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CAMMINATA DELLA SPERANZA

Fr. LENIN MILTON CASTRO MENDIETA: novello diacono Figlio dell’Amore Misericordioso

P. MASSIMO TOFANI: novello presbitero tra i Figli dell’Amore Misericordioso

Sui passi di MADRE SPERANZA

27-30/12/2021 – Il Natale vissuto da San Giuseppe

1965 – 31 ottobre – 2021: BASILICA DELL’AMORE MISERICORDIOSO

Dio stesso ha voluto dare al Santuario dell’Amore Misericordioso di Collevalenza una missione comunicata direttamente dal Buon Gesù e chiaramente trascritta in una pagina del Diario di Madre Speranza datata 14 maggio 1949: “Anni più tardi, tu, aiutata da me, con maggiori angustie, fatiche, sofferenze e sacrifici, organizzerai l’ultimo e magnifico laboratorio …; vicino a questo laboratorio ci sarà la più grande e magnifica organizzazione di un Santuario dedicato al mio Amore Misericordioso, Casa per ammalati e pellegrini, Casa del Clero, … Però tu devi tenere ben presente che io sempre mi sono servito delle cose più povere e inutili per fare quelle più grandi e magnifiche”.

Scrive P. Giovanni Ferrotti FAM (Madre Speranza … pane e sorriso di Dio, Edizioni Amore Misericordioso, Collevalenza 2007[4]):

Al Vescovo di Todi, quando si costruì il Santuario, parve troppo grande per un paese piccolo, come Collevalenza. Madre Speranza gli aveva risposto: “Eccellenza, vedrà che fra qualche anno esso non basterà per contenere tutti i pellegrini che verranno”. Non ne passarono molti di anni che si rese necessaria la costruzione di una nuova chiesa molto più grande.

Quando il Signore mi chiese di costruire il grande Santuario – racconta Madre Speranza – io mi spaventai; mi sembra che fu il 25 settembre dell’anno passato (1958), durante la notte. Il giorno 27 andai a Castel Gandolfo e dissi al Santo Padre: ‘Santità, adesso il Signore mi chiede un Santuario!’ Mi rispose: ‘Coraggio, figlia coraggio! Se è il Signore che te lo chiede, perchè ti preoccupi?’ Io continuai: ‘Sì, Santità, però un Santuario non si fa solo con cemento e mattoni, come si è fatto per la casa di Collevalenza; per costruire un Santuario sono necessari molti milioni’. ‘Coraggio, figlia, devi essere più coraggiosa‘. Ed io dicevo tra me: coraggiosa?! Tuttavia non mi persi d’animo”.

L’architetto Julio Lafuente, che aveva già realizzato il Santuario, presentò nel 1962 un progetto originale e moderno che piacque sia alla Madre che ai padri e alle suore. La costruzione iniziò il 6 maggio 1963. Il Vescovo di Todi, Sua Ecc.za Mons. Antonio Fustella, dopo qualche perplessità diede il suo consenso scritto “poichè la costruzione di una chiesa – diceva – è sempre un’opera buona…”. Parole che tradivano forse una certa diffidenza nella possibilità di realizzare un’opera tanto imponente. […] L’ingegner Benedetti, tenendo conto dell’interesse con cui la Madre seguiva giorno per giorno i lavori, intervenendo a volte con osservazioni anche di carattere tecnico che lasciavano tutti sorpresi, scrive: “Posso dire che la vera Architetta è stata lei, che interveniva con passione e con amore manifestando il suo desiderio che il Santuario fosse il più grande e il più bello possibile e divenisse un faro di luce per la gloria di Dio e per attirare le anime”.

L’inaugurazione della Basilica avvenne in maniera molto solenne il 31 ottobre 1965, festa di Cristo Re, Amore Misericordioso. Il Cardinale Alfredo Ottaviani, Segretario del Santo Ufficio, che tanto apprezzava la Madre, volle venire a presiedere la cerimonia. Fu lui a celebrare la prima Messa, insieme a 62 Padri Conciliari corrispondenti ai cinque continenti. Madre Speranza aveva detto: “Vedrete che quando si inaugurerà il Santuario ci sarà tanta gente da ogni parte del mondo. Il Signore me lo ha assicurato“.

Molto significativa la presenza del nuovo Vescovo di Madrid, Sua Ecc.za Mons. Casimiro Morcillo che consacrò l’altare della Cripta dedicato a Maria Mediatrice.

L’ULTIMO GIORNO DI SETTEMBRE- 128° anno dalla nascita della Beata Speranza di Gesù

Stamattina, in questo ultimo giorno di settembre, mentre aspettavo l’autobus per andare in università, non potevo fare a meno di guardare gli alberi che mi stavano di fronte. Mentre li guardavo mi sono accorto che iniziavano a perdere le foglie e si preparano ad affrontare l’inverno, entrando come in un letargo che assume più il sapore di una morte apparente che il gusto frizzante della vita. Mentre continuavo ad osservali non potevo fare a meno che pensare alla gioia che questo giorno rappresenta per noi Figli, Ancelle e Laici della Famiglia dell’Amore Misericordioso: Madre Speranza nacque proprio in questo stesso giorno (30 Settembre) del 1893, 128 anni fa. Preso dai miei pensieri, non ho potuto fare a meno di paragonare la sua vita con il mistero della natura sul quale i miei occhi e la mia mente si erano soffermati, quasi come se fossi stato ipnotizzato. Il mio pensiero correva veloce e accostava l’autunno alla prima parte della sua vita, ovvero fino alla fondazione della Congregazione delle Ancelle. Pensavo al periodo della sua infanzia e giovinezza, età nella quale la Madre avrebbe conosciuto nel suo intimo una sensibilità nelle cose del Signore con l’incredibile vicenda della prima comunione “rubata” agli otto anni o il misterioso incontro con Santa Teresa di Gesù Bambino col suo messaggio criptico nel continuare la sua stessa missione e diffondere in tutto il mondo la devozione all’Amore Misericordioso del Signore.

Il mio pensare mi ha portato ad accennare anche a qualche sorriso, nel momento in cui mi si sono riaffiorati alcuni episodi curiosi e simpatici raccontatimi su Madre Speranza, come quando mise il fratellino in un tronco pieno di formiche o quando versò la minestra nella scarpa per non mangiarla perché proprio non le piaceva. Di questo primo periodo fanno parte il suo ingresso nelle Figlie del Calvario e il lungo periodo che trascorse con le religiose di Maria Immacolata, probabilmente uno dei più difficili e travagliati momenti della sua vita. Forse il Signore la stava preparando per affrontare il lungo inverno che da lì a poco si sarebbe presentato, rigido, duro ma affrontato con la fermezza che acquisiva dalla relazione intima con il “buen Jesus”, come lei lo chiamava. Egli le avrebbe dato la possibilità di avere un boost di novità tale che da quell’albero potessero nascere tanti frutti, persone che attraverso la loro storia ci hanno raccontato e ci continueranno a raccontare di quel Padre che non è “offeso per le ingratitudini dei suoi figli, ma è un Padre pieno di bontà che cerca con tutti i mezzi di confortare, aiutare e rendere felici i propri figli, e che li segue e li cerca con amore instancabile, come se Lui non potesse essere felice senza di loro”.

Ecco, in quel momento arriva il mio autobus, mi accingo a salire e a prendere posto. Non posso fare  a meno di dire il mio grazie alla Beata Speranza di Gesù, per il grande messaggio della quale si è fatta discepola, messaggio che Dio ha voluto donarci attraverso la sua persona. Lei, tale carisma, non  solo lo ha incarnato ed annunciato, ma ha saputo renderlo accessibile a tutti coloro che, in un modo o in un altro, si imbattono nella sua storia o nelle opere da lei realizzate, di cui il Santuario rappresenta la perla preziosa da cui tutto può ricominciare, come la primavera dopo un lungo  inverno.

fr. Rosario Marino FAM