In un clima di fede e di gratitudine, il 14 agosto 2026, presso il Santuario Diocesano e Parrocchia di San Isidro Labrador, nelle Filippine, si è celebrata la Santa Messa della Vigilia della Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, unita alla gioia per il 75° anniversario di fondazione dei Figli dell’Amore Misericordioso.
La celebrazione eucaristica, presieduta da S.E. Mons. Dennis C. Villarojo, D.D., Vescovo di Malolos, ha assunto un significato del tutto particolare per la Congregazione: nello stesso giorno in cui i Figli dell’Amore Misericordioso rendevano grazie a Dio per i 75 anni della propria storia e missione, cinque novizi hanno emesso la loro prima professione religiosa, compiendo un passo decisivo nel cammino della consacrazione.
Con la professione dei voti, i cinque giovani hanno affidato a Dio la propria vita, impegnandosi a seguirlo più profondamente e a servirlo nella Chiesa secondo il carisma dei Figli dell’Amore Misericordioso. La loro consacrazione è un dono prezioso per tutta la Congregazione e un segno di speranza per il suo futuro.
In questo giorno di particolare grazia, affidiamo i nuovi professi alla materna intercessione di Maria Santissima, Assunta in Cielo, perché, come Lei, sappiano rispondere alla chiamata di Dio con fede perseverante, amore generoso e umile servizio.
Auguriamo ai cinque nuovi professi un fecondo cammino di consacrazione: il Dio Amore Misericordioso li accompagni, sostenga il loro “sì” e faccia della loro vita una testimonianza gioiosa della sua misericordia.
Madre Speranza, prega per loro. Maria, Assunta in Cielo, prega per loro.
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La comunità delle Ancelle dell’Amore Misericordioso ha vissuto oggi una giornata di grazia e di profonda gioia. Nella chiesa di Santa Rita a Nanthirickal, durante la celebrazione eucaristica presieduta da S.E. Mons. Paul Antony Mullassery, Vescovo di Quilon, hanno pronunciato la loro prima professione religiosa sr. Maneesha Medepalli e sr.Jasmine Joy, consacrando la loro vita al Signore con i voti di povertà, castità e obbedienza.
È stato un momento intenso, nel quale la chiamata di Dio ha trovato una risposta generosa e piena di speranza. Davanti all’altare, circondate dalle consorelle, dalle loro famiglie e da tanti fedeli, le due giovani hanno espresso il loro desiderio di appartenere interamente a Cristo e di servire la Chiesa secondo il carisma delle Ancelle dell’Amore Misericordioso.
Le parole del Magnificat, scelte come motto della celebrazione – “L’anima mia magnifica il Signore” (Lc 1,46) – hanno accompagnato questa giornata come una preghiera di lode e di rendimento di grazie. In esse si riflette la gioia di due giovani che hanno riconosciuto la fedeltà del Signore nella loro storia e hanno deciso di affidargli il proprio futuro.
La prima professione non rappresenta un traguardo, ma l’inizio di un cammino ancora più profondo di sequela. È un invito a vivere ogni giorno il Vangelo nell’amore misericordioso, lasciandosi trasformare da Cristo per diventare segno della sua presenza nel mondo.
Affidiamo sr. Maneesha e sr. Jasmine all’intercessione della Vergine Maria e di tutti i santi, perché il loro “sì” continui a crescere nella fedeltà, nella gioia e nella carità, portando frutti abbondanti per la Chiesa e per tutti coloro che incontreranno nel loro servizio.
«L’anima mia magnifica il Signore» (Lc 1,46). Che questo canto accompagni ogni giorno della loro vita consacrata.
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Nel cuore dell’Anno Giubilare Francescano, il Santuario dell’Amore Misericordioso accoglie dal 9 al 12 luglio 2026 quattro giorni di esercizi spirituali aperti a tutti i fedeli. L’iniziativa è promossa dall’Associazione Laici Amore Misericordioso, che proprio nel 2026 compie trent’anni.
Collevalenza (PG) — C’è un filo che, attraverso otto secoli, lega l’esperienza di un giovane di Assisi alle inquietudini del nostro tempo: la misericordia. È attorno a questo filo che il Santuario dell’Amore Misericordioso di Collevalenza propone, dal 9 al 12 luglio 2026, un ciclo di esercizi spirituali per laici dal titolo “…E con essi usai misericordia. La Misericordia nell’esperienza di San Francesco”. L’appuntamento, aperto a tutti, sarà guidato da fra Alfio Vespoli, dell’Ordine dei Frati Minori.
Il ritiro cade in un anno particolarmente significativo. Papa Leone XIV ha indetto un Anno Giubilare Francescano in occasione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi, avvenuta nel 1226. Con un decreto della Penitenzieria Apostolica, l’Anno speciale è stato fissato dal 10 gennaio 2026 al 10 gennaio 2027 e prevede la concessione dell’indulgenza plenaria ai fedeli che, alle consuete condizioni, compiano pellegrinaggi presso chiese e santuari francescani. Il centenario rappresenta il culmine di un cammino celebrativo avviato nel 2023, che ha ripercorso le tappe finali della vita del santo: l’approvazione della Regola, il presepe di Greccio, il dono delle stimmate e la composizione del Cantico delle Creature.
Proprio in questo orizzonte si colloca il senso più autentico dell’appuntamento di Collevalenza, pensato come un invito rivolto a tutti i fedeli italiani che, nel pieno dell’estate e delle attività quotidiane, desiderino concedersi una pausa per fermarsi e riflettere insieme. In un tempo segnato dalla fretta, dalla frammentazione e dalla solitudine, il ritiro offre a credenti di ogni provenienza, professione ed età la possibilità di sostare per qualche giorno, di ritrovare il respiro della preghiera condivisa e di riscoprire, nella compagnia di altri pellegrini, quel senso di fraternità che è il cuore stesso del messaggio francescano. Non occorre appartenere a una comunità o a un’associazione: l’esperienza è aperta a chiunque avverta il bisogno di rallentare e di ricollocare la propria vita interiore al centro.
A organizzare l’iniziativa è l’Associazione Laici Amore Misericordioso (LAM), che riunisce fedeli legati alla spiritualità dell’Amore Misericordioso. L’associazione è nata nel 1996 e conta oggi una rete di trenta comunità distribuite lungo tutta la penisola. Per l’Associazione LAM il 2026 segna dunque una doppia ricorrenza: il trentesimo anniversario della propria fondazione e l’Anno Giubilare. Una coincidenza che ha suggerito di celebrare entrambi gli eventi proprio dove il carisma dell’associazione affonda le proprie radici.
Collevalenza, infatti, è il principale centro di pellegrinaggio dedicato al culto dell’Amore Misericordioso. Il Santuario è legato alla figura di Madre Speranza di Gesù, al secolo María Josefa Alhama Valera (1893-1983), religiosa di origine spagnola, fondatrice di due congregazioni — i Figli e le Ancelle dell’Amore Misericordioso — e beatificata da Papa Francesco nel 2014. Attorno alla sua esperienza spirituale si è sviluppata una devozione che oggi conta presenze in diversi Paesi. Il complesso, di architettura moderna e riconoscibile per la sua alta torre campanaria, comprende la basilica, la cripta e le strutture di accoglienza per i pellegrini.
Il programma intreccia meditazione, celebrazioni eucaristiche, preghiera comunitaria e liturgia penitenziale. Si apre con la cena di giovedì 9 luglio e prosegue con due giornate scandite da meditazioni in auditorium e celebrazioni in basilica. Tra i momenti più sentiti, nella giornata di sabato, la Liturgia delle Acque con la processione alle piscine, tratto distintivo della tradizione di Collevalenza, e la serata dedicata alle testimonianze dei partecipanti. La conclusione è prevista per la mattinata di domenica 12 luglio, con una meditazione finale, la Santa Messa in basilica e il pranzo di commiato.
Non si tratta, dunque, di un convegno né di una semplice commemorazione, ma di un’occasione concreta per fermarsi e tornare all’essenziale, da vivere insieme. La partecipazione è aperta a tutti, ma i posti sono limitati. È pertanto richiesta la prenotazione, da effettuarsi presso la Casa del Pellegrino, che fornisce anche tutte le informazioni relative al contributo previsto per vitto e alloggio. Chi è interessato è invitato a muoversi per tempo.
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Ci sono esperienze che non fanno rumore. Non cercano effetti speciali e non hanno bisogno di slogan. Accadono lentamente, quasi in silenzio, come la pioggia che bagna la terra durante la notte. E soltanto dopo ti accorgi che qualcosa, dentro, è cambiato. Così sono stati i giorni vissuti a Collevalenza da 44 giovani, assieme ai loro animatori, provenienti da diverse parti d’Italia, ritrovatisi al Santuario dell’Amore Misericordioso per il corso giovani dal titolo “Amati per amare”. Tre giorni semplici, intensi, profondamente veri. Tre giorni vissuti sotto lo sguardo di Maria, celebrata proprio l’8 maggio come Mediatrice. Forse è significativo che tutto sia iniziato proprio lì: da una donna che non trattiene nulla per sé, ma accompagna ogni cosa verso Dio.
Viviamo tempi in cui si parla molto, continuamente, ma si ascolta poco. Anche il cuore, spesso, rimane in superficie: agitato, stanco, disperso. Eppure questi giorni hanno avuto il sapore opposto. Non quello della fuga dalla realtà, ma quello del ritorno a sé stessi. A ciò che siamo davvero. A ciò che custodiamo dietro le maschere, dietro le frasi automatiche, dietro le sicurezze costruite per non sentirci fragili.
Il cuore dell’esperienza è stata una proposta tanto antica quanto sorprendentemente nuova: il rosario. Una preghiera che molti conoscono, pochi comprendono davvero. Talvolta liquidata come ripetitiva, distante, “da altri tempi”. E invece proprio lì si è aperto uno spazio inatteso. Durante la giornata di sabato 9 maggio, i giovani hanno attraversato l’intera giornata pregando il rosario, decina dopo decina. Ogni mistero veniva annunciato dalla Parola e introdotto da una breve catechesi, concreta, capace di toccare la vita vera: le relazioni ferite, le paure sul futuro, il bisogno di sentirsi accolti, il desiderio di essere amati senza dover dimostrare continuamente qualcosa. E lentamente quella preghiera ha smesso di essere una formula ed è diventata respiro. Perché il rosario, forse, non serve anzitutto a “dire” qualcosa a Dio. Serve a lasciare che Dio entri nei nostri pensieri dispersi, nelle nostre inquietudini, nelle nostre domande mai espresse. Ogni Ave Maria sembrava quasi scavare, con dolcezza, dentro le difese del cuore.
E allora sono accadute cose semplici e immense.
Molti giovani hanno scelto di fermarsi in chiesa, sostando davanti al Crocifisso dell’Amore Misericordioso o all’immagine di Maria Mediatrice. Non per dovere. Non perché “previsto dal programma”. Ma perché sentivano il bisogno di restare, di ascoltare e di ascoltarsi. Altri hanno cercato un confronto personale con gli animatori, con i sacerdoti, con i membri dell’équipe di Pastorale giovanile-vocazionale dell’Amore Misericordioso. Non conversazioni superficiali, ma dialoghi veri. A volte faticosi. A volte attraversati dalle lacrime. Dialoghi abitati da domande grandi: Che ne sarà della mia vita? Cosa desidero davvero? Sto scegliendo per paura o per amore? Dio cosa sogna per me?
Ed è stato forse questo il miracolo più bello: vedere dei giovani prendere sul serio la propria vita. In un mondo che spesso li vuole distratti, veloci, anestetizzati, questi ragazzi hanno avuto il coraggio di fermarsi davanti a Dio con la verità del proprio cuore. Senza filtri. Senza recite spirituali. Per alcuni è stato anche il momento di sperimentare concretamente la misericordia di Dio nel sacramento della riconciliazione, non come gesto abitudinario, ma come esperienza di rinascita, come il sollievo di chi, finalmente, smette di nascondersi.
La domenica conclusiva è stata forse il sigillo più bello dell’intera esperienza. Non c’erano più soltanto catechesi da ascoltare. C’erano vite che prendevano parola. Prima nei piccoli gruppi, poi tutti insieme, i giovani hanno condiviso ciò che quei giorni avevano smosso dentro di loro. E in quel momento molte parole ascoltate il giorno precedente — parole a volte pungenti, provocatorie, persino scomode — hanno trovato carne nella concretezza delle loro storie.
Qualcuno ha raccontato di aver riconosciuto ferite mai affrontate. Qualcun altro ha scoperto emozioni rimaste per troppo tempo ignorate. Altri ancora hanno espresso il desiderio nuovo di affidare a Dio il proprio futuro, senza pretendere di controllare tutto.
È stato come vedere la luce entrare lentamente in stanze interiori rimaste chiuse per anni. E forse proprio questo ha fatto Maria durante questi giorni. Non ha occupato il centro. Non lo fa mai. Ha insegnato, piuttosto, uno stile: quello dell’ascolto, della custodia, del discernimento.
Maria Mediatrice è colei che sa stare davanti al mistero senza possederlo. Accoglie, accompagna, indica. È l’umile ancella che ha scelto di fidarsi anche quando non comprendeva tutto. Ed è forse da qui che nasce ogni vera vocazione: dalla disponibilità a lasciare che Dio entri nella propria vita non come ospite occasionale, ma come presenza capace di orientare le scelte, i desideri, i sogni.
“Amati per amare” non è stato soltanto il titolo del corso. È diventato un cammino interiore. Perché soltanto chi si scopre davvero amato può imparare ad amare senza paura. E forse questi giorni hanno lasciato proprio questo nel cuore di molti giovani: la certezza, fragile ma luminosa, che Dio continua ancora oggi a chiamare ciascuno per nome. Non nonostante la propria fragilità, ma proprio attraverso di essa.
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Dal 28 al 31 maggio 2026 il Santuario dell’Amore Misericordioso di Collevalenza accoglierà il II Incontro Internazionale dei Laici dell’Amore Misericordioso, un appuntamento atteso e desiderato che riunirà delegazioni provenienti da diverse parti del mondo per vivere insieme giorni di comunione, ascolto, preghiera e fraternità.
Il tema scelto per questa edizione — “Affinché siano tutti uno e il mondo creda” (Gv 17,21) — richiama con forza il desiderio di unità espresso da Gesù nell’ultima Cena e si presenta come un invito concreto a riscoprire la vocazione dei Laici dell’Amore Misericordioso come presenza viva del Vangelo dentro la storia, nelle famiglie, nei luoghi di lavoro, nelle comunità e nelle periferie dell’esistenza.
L’incontro internazionale sarà anzitutto un’esperienza di famiglia. Attorno al carisma donato da Madre Speranza, i Laici dell’Amore Misericordioso, insieme ai Figli e alle Ancelle dell’Amore Misericordioso, si ritroveranno per condividere il cammino compiuto in questi anni, riconoscere i segni della presenza di Dio nelle diverse realtà del mondo e rinnovare con entusiasmo la chiamata a essere testimoni dell’Amore Misericordioso.
Saranno giorni intensi, scanditi dalla preghiera comunitaria, dalle celebrazioni liturgiche, dai momenti di ascolto e approfondimento, dalla condivisione fraterna e dal confronto tra culture, lingue ed esperienze differenti. Pellegrinaggi, catechesi, testimonianze, adorazione eucaristica e spazi dedicati ai giovani aiuteranno ogni partecipante a lasciarsi nuovamente raggiungere dall’amore di Dio per diventare segno di unità e speranza nel mondo di oggi.
Particolarmente significativo sarà il clima di comunione internazionale che caratterizzerà l’evento: popoli diversi, uniti dallo stesso carisma, si incontreranno nella consapevolezza che l’Amore Misericordioso continua ancora oggi a generare fraternità, riconciliazione e desiderio di santità nella vita quotidiana.
L’incontro si inserisce inoltre in un tempo speciale di gratitudine e memoria per tutta la Famiglia dell’Amore Misericordioso, che guarda con riconoscenza alla storia seminata da Madre Speranza e rinnova il proprio impegno missionario nella Chiesa. In questo spirito, il convegno non sarà soltanto un’occasione organizzativa o formativa, ma soprattutto un’esperienza spirituale profonda, capace di ravvivare il cuore e ridare slancio alla missione dei laici nel mondo contemporaneo.
Collevalenza diventerà così, ancora una volta, luogo di incontro, di grazia e di comunione, dove ciascuno potrà sentirsi accolto, ascoltato e inviato. Perché il carisma dell’Amore Misericordioso continui a parlare al cuore dell’uomo di oggi attraverso la vita semplice e concreta di tanti laici chiamati a essere, nel mondo, riflesso della tenerezza di Dio.
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Domenica 3 maggio 2026, nella gioia semplice e profonda del rendimento di grazie, la comunità parrocchiale di Parrocchia di San Giovanni Evangelista ha celebrato i 75 anni di vita religiosa di sr. Lucia Raffaelli, Ancella dell’Amore Misericordioso.
Attorno a lei si sono stretti i Figli e le Ancelle dell’Amore Misericordioso, l’Associazione dei Laici, i nipoti, gli amici e i tanti parrocchiani che condividono quotidianamente il cammino della comunità religiosa presente a Spinaceto. È stata una festa dal volto familiare, fatta di volti, preghiera, memoria e gratitudine.
Nel cuore della celebrazione eucaristica, particolarmente intenso è stato il momento del rinnovo della professione religiosa. Al termine dell’omelia, sr. Lucia ha nuovamente consegnato la sua vita al Signore, rendendo grazie a Dio per il dono della fedeltà e della perseveranza. Con commozione ha riconosciuto di aver potuto contemplare, lungo gli anni della sua consacrazione, “le meraviglie di un Dio provvidente e Amore Misericordioso”.
Le sue parole hanno lasciato trasparire la bellezza di una vocazione custodita nel tempo, attraversata certamente da fatiche e prove, ma sostenuta dalla presenza fedele del Signore. Una testimonianza silenziosa e luminosa che continua ancora oggi a parlare alla Chiesa e alle nuove generazioni.
Al termine della celebrazione, i festeggiamenti sono proseguiti in un clima semplice, pacato e fraterno. Nessuna ricerca di solennità esteriore, ma il desiderio condiviso di rendere grazie a Dio per il dono di una vita interamente offerta al servizio dell’Amore Misericordioso.
In un tempo spesso segnato dalla precarietà e dalla fatica del “per sempre”, il giubileo di sr. Lucia diventa per tutti un segno concreto della fedeltà di Dio, che continua a operare meraviglie nella vita di chi si affida a Lui con cuore umile e perseverante.
Tantissimi auguri sr. Lucia!
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Nel cuore dell’esperienza ecclesiale, il sacramento della Riconciliazione continua a rappresentare uno dei luoghi più profondi e trasformanti dell’incontro tra Dio e l’uomo. In un tempo segnato da smarrimento e ricerca di senso, riscoprire la confessione come autentica esperienza di misericordia si rivela quanto mai urgente, sia per i fedeli sia per i ministri chiamati ad accompagnarli.
È in questo orizzonte che nasce il Convegno Nazionale per Confessori dal titolo “Il sacramento della riconciliazione – esperienza di misericordia”, promosso dalla Congregazione dei Figli dell’Amore Misericordioso – in occasione dell’anno commemorativo del 75° di fondazione – in collaborazione con la Penitenzieria Apostolica. L’incontro si svolgerà presso il Santuario dell’Amore Misericordioso, luogo particolarmente significativo per la spiritualità della misericordia, dal 20 al 22 aprile 2026.
Il convegno si propone come un’occasione di formazione, riflessione e confronto per sacerdoti e confessori, chiamati a rinnovare il proprio ministero alla luce della tenerezza di Dio. Attraverso relazioni, momenti di dialogo e celebrazioni, i partecipanti saranno accompagnati ad approfondire il valore teologico, pastorale e spirituale del sacramento, per viverlo e trasmetterlo sempre più come incontro vivo con l’amore misericordioso del Padre.
Di seguito il programma dettagliato delle giornate.
Per info e prenotazioni: 075.89581 informazioni@collevalenza.itrettore.santuario@collevalenza.it casadelpellegrino@collevalenza.it
https://www.amormisericordioso.org/ita/wp-content/uploads/2026/04/san_giuseppe-43-1-scaled.png25602560Famiglia dell'Amore Misericordiosohttp://www.amormisericordioso.org/ita/wp-content/uploads/2018/02/logo-fam-italiano.pngFamiglia dell'Amore Misericordioso2026-04-13 10:27:042026-04-13 10:30:39Convegno nazionale per confessori
Ci sono luoghi che non si visitano soltanto: si attraversano lasciandosi attraversare. Collevalenza è uno di questi. Non è solo un Santuario immerso nella quiete umbra, ma uno spazio dell’anima in cui il rumore si abbassa e il cuore, lentamente, ricomincia a parlare.
Dal 6 all’8 febbraio, nei giorni che hanno condotto alla festa della beata Madre Speranza, un gruppo di giovani provenienti da realtà diverse – Santeramo in Colle, Francenigo, Mantova, Spinaceto, Collevalenza e dintorni – ha vissuto l’esperienza proposta dalla Pastorale giovanile-vocazionale della Famiglia dell’Amore Misericordioso:“Sui passi di Madre Speranza”. Passi concreti, fatti di incontri, silenzi, preghiera, fraternità. Passi interiori, fatti di domande, scoperte, piccole luci.
Il filo conduttore del percorso è stato suggestivo e profondamente evangelico: le mani di Madre Speranza. Mani che accolgono, mani che pregano, mani che servono. Mani che non trattengono per sé, ma donano.
Mani che accolgono
Appena arrivati, molti ragazzi hanno sperimentato una sensazione semplice ma rara: sentirsi attesi. Il Roccolo, la Casa del Pellegrino, gli spazi del Santuario… tutto parla di un’accoglienza discreta, mai invadente. Come se quel luogo dicesse: “Puoi essere te stesso, qui”. Tra i partecipanti c’era anche Samanta, 15 anni, arrivata da Spinaceto alla sua prima esperienza a Collevalenza. I suoi occhi curiosi raccontavano già molto prima delle parole. All’inizio – come capita a tanti – c’era forse un po’ di timidezza, il non sapere bene cosa aspettarsi. Ma Collevalenza ha questo dono: scioglie le difese senza forzarle.
«Quando siamo arrivati – racconta Samanta – ho notato subito il posto: il Roccolo, la Casa del Pellegrino … era tutto molto tranquillo. Mi sembrava un luogo diverso da quelli che frequento di solito, come se lì il tempo andasse più piano».
E forse è proprio questo il primo miracolo: rallentare abbastanza da accorgersi di ciò che conta.
Mani che pregano
Le giornate sono state scandite dalla preghiera comune, dalle Lodi mattutine nella cappella, dalle catechesi e dai lavori in piccoli gruppi. Momenti semplici, ma capaci di far emergere domande vere. Pregare insieme, soprattutto da giovani, non è mai scontato. Richiede un piccolo passo di fiducia. Eppure, quando accade, crea legami profondi. Particolarmente intensa è stata la veglia di preghiera e canti per Caterina, una ragazza che il giorno seguente avrebbe iniziato la sua vita religiosa. Vedere una ragazza, poco più grande e ad alcuni coetanea, dire un “sì” così grande a Dio non lascia indifferenti: interroga, smuove, ispira. Samanta lo ha percepito con la freschezza dei suoi 15 anni:
«Mi ha colpito vedere persone giovani scegliere Dio così seriamente. Ti fa pensare che forse la fede non è solo una cosa da dire, ma da vivere davvero».
Mani che servono (e si lasciano toccare)
Tra i momenti più significativi c’è stata l’immersione nelle vasche del Santuario. Non un gesto “magico”, ma un segno. Un affidare a Dio le proprie fatiche, le ferite nascoste, le speranze non dette. Entrare in quell’acqua, per molti, è stato come dire: “Signore, eccomi così come sono”. La fede, spesso, passa proprio da qui: da esperienze che il cuore capisce prima della testa. Samanta lo racconta con semplicità disarmante:
«L’immersione nelle piscine è stata un’esperienza forte. Non saprei spiegare tutto a parole, ma mi sono sentita bene, come più leggera».
La gioia come segno
La domenica, la celebrazione eucaristica nella ricorrenza della nascita al cielo di Madre Speranza ha raccolto tutto il cammino vissuto. Non come conclusione, ma come ripartenza. Se si dovesse riassumere l’esperienza con una parola, forse sarebbe proprio quella che Samanta ha scelto spontaneamente:
«Mi ha colpito la gioia del posto, la tranquillità, le persone senza cattiveria ma piene di bontà e felicità».
In un mondo dove spesso i giovani respirano tensione, giudizio, competizione, incontrare adulti e coetanei capaci di bontà semplice è una testimonianza potente. Forse è questa l’eredità più vera di Madre Speranza: ricordarci che il Vangelo rende il cuore più umano, non meno.
“Sui passi di Madre Speranza” non è stato solo un evento, ma un invito: riscoprire le proprie mani: mani che accolgono l’altro così com’è; mani che si uniscono nella preghiera; mani che scelgono di servire invece di chiudersi. I giovani tornano alle loro città con meno risposte preconfezionate e qualche domanda in più. Ma anche con una certezza silenziosa: Dio non è lontano, e la misericordia non è un’idea, è un’esperienza.
E forse il miracolo più grande è proprio questo: scoprire che, mentre camminiamo sui passi dei santi, Dio continua a camminare sui nostri.
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