roma. Quel giorno una ragazza, guardandomi, mi ha detto: “Questi occhi li vuoi donare al Signore?”. C’è stata poi una seconda esperienza, un corso vocazionale chiamato “Jabbok”, in cui qualcun altro mi disse: “Scappa scappa, prima o poi il Signore ti acchiappa!”. In effetti aveva visto giusto. All’inizio scappavo dal Signore perché mi sentivo inadatta e dicevo: “Signore, fuori ci sono tante altre giovani migliori di me che ti possono aiutare”. Alla fine ho mollato la presa, felice di non scappare più. E ora sono qui a condividerlo con voi.
Oggi sono alla vigilia della Prima Professione e i due anni di noviziato trascorsi all’ombra del Santuario mi hanno portato ad innamorarmi ancora di più di questo carisma, di un Padre che perdona, dimentica e non tiene in conto e che non è felice senza di me, ma anche senza di te. Una mediazione speciale è stata la Beata Madre Speranza, di cui domani ricorre la festa liturgica. Mi sono sentita da subito “figlia”, tenuta per mano, condotta a scegliere di vendere tutto per acquistare la perla preziosa: “Gesù, mio tutto e ogni mio bene”, come lei diceva.
La cosa più bella e lo stupore più grande della mia vita è la gratuita chiamata del Signore a donare me stessa per i fratelli, dove Lui vorrà e come a Lui piacerà. Il Signore ancora oggi continua a chiamare. Il mio augurio? Che [voi, giovani,] abbiate il coraggio di rispondere!