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SULLA STRADA DELLA MISERICORDIA – 2026 edition
/in Notizie /da Famiglia dell'Amore MisericordiosoDa Gerusalemme a Emmaus, da Emmaus a Gerusalemme: il cammino dei discepoli che diventa il nostro cammino
Ci sono strade che percorriamo con i piedi e strade che percorriamo con il cuore. Alcune ci conducono verso una meta; altre, invece, nascono proprio quando una meta sembra essere perduta. La strada di Emmaus appartiene a questa seconda categoria. Ă la strada di due uomini che si allontanano da Gerusalemme: hanno camminato dietro GesĂč, hanno ascoltato le sue parole, hanno sperato in Lui. Eppure, qualcosa si Ăš spezzato. Il loro Maestro Ăš morto, le loro attese si sono infrante. E allora non resta che tornare indietro.
Dal 18 al 21 agosto, a Collevalenza, abbiamo percorso idealmente proprio quella strada. Non per raccontare semplicemente quattro giorni vissuti insieme, ma per lasciarci interrogare da una domanda: dove siamo noi, oggi, lungo la strada di Emmaus? PerchĂ© Emmaus non Ăš soltanto un luogo del Vangelo ma una condizione del cuore. Ă quel momento della vita in cui ci accorgiamo che le cose non sono andate come speravamo, che alcune attese sono rimaste senza risposta, che Dio sembra distante e che la strada che avevamo immaginato davanti a noi non coincide piĂč con quella che stiamo percorrendo. E proprio lĂŹ, su quella strada, comincia la misericordia.

«Noi speravamoâŠÂ»: quando la speranza si ferisce
La prima parola che forse riconosciamo nei due discepoli Ăš la delusione: «Noi speravamoâŠÂ». Ă una frase breve, ma dentro contiene una storia intera. Contiene un’attesa, un desiderio, un progetto. Contiene anche una ferita: qualcosa che avevamo sperato non Ăš accaduto. I discepoli non stanno semplicemente tornando a casa. Stanno tornando indietro da una speranza che non comprendono piĂč.
Anche la nostra vita conosce questi momenti: ci sono sogni che non si realizzano, relazioni che cambiano, persone che ci deludono, scelte delle quali non vediamo piĂč il senso. Ci sono domande rivolte a Dio alle quali non sembra arrivare alcuna risposta. E ci sono persino momenti nei quali la fede stessa sembra non bastare a spiegare ciĂČ che stiamo vivendo. Emmaus comincia lĂŹ: non dalla certezza, ma dalla fatica. Ed Ăš importante accorgersene, perchĂ© il Vangelo non ci presenta due discepoli perfetti. Ci presenta due uomini delusi, confusi, incapaci di leggere ciĂČ che Ăš accaduto.
La misericordia di Dio non aspetta che diventiamo diversi da ciĂČ che siamo. Ci raggiunge proprio lĂŹ.

La strada: Dio ci incontra mentre camminiamo
C’Ăš un particolare del racconto di Luca che rischiamo di dare per scontato: GesĂč si avvicina ai due discepoli mentre stanno camminando. Non li aspetta a Emmaus, non li costringe a tornare a Gerusalemme prima di incontrarlo, non dice loro: «Quando avrete capito tutto, allora verrĂČ». Si mette semplicemente in cammino con loro ed Ăš forse una delle immagini piĂč belle della misericordia: Dio non ama soltanto la parte riuscita della nostra vita. Ama anche le nostre strade confuse, le nostre fughe, le nostre domande, persino i passi che ci stanno portando lontano. A Collevalenza abbiamo provato a riconoscere questo Dio: un Dio che non si impone, ma si affianca, un Dio che ascolta prima ancora di parlare, un Dio che entra nella nostra storia senza cancellarla.
I discepoli raccontano a quello straniero ciĂČ che Ăš accaduto. Gli consegnano la loro versione dei fatti, la loro delusione, il loro «noi speravamo». E GesĂč parte proprio da lĂŹ. Anche il nostro cammino di fede, allora, non puĂČ essere un tentativo di nascondere a Dio ciĂČ che siamo. Possiamo portargli le nostre domande, le nostre fatiche, perfino le nostre delusioni. PerchĂ© la misericordia non Ăš il premio per chi non sbaglia. Ă l’amore di Dio che si avvicina all’uomo mentre ancora sta cercando la strada.

«Resta con noi»: la preghiera di chi ha scoperto una presenza
A un certo punto della strada accade qualcosa: i due discepoli arrivano quasi alla loro destinazione e GesĂč sembra voler proseguire oltre. E allora nasce una richiesta semplice, quasi spontanea: «Resta con noi». Forse Ăš questa la preghiera che piĂč di ogni altra puĂČ custodire l’esperienza vissuta a Collevalenza. Resta con noi: quando non comprendiamo, quando siamo stanchi, quando la nostra fede vacilla, quando non sappiamo quale strada prendere, quando la vita ci chiede di ricominciare. Resta con noi.
Non Ăš la preghiera di chi ha giĂ tutte le risposte, ma di chi ha scoperto che, prima ancora delle risposte, ha bisogno di una presenza. E GesĂč resta… nella Parola ascoltata, nella preghiera, nell’Eucaristia, nella comunitĂ . Resta nei volti incontrati, resta in quella fraternitĂ che permette di scoprire che nessuno percorre la strada da solo. Ă qui che il cammino di Emmaus diventa anche un cammino di misericordia: la misericordia non Ăš soltanto ciĂČ che Dio fa per noi; Ăš la sua scelta di rimanere con noi.

«Non ci ardeva forse il cuore?»: quando cambia lo sguardo
I discepoli non riconoscono immediatamente GesĂč. E questo Ăš un altro dettaglio prezioso: il Risorto Ăš giĂ accanto a loro, ma loro non sono ancora capaci di riconoscerlo. E quante volte anche noi possiamo vivere qualcosa di simile: Dio puĂČ essere presente e noi non accorgercene, puĂČ esserci una parola capace di illuminarci e noi ascoltarla senza comprenderla, puĂČ esserci una persona accanto a noi attraverso la quale il Signore ci sta raggiungendo e noi non riuscire a riconoscerlo.
Il cammino di quei due uomini non consiste allora semplicemente nell’arrivare a una destinazione. Consiste nel cambiare lo sguardo.
GesĂč rilegge con loro la storia. Le Scritture diventano una chiave nuova per comprendere ciĂČ che sembrava soltanto fallimento. La croce non viene cancellata. Ma cambia il modo di guardarla. E forse questo Ăš uno dei passaggi piĂč importanti che possiamo portare con noi dall’esperienza vissuta: la fede non significa ricevere una vita senza ferite. Significa imparare a leggere le proprie ferite dentro una storia piĂč grande, nella quale Dio continua ad abitare. La misericordia non elimina la nostra storia. La trasfigura.
Lo riconobbero nello spezzare il pane
Poi arriva il momento del riconoscimento. Non avviene durante una grande manifestazione straordinaria ma avviene nel gesto semplice dello spezzare il pane. LĂŹ gli occhi dei discepoli si aprono, ed Ăš proprio allora che comprendono che quello sconosciuto incontrato sulla strada era il Signore.
Ma il riconoscimento non li lascia immobili. Se prima stavano andando da Gerusalemme a Emmaus, ora fanno il percorso contrario. «Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme». Ă questo il segno che l’incontro Ăš stato autentico: quando incontri davvero il Signore, la tua strada cambia direzione. Non necessariamente perchĂ© cambiano immediatamente tutte le circostanze della tua vita, ma perchĂ© cambia il modo di attraversarle. Emmaus non Ăš il punto di arrivo, Ăš il luogo nel quale si comprende che bisogna tornare: tornare alla comunitĂ , tornare alle relazioni, tornare alla propria quotidianitĂ , tornare lĂ dove forse avevamo smesso di sperare.

Da Collevalenza alla vita
Anche Collevalenza, allora, non puĂČ essere soltanto un luogo nel quale siamo stati bene insieme per qualche giorno. Un’esperienza spirituale rischierebbe di diventare soltanto un ricordo se non producesse un nuovo inizio. Siamo arrivati con le nostre domande e siamo ripartiti con nuove domande. Abbiamo ascoltato parole, pregato, condiviso, camminato, riso, fatto silenzio. Abbiamo incontrato persone e forse, attraverso quei volti, abbiamo incontrato nuovamente anche noi stessi.
Ma soprattutto abbiamo provato a riconoscere una presenza. Quella di Cristo che continua a mettersi accanto all’uomo, quella dell’Amore Misericordioso che non si stanca delle nostre strade, quella di un Dio che non aspetta dall’altra parte delle nostre fragilitĂ , ma viene a cercarci proprio dentro di esse. Per questo, alla fine, la domanda non Ăš soltanto: «Che cosa abbiamo vissuto a Collevalenza?». La domanda Ăš: «Che cosa cambia nella nostra vita dopo aver incontrato il Signore sulla strada?».

Una strada che continua
Il nuovo anno della Pastorale Giovanile-Vocazionale dell’Amore Misericordioso si apre proprio dentro questa dinamica: la strada continua. Continua perchĂ© il Vangelo non Ăš un’esperienza da conservare, ma una vita da vivere. Continua perchĂ© ciascuno di noi puĂČ attraversare nuovamente momenti di delusione, di smarrimento e di fatica. Continua perchĂ©, anche quando pensiamo di essere noi a cercare Dio, possiamo scoprire che Ăš Lui ad aver giĂ iniziato a camminare verso di noi. E continua perchĂ© il carisma dell’Amore Misericordioso non ci invita a fuggire dalle strade degli uomini, ma a percorrerle con lo stile di GesĂč: facendoci compagni di viaggio, ascoltando, accogliendo, perdonando, annunciando.
Forse Ăš proprio questo il senso piĂč profondo di «Sulla strada della misericordia». Non un percorso da completare, non una meta da raggiungere, ma uno stile di vita. Quello di chi impara a riconoscere il Signore mentre cammina, quello di chi, dopo aver sperimentato la misericordia, diventa capace di offrirla, quello di chi, come i discepoli di Emmaus, scopre che la strada che sembrava una fuga puĂČ diventare il luogo dell’incontro. E allora si puĂČ ripartire.
Da Emmaus verso Gerusalemme. Dalla delusione verso la speranza. Dalla solitudine verso la fraternità . Dalla paura verso la missione. Dal cuore ferito verso un cuore che arde di nuovo. Perché la strada della misericordia non finisce a Collevalenza. Comincia lÏ, ancora una volta, per tornare con noi nella vita.

Cinque nuovi professi nel 75° anniversario dei Figli dellâAmore Misericordioso
/in Notizie /da Famiglia dell'Amore MisericordiosoIn un clima di fede e di gratitudine, il 14 agosto 2026, presso il Santuario Diocesano e Parrocchia di San Isidro Labrador, nelle Filippine, si Ăš celebrata la Santa Messa della Vigilia della SolennitĂ dellâAssunzione della Beata Vergine Maria, unita alla gioia per il 75° anniversario di fondazione dei Figli dellâAmore Misericordioso.
La celebrazione eucaristica, presieduta da S.E. Mons. Dennis C. Villarojo, D.D., Vescovo di Malolos, ha assunto un significato del tutto particolare per la Congregazione: nello stesso giorno in cui i Figli dellâAmore Misericordioso rendevano grazie a Dio per i 75 anni della propria storia e missione, cinque novizi hanno emesso la loro prima professione religiosa, compiendo un passo decisivo nel cammino della consacrazione.

Con la professione dei voti, i cinque giovani hanno affidato a Dio la propria vita, impegnandosi a seguirlo piĂč profondamente e a servirlo nella Chiesa secondo il carisma dei Figli dellâAmore Misericordioso. La loro consacrazione Ăš un dono prezioso per tutta la Congregazione e un segno di speranza per il suo futuro.
In questo giorno di particolare grazia, affidiamo i nuovi professi alla materna intercessione di Maria Santissima, Assunta in Cielo, perché, come Lei, sappiano rispondere alla chiamata di Dio con fede perseverante, amore generoso e umile servizio.
Auguriamo ai cinque nuovi professi un fecondo cammino di consacrazione: il Dio Amore Misericordioso li accompagni, sostenga il loro âsĂŹâ e faccia della loro vita una testimonianza gioiosa della sua misericordia.
Madre Speranza, prega per loro.
Maria, Assunta in Cielo, prega per loro.























La PRIMA PROFESSIONE RELIGIOSA di Maneesha e Jasmine
/in Notizie /da Famiglia dell'Amore MisericordiosoLa comunitĂ delle Ancelle dell’Amore Misericordioso ha vissuto oggi una giornata di grazia e di profonda gioia. Nella chiesa di Santa Rita a Nanthirickal, durante la celebrazione eucaristica presieduta da S.E. Mons. Paul Antony Mullassery, Vescovo di Quilon, hanno pronunciato la loro prima professione religiosa sr. Maneesha Medepalli e sr. Jasmine Joy, consacrando la loro vita al Signore con i voti di povertĂ , castitĂ e obbedienza.

Ă stato un momento intenso, nel quale la chiamata di Dio ha trovato una risposta generosa e piena di speranza. Davanti all’altare, circondate dalle consorelle, dalle loro famiglie e da tanti fedeli, le due giovani hanno espresso il loro desiderio di appartenere interamente a Cristo e di servire la Chiesa secondo il carisma delle Ancelle dell’Amore Misericordioso.
Le parole del Magnificat, scelte come motto della celebrazione â “L’anima mia magnifica il Signore” (Lc 1,46) â hanno accompagnato questa giornata come una preghiera di lode e di rendimento di grazie. In esse si riflette la gioia di due giovani che hanno riconosciuto la fedeltĂ del Signore nella loro storia e hanno deciso di affidargli il proprio futuro.
La prima professione non rappresenta un traguardo, ma l’inizio di un cammino ancora piĂč profondo di sequela. Ă un invito a vivere ogni giorno il Vangelo nell’amore misericordioso, lasciandosi trasformare da Cristo per diventare segno della sua presenza nel mondo.
Affidiamo sr. Maneesha e sr. Jasmine all’intercessione della Vergine Maria e di tutti i santi, perchĂ© il loro “sĂŹ” continui a crescere nella fedeltĂ , nella gioia e nella caritĂ , portando frutti abbondanti per la Chiesa e per tutti coloro che incontreranno nel loro servizio.
«L’anima mia magnifica il Signore» (Lc 1,46). Che questo canto accompagni ogni giorno della loro vita consacrata.

A Collevalenza, sulle orme di Francesco, un ritiro nel segno della misericordia
/in Notizie /da Famiglia dell'Amore MisericordiosoNel cuore dellâAnno Giubilare Francescano, il Santuario dellâAmore Misericordioso accoglie dal 9 al 12 luglio 2026 quattro giorni di esercizi spirituali aperti a tutti i fedeli. Lâiniziativa Ăš promossa dallâAssociazione Laici Amore Misericordioso, che proprio nel 2026 compie trentâanni.

Collevalenza (PG) â CâĂš un filo che, attraverso otto secoli, lega lâesperienza di un giovane di Assisi alle inquietudini del nostro tempo: la misericordia. Ă attorno a questo filo che il Santuario dellâAmore Misericordioso di Collevalenza propone, dal 9 al 12 luglio 2026, un ciclo di esercizi spirituali per laici dal titolo ââŠE con essi usai misericordia. La Misericordia nellâesperienza di San Francescoâ. Lâappuntamento, aperto a tutti, sarĂ guidato da fra Alfio Vespoli, dellâOrdine dei Frati Minori.
Il ritiro cade in un anno particolarmente significativo. Papa Leone XIV ha indetto un Anno Giubilare Francescano in occasione dellâottavo centenario della morte di San Francesco dâAssisi, avvenuta nel 1226. Con un decreto della Penitenzieria Apostolica, lâAnno speciale Ăš stato fissato dal 10 gennaio 2026 al 10 gennaio 2027 e prevede la concessione dellâindulgenza plenaria ai fedeli che, alle consuete condizioni, compiano pellegrinaggi presso chiese e santuari francescani. Il centenario rappresenta il culmine di un cammino celebrativo avviato nel 2023, che ha ripercorso le tappe finali della vita del santo: lâapprovazione della Regola, il presepe di Greccio, il dono delle stimmate e la composizione del Cantico delle Creature.
Proprio in questo orizzonte si colloca il senso piĂč autentico dellâappuntamento di Collevalenza, pensato come un invito rivolto a tutti i fedeli italiani che, nel pieno dellâestate e delle attivitĂ quotidiane, desiderino concedersi una pausa per fermarsi e riflettere insieme. In un tempo segnato dalla fretta, dalla frammentazione e dalla solitudine, il ritiro offre a credenti di ogni provenienza, professione ed etĂ la possibilitĂ di sostare per qualche giorno, di ritrovare il respiro della preghiera condivisa e di riscoprire, nella compagnia di altri pellegrini, quel senso di fraternitĂ che Ăš il cuore stesso del messaggio francescano. Non occorre appartenere a una comunitĂ o a unâassociazione: lâesperienza Ăš aperta a chiunque avverta il bisogno di rallentare e di ricollocare la propria vita interiore al centro.
A organizzare lâiniziativa Ăš lâAssociazione Laici Amore Misericordioso (LAM), che riunisce fedeli legati alla spiritualitĂ dellâAmore Misericordioso. Lâassociazione Ăš nata nel 1996 e conta oggi una rete di trenta comunitĂ distribuite lungo tutta la penisola. Per lâAssociazione LAM il 2026 segna dunque una doppia ricorrenza: il trentesimo anniversario della propria fondazione e lâAnno Giubilare. Una coincidenza che ha suggerito di celebrare entrambi gli eventi proprio dove il carisma dellâassociazione affonda le proprie radici.
Collevalenza, infatti, Ăš il principale centro di pellegrinaggio dedicato al culto dellâAmore Misericordioso. Il Santuario Ăš legato alla figura di Madre Speranza di GesĂč, al secolo MarĂa Josefa Alhama Valera (1893-1983), religiosa di origine spagnola, fondatrice di due congregazioni â i Figli e le Ancelle dellâAmore Misericordioso â e beatificata da Papa Francesco nel 2014. Attorno alla sua esperienza spirituale si Ăš sviluppata una devozione che oggi conta presenze in diversi Paesi. Il complesso, di architettura moderna e riconoscibile per la sua alta torre campanaria, comprende la basilica, la cripta e le strutture di accoglienza per i pellegrini.
Il programma intreccia meditazione, celebrazioni eucaristiche, preghiera comunitaria e liturgia penitenziale. Si apre con la cena di giovedĂŹ 9 luglio e prosegue con due giornate scandite da meditazioni in auditorium e celebrazioni in basilica. Tra i momenti piĂč sentiti, nella giornata di sabato, la Liturgia delle Acque con la processione alle piscine, tratto distintivo della tradizione di Collevalenza, e la serata dedicata alle testimonianze dei partecipanti. La conclusione Ăš prevista per la mattinata di domenica 12 luglio, con una meditazione finale, la Santa Messa in basilica e il pranzo di commiato.
Non si tratta, dunque, di un convegno nĂ© di una semplice commemorazione, ma di unâoccasione concreta per fermarsi e tornare allâessenziale, da vivere insieme. La partecipazione Ăš aperta a tutti, ma i posti sono limitati. Ă pertanto richiesta la prenotazione, da effettuarsi presso la Casa del Pellegrino, che fornisce anche tutte le informazioni relative al contributo previsto per vitto e alloggio. Chi Ăš interessato Ăš invitato a muoversi per tempo.


Sotto lo sguardo di MARIA MEDIATRICE
/in Notizie /da Famiglia dell'Amore MisericordiosoCi sono esperienze che non fanno rumore. Non cercano effetti speciali e non hanno bisogno di slogan. Accadono lentamente, quasi in silenzio, come la pioggia che bagna la terra durante la notte. E soltanto dopo ti accorgi che qualcosa, dentro, Ăš cambiato. CosĂŹ sono stati i giorni vissuti a Collevalenza da 44 giovani, assieme ai loro animatori, provenienti da diverse parti dâItalia, ritrovatisi al Santuario dellâAmore Misericordioso per il corso giovani dal titolo âAmati per amareâ. Tre giorni semplici, intensi, profondamente veri. Tre giorni vissuti sotto lo sguardo di Maria, celebrata proprio lâ8 maggio come Mediatrice. Forse Ăš significativo che tutto sia iniziato proprio lĂŹ: da una donna che non trattiene nulla per sĂ©, ma accompagna ogni cosa verso Dio.

Viviamo tempi in cui si parla molto, continuamente, ma si ascolta poco. Anche il cuore, spesso, rimane in superficie: agitato, stanco, disperso. Eppure questi giorni hanno avuto il sapore opposto. Non quello della fuga dalla realtĂ , ma quello del ritorno a sĂ© stessi. A ciĂČ che siamo davvero. A ciĂČ che custodiamo dietro le maschere, dietro le frasi automatiche, dietro le sicurezze costruite per non sentirci fragili.
Il cuore dellâesperienza Ăš stata una proposta tanto antica quanto sorprendentemente nuova: il rosario. Una preghiera che molti conoscono, pochi comprendono davvero.
Talvolta liquidata come ripetitiva, distante, âda altri tempiâ. E invece proprio lĂŹ si Ăš aperto uno spazio inatteso. Durante la giornata di sabato 9 maggio, i giovani hanno attraversato lâintera giornata pregando il rosario, decina dopo decina. Ogni mistero veniva annunciato dalla Parola e introdotto da una breve catechesi, concreta, capace di toccare la vita vera: le relazioni ferite, le paure sul futuro, il bisogno di sentirsi accolti, il desiderio di essere amati senza dover dimostrare continuamente qualcosa. E lentamente quella preghiera ha smesso di essere una formula ed Ú diventata respiro. PerchĂ© il rosario, forse, non serve anzitutto a âdireâ qualcosa a Dio. Serve a lasciare che Dio entri nei nostri pensieri dispersi, nelle nostre inquietudini, nelle nostre domande mai espresse. Ogni Ave Maria sembrava quasi scavare, con dolcezza, dentro le difese del cuore.
E allora sono accadute cose semplici e immense.

Molti giovani hanno scelto di fermarsi in chiesa, sostando davanti al Crocifisso dellâAmore Misericordioso o allâimmagine di Maria Mediatrice. Non per dovere. Non perchĂ© âprevisto dal programmaâ. Ma perchĂ© sentivano il bisogno di restare, di ascoltare e di ascoltarsi. Altri hanno cercato un confronto personale con gli animatori, con i sacerdoti, con i membri dellâĂ©quipe di Pastorale giovanile-vocazionale dellâAmore Misericordioso. Non conversazioni superficiali, ma dialoghi veri. A volte faticosi. A volte attraversati dalle lacrime. Dialoghi abitati da domande grandi: Che ne sarĂ della mia vita? Cosa desidero davvero? Sto scegliendo per paura o per amore? Dio cosa sogna per me?
Ed Ăš stato forse questo il miracolo piĂč bello: vedere dei giovani prendere sul serio la propria vita. In un mondo che spesso li vuole distratti, veloci, anestetizzati, questi ragazzi hanno avuto il coraggio di fermarsi davanti a Dio con la veritĂ del proprio cuore. Senza filtri. Senza recite spirituali. Per alcuni Ăš stato anche il momento di sperimentare concretamente la misericordia di Dio nel sacramento della riconciliazione, non come gesto abitudinario, ma come esperienza di rinascita, come il sollievo di chi, finalmente, smette di nascondersi.

La domenica conclusiva Ăš stata forse il sigillo piĂč bello dellâintera esperienza. Non câerano piĂč soltanto catechesi da ascoltare. Câerano vite che prendevano parola. Prima nei piccoli gruppi, poi tutti insieme, i giovani hanno condiviso ciĂČ che quei giorni avevano smosso dentro di loro. E in quel momento molte parole ascoltate il giorno precedente â parole a volte pungenti, provocatorie, persino scomode â hanno trovato carne nella concretezza delle loro storie.
Qualcuno ha raccontato di aver riconosciuto ferite mai affrontate.
Qualcun altro ha scoperto emozioni rimaste per troppo tempo ignorate.
Altri ancora hanno espresso il desiderio nuovo di affidare a Dio il proprio futuro, senza pretendere di controllare tutto.
Ă stato come vedere la luce entrare lentamente in stanze interiori rimaste chiuse per anni. E forse proprio questo ha fatto Maria durante questi giorni. Non ha occupato il centro. Non lo fa mai. Ha insegnato, piuttosto, uno stile: quello dellâascolto, della custodia, del discernimento.
Maria Mediatrice Ăš colei che sa stare davanti al mistero senza possederlo. Accoglie, accompagna, indica. Ă lâumile ancella che ha scelto di fidarsi anche quando non comprendeva tutto. Ed Ăš forse da qui che nasce ogni vera vocazione: dalla disponibilitĂ a lasciare che Dio entri nella propria vita non come ospite occasionale, ma come presenza capace di orientare le scelte, i desideri, i sogni.

âAmati per amareâ non Ăš stato soltanto il titolo del corso. Ă diventato un cammino interiore. PerchĂ© soltanto chi si scopre davvero amato puĂČ imparare ad amare senza paura.
E forse questi giorni hanno lasciato proprio questo nel cuore di molti giovani: la certezza, fragile ma luminosa, che Dio continua ancora oggi a chiamare ciascuno per nome. Non nonostante la propria fragilitĂ , ma proprio attraverso di essa.
“AffinchĂ© siano tutti uno e il mondo creda” Gv 17,21
/in Notizie /da Famiglia dell'Amore MisericordiosoDal 28 al 31 maggio 2026 il Santuario dellâAmore Misericordioso di Collevalenza accoglierĂ il II Incontro Internazionale dei Laici dellâAmore Misericordioso, un appuntamento atteso e desiderato che riunirĂ delegazioni provenienti da diverse parti del mondo per vivere insieme giorni di comunione, ascolto, preghiera e fraternitĂ .
Il tema scelto per questa edizione â âAffinchĂ© siano tutti uno e il mondo credaâ (Gv 17,21) â richiama con forza il desiderio di unitĂ espresso da GesĂč nellâultima Cena e si presenta come un invito concreto a riscoprire la vocazione dei Laici dellâAmore Misericordioso come presenza viva del Vangelo dentro la storia, nelle famiglie, nei luoghi di lavoro, nelle comunitĂ e nelle periferie dellâesistenza.
Lâincontro internazionale sarĂ anzitutto unâesperienza di famiglia. Attorno al carisma donato da Madre Speranza, i Laici dellâAmore Misericordioso, insieme ai Figli e alle Ancelle dellâAmore Misericordioso, si ritroveranno per condividere il cammino compiuto in questi anni, riconoscere i segni della presenza di Dio nelle diverse realtĂ del mondo e rinnovare con entusiasmo la chiamata a essere testimoni dellâAmore Misericordioso.
Saranno giorni intensi, scanditi dalla preghiera comunitaria, dalle celebrazioni liturgiche, dai momenti di ascolto e approfondimento, dalla condivisione fraterna e dal confronto tra culture, lingue ed esperienze differenti. Pellegrinaggi, catechesi, testimonianze, adorazione eucaristica e spazi dedicati ai giovani aiuteranno ogni partecipante a lasciarsi nuovamente raggiungere dallâamore di Dio per diventare segno di unitĂ e speranza nel mondo di oggi.
Particolarmente significativo sarĂ il clima di comunione internazionale che caratterizzerĂ lâevento: popoli diversi, uniti dallo stesso carisma, si incontreranno nella consapevolezza che lâAmore Misericordioso continua ancora oggi a generare fraternitĂ , riconciliazione e desiderio di santitĂ nella vita quotidiana.
Lâincontro si inserisce inoltre in un tempo speciale di gratitudine e memoria per tutta la Famiglia dellâAmore Misericordioso, che guarda con riconoscenza alla storia seminata da Madre Speranza e rinnova il proprio impegno missionario nella Chiesa. In questo spirito, il convegno non sarĂ soltanto unâoccasione organizzativa o formativa, ma soprattutto unâesperienza spirituale profonda, capace di ravvivare il cuore e ridare slancio alla missione dei laici nel mondo contemporaneo.
Collevalenza diventerĂ cosĂŹ, ancora una volta, luogo di incontro, di grazia e di comunione, dove ciascuno potrĂ sentirsi accolto, ascoltato e inviato. PerchĂ© il carisma dellâAmore Misericordioso continui a parlare al cuore dellâuomo di oggi attraverso la vita semplice e concreta di tanti laici chiamati a essere, nel mondo, riflesso della tenerezza di Dio.

75 anni di fedeltĂ all’Amore Misericordioso
/in Notizie /da Famiglia dell'Amore MisericordiosoDomenica 3 maggio 2026, nella gioia semplice e profonda del rendimento di grazie, la comunitĂ parrocchiale di Parrocchia di San Giovanni Evangelista ha celebrato i 75 anni di vita religiosa di sr. Lucia Raffaelli, Ancella dellâAmore Misericordioso.

Attorno a lei si sono stretti i Figli e le Ancelle dellâAmore Misericordioso, lâAssociazione dei Laici, i nipoti, gli amici e i tanti parrocchiani che condividono quotidianamente il cammino della comunitĂ religiosa presente a Spinaceto. Ă stata una festa dal volto familiare, fatta di volti, preghiera, memoria e gratitudine.
Nel cuore della celebrazione eucaristica, particolarmente intenso Ăš stato il momento del rinnovo della professione religiosa. Al termine dellâomelia, sr. Lucia ha nuovamente consegnato la sua vita al Signore, rendendo grazie a Dio per il dono della fedeltĂ e della perseveranza. Con commozione ha riconosciuto di aver potuto contemplare, lungo gli anni della sua consacrazione, âle meraviglie di un Dio provvidente e Amore Misericordiosoâ.

Le sue parole hanno lasciato trasparire la bellezza di una vocazione custodita nel tempo, attraversata certamente da fatiche e prove, ma sostenuta dalla presenza fedele del Signore. Una testimonianza silenziosa e luminosa che continua ancora oggi a parlare alla Chiesa e alle nuove generazioni.
Al termine della celebrazione, i festeggiamenti sono proseguiti in un clima semplice, pacato e fraterno. Nessuna ricerca di solennitĂ esteriore, ma il desiderio condiviso di rendere grazie a Dio per il dono di una vita interamente offerta al servizio dellâAmore Misericordioso.
In un tempo spesso segnato dalla precarietĂ e dalla fatica del âper sempreâ, il giubileo di sr. Lucia diventa per tutti un segno concreto della fedeltĂ di Dio, che continua a operare meraviglie nella vita di chi si affida a Lui con cuore umile e perseverante.
Tantissimi auguri sr. Lucia!








Ordinazione presbiterale P. ALEXANDRU CRISTINEL CHIRICHEĆ fam
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