In un clima di fede e di gratitudine, il 14 agosto 2026, presso il Santuario Diocesano e Parrocchia di San Isidro Labrador, nelle Filippine, si è celebrata la Santa Messa della Vigilia della Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, unita alla gioia per il 75° anniversario di fondazione dei Figli dell’Amore Misericordioso.
La celebrazione eucaristica, presieduta da S.E. Mons. Dennis C. Villarojo, D.D., Vescovo di Malolos, ha assunto un significato del tutto particolare per la Congregazione: nello stesso giorno in cui i Figli dell’Amore Misericordioso rendevano grazie a Dio per i 75 anni della propria storia e missione, cinque novizi hanno emesso la loro prima professione religiosa, compiendo un passo decisivo nel cammino della consacrazione.
Con la professione dei voti, i cinque giovani hanno affidato a Dio la propria vita, impegnandosi a seguirlo più profondamente e a servirlo nella Chiesa secondo il carisma dei Figli dell’Amore Misericordioso. La loro consacrazione è un dono prezioso per tutta la Congregazione e un segno di speranza per il suo futuro.
In questo giorno di particolare grazia, affidiamo i nuovi professi alla materna intercessione di Maria Santissima, Assunta in Cielo, perché, come Lei, sappiano rispondere alla chiamata di Dio con fede perseverante, amore generoso e umile servizio.
Auguriamo ai cinque nuovi professi un fecondo cammino di consacrazione: il Dio Amore Misericordioso li accompagni, sostenga il loro “sì” e faccia della loro vita una testimonianza gioiosa della sua misericordia.
Madre Speranza, prega per loro. Maria, Assunta in Cielo, prega per loro.
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Ci sono giorni in cui il Vangelo sembra uscire dalle pagine e prendere carne davanti ai nostri occhi. Giorni in cui parole come fiducia, consegna, amore smettono di essere concetti spirituali e diventano scelte, passi, lacrime trattenute e sorrisi pieni. L’8 febbraio, in occasione della festa liturgica della Beata Madre Speranza, uno di questi giorni ha preso forma nella vita di Sr. Caterina La Spisa EAM.
Chi era presente ha percepito che non si trattava semplicemente di un rito, ma di una storia d’amore che arrivava a dire il suo “sì” ad alta voce. I voti di obbedienza, castità e povertà non sono risuonati come rinunce, ma come il modo concreto con cui una vita sceglie di fidarsi dell’Amore Misericordioso e di lasciarsi plasmare da Lui. In un tempo in cui trattenere sembra più sicuro che donarsi, vedere qualcuno consegnare la propria vita è una provocazione dolce e potente.
E forse il segreto di quel “sì” stava già nelle parole condivise la sera precedente, durante la veglia di preghiera vocazionale, quando Sr. Caterina ha aperto il cuore raccontando il suo cammino, le sue domande, le sue scoperte. Non una storia perfetta, ma una storia vera, dove Dio ha pazientemente tessuto luce dentro le pieghe della quotidianità.
Di seguito, uno stralcio della sua testimonianza, perché certe scelte si comprendono davvero solo ascoltando la voce di chi le vive:
Ricordo che un giorno, una suora mi ha detto: “Devi essere un’ape e mai una mosca”. All’inizio non avevo capito cosa volesse dirmi ma poi compresi che l’ape viene attratta dai profumi e dai colori dei fiori, non li sciupa, si nutre del loro polline che trasforma in miele. La mosca, invece, si poggia ovunque e viene attratta da cose sporche.
Mi sono laureata alla fine del 2020, quando eravamo ancora in pieno Covid. Ho iniziato subito a lavorare in un reparto di terapia intensiva, ho preso in affitto una casa, avevo una rete di amici e continuavo ad approfondire la mia relazione con Gesù. In questo periodo è nata in me una sana inquietudine interiore che mi ha portato a chiedere al mio parroco: “Don Manrico, sento nel cuore il desiderio di fare un discernimento serio, su ciò che il Signore vuole da me”. Ho così iniziato con lui un accompagnamento spirituale e con Suor Belen, religiosa del Verbum Dei, un accompagnamento umano, per imparare a conoscere meglio me stessa e la mia storia. Ho scoperto che il Signore l’ha amata prima di me. Sento di dirvi l’importanza: di non fare da soli, di fidarvi e affidarvi a persone sagge, che il Signore vi mette accanto: ci sono incontri che cambiano la vita.
Sono arrivata per la prima volta a Collevalenza con un pellegrinaggio della parrocchia di Santa Giulia, di Roma. Quel giorno una ragazza, guardandomi, mi ha detto: “Questi occhi li vuoi donare al Signore?”. C’è stata poi una seconda esperienza, un corso vocazionale chiamato “Jabbok”, in cui qualcun altro mi disse: “Scappa scappa, prima o poi il Signore ti acchiappa!”. In effetti aveva visto giusto. All’inizio scappavo dal Signore perché mi sentivo inadatta e dicevo: “Signore, fuori ci sono tante altre giovani migliori di me che ti possono aiutare”. Alla fine ho mollato la presa, felice di non scappare più. E ora sono qui a condividerlo con voi.
Oggi sono alla vigilia della Prima Professione e i due anni di noviziato trascorsi all’ombra del Santuario mi hanno portato ad innamorarmi ancora di più di questo carisma, di un Padre che perdona, dimentica e non tiene in conto e che non è felice senza di me, ma anche senza di te. Una mediazione speciale è stata la Beata Madre Speranza, di cui domani ricorre la festa liturgica. Mi sono sentita da subito “figlia”, tenuta per mano, condotta a scegliere di vendere tutto per acquistare la perla preziosa: “Gesù, mio tutto e ogni mio bene”, come lei diceva.
La cosa più bella e lo stupore più grande della mia vita è la gratuita chiamata del Signore a donare me stessa per i fratelli, dove Lui vorrà e come a Lui piacerà. Il Signore ancora oggi continua a chiamare. Il mio augurio? Che [voi, giovani,] abbiate il coraggio di rispondere!
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Nella memoria liturgica di Santa Teresa d’Avila, la Famiglia dell’Amore Misericordioso si è raccolta attorno all’altare della Cappella del Crocifisso, a Collevalenza, per pregare e accogliere la prima professione religiosa di Paolo Cedro, neo-professo di origine siciliana. Circondato da familiari, amici e numerosi laici e consacrati giunti da diversi luoghi d’Italia, fr. Paolo ha emesso i suoi voti di povertà, castità ed obbedienza secondo le Costituzioni dei Figli dell’Amore Misericordioso.
La celebrazione eucaristica, presieduta dal Padre Generale dei Figli dell’Amore Misericordioso Ireneo Martìn, ha avuto come centro le luminose figure di Santa Teresa, di Madre Speranza e del “giovane ricco” (Mc 10,17-31), figure dalle quali p. Ireneo ha voluto trarre spunto per rivolgere a Paolo le seguenti parole nell’omelia:
Oggi, festa di Santa Teresa d’Avila, è il giorno in cui Madre Speranza partì dalla casa paterna per farsi santa, come lei. È un giorno grande per te, Paolo, e per tutti noi. La tua consacrazione religiosa al Signore come Figlio dell’Amore Misericordioso: che immenso dono che ricevi dal Signore. Nel vangelo, Marco, parla di un uomo, un tale (Mc 10,17-22) nel quale ci identifichiamo tutti noi, che corre ed ha fretta di incontrare Gesù. E gli pone una domanda centrale per la sua vita: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?” (Mc 10,17). Cerca con un’urgenza una risposta per se stesso. Dove vuole rivolgere questo personaggio il suo sguardo? E da chi viene attratto?
Il mondo gli propone la felicità dell’avere, gli indica come valore dei valori il denaro. La società – come sapete – adora l’avere, il possedere, e lui ormai è solo ciò che ha. La società è un mostro che ha bisogno di distruggere ciò che produce, per produrre sempre di più. Invece il Signore, nel vangelo, ci propone la felicità dell’essere; e per essere felice, offre a questo tale un primo passo: osservare i comandamenti, per essere degno di ricevere la vita eterna. È questa una proposta per tutti noi. In questa stessa linea si esprimeva Madre Speranza: “Figli miei, siate sempre fedeli e fate in modo di essere come il Signore vi ha voluti, anche se ve l’ha fatto conoscere questa povera creature, che è vostra Madre. Non vergognatevi mai di essere fedeli, e di essere uniti alle regole, norme e consigli che devono orientare la vostra vita. Non consideratele come antiquate o passate di modo, perchè il Signore ve la fatte conoscere e così le ha volute per voi” (Circolare, 1968).
Ma nella nostra vita, cari fratelli e sorelle, c’è un di più che l’uomo sempre chiede, un desiderio di felicità mai raggiunto, che abita nel nostro cuore. Questa felicità è raggiunta solo dallo sguardo di un Dio che guardandolo, lo amò, dice il Vangelo (cfr. Mc 10,21). La chiamata a seguire Cristo sulla via dei consigli evangelici, caro Paolo, nasce dall’incontro interiore con l’amore di Cristo, che è amore misericordioso. Cristo ti chiama mediante questo suo amore: questo amore di predilezione abbraccia la persona intera, corpo ed anima. Noi non apparteniamo più a noi stessi, ma a lui. E questa nuova consapevolezza è stata il frutto dello sguardo amorevole e misericordioso di Cristo nel segreto del tuo cuore, Paolo. Questo amore è la radice della tua felicità. Lo sguardo di Dio invade tutta la persona: a Madre Speranza è bastato questo sguardo per seguire, senza indugiare, il buon Gesù. È solo a seguito di questo sguardo, che segue la parola nel Vangelo: “va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!” (Mc 10,21). Liberarsi: liberare il proprio essere da tutte le corazze, da tutti gli scudi, da tutte le difese che ci impediscono di percorrere la strada della felicità. Liberati, Paolo, da tutto ciò che il dio del mondo ti ha obbligato a portare, a tenere. Non è tuo, è dei poveri: sono parole che ci introducono nell’ambito del consiglio evangelico della povertà che, insieme ai all’obbedienza e alla castità, appartiene all’essenza stessa della tua vocazione e della professione religiosa. Anche oggi, Gesù si rivolge a noi, a te Paolo, e con lo stesso amore ci dice: “va’, vendi quello che hai, dallo ai poveri, e avrai un tesoro nel cielo”.
Il vangelo chiede sempre e a tutti un impegno, una decisione, una risposta. O la si respinge e si resta come si è, oppure la si accoglie e si cambia vita. Veramente questo brano evangelico ha cambiato la vita dei santi: S. Antonio abate, S. Francesco d’Assisi a queste parole lasciarono tutto e seguirono Gesù. L’uomo ricco, al contrario, quando udì queste parole, abbassò il il capo, divenne cupo e si allontanò con la tristezza nel cuore. L’evangelista chiude amaramente dando la ragione: “possedeva infatti molti beni” (Mc 10,22), molte sicurezze sbagliate.
Cari amici, la povertà evangelica ci mette in rapporto d’amore con l’altro, con Dio e coi fratelli. Ceduto ciò che si ha ci si mette in rapporto con ciò che si è. La logica di Dio, carissimi amici, non è il possesso, non è l’attaccamento, ma è il dono; non è l’avere, ma il dare per essere come Gesù. Perchè uno non è ciò che ha, ma ciò che da’, ciò che dona. “Niente ti turbi, niente ti spaventi. Solo Dio basta” (S. Teresa d’Avila). Il vero ricco è colui che da’, non colui che trattiene le cose. Uno che da’ se stesso, d’ tutto, per ritrovarsi ricco di tutto e ricevere il cento per uno nella vita eterna. Questa è la benedizione che oggi Gesù ha portato a te, caro Paolo; è solo donandoti che troverai la felicità.
Allora potremmo chiederci: l’invito di Gesù non è troppo esigente? Le parole che Gesù aggiunge subito dopo quelle del ricco non ammettono replica: “Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio![…] È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio” (Mc 10,23b.25). Quello che questa pagina del vangelo vuole provocare in noi è che Dio è al di sopra di ogni cosa. Gesù non condanna la ricchezza né esalta la povertà, ma ci chiede di porre Dio al primo posto, anche dei beni che abbiamo, anche dei beni più cari, e di considerare i poveri come nostri fratelli, gli interessi più cari che diventano i nostri maestri – diceva Madre Speranza – verso i quali siamo debitori di amore e di aiuto. Essi hanno diritto al nostro amore e al nostro sostegno: siamo stati creati per condividere. Qui sta il segreto, caro Paolo, della felicità. Così lo capì Madre Speranza quando, in quel lontano 15 ottobre 1914, lasciò la casa paterna per farsi santa, come S. Teresa d’Avila. Così l’ha capito papa Francesco nell’enciclica Dilexit nos in cui ci ricordava che Gesù si identifica con i più piccoli della società, e così l’ha capito papa Leone nella recente esortazione Dilexit te sulla cura della Chiesa, per i poveri e con i poveri.
Caro Paolo, a nome di tutta la nostra Famiglia che ti ha accolto con tanto amore, a nome della tua cara mamma Pina e a nome di tutti i presenti ti affido all’Amore Misericordioso. Guarda Madre Speranza: come lei, tu possa essere apostolo e testimone credibile dell’Amore Misericordioso. Infine, ti affidiamo alla Vergine Madre, a Maria Mediatrice: ti sostenga nelle difficoltà, ti prenda in braccio e ti faccia sentire sempre più come suo vero figlio.
A fr. Paolo, dunque, l’augurio di un cammino santo, alla sequela di Cristo Amore Misericordioso. Figli, Ancelle e Laici dell’Amore Misericordioso continuano a sostenerlo nella preghiera perché possa custodire sempre, come Madre Speranza, il desiderio di santificazione.
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Domenica 5 ottobre la comunità delle Ancelle dell’Amore Misericordioso, della casa generalizia di Roma, ha avuto la gioia di celebrare l’anniversario del 25° anno di consacrazione religiosa delle sorelle suor Giusy, suor Luminița e suor Bindhu. La Santa Messa è stata presieduta dal Vescovo Domenico Cancian, Figlio dell’Amore Misericordioso.
Le tre consorelle, come Maria, hanno rinnovato la loro consacrazione religiosa e hanno ringraziato Dio per questi 25 anni di fedeltà, di donazione e di gioia al servizio dell’amore mettendo in atto il motto di Madre Speranza, “Tutto per Amore”.
Suor Giusy, Suor Luminița e Suor Bindhu hanno espresso e si impegnano a vivere secondo quanto detto dalla Beata Madre Speranza: “Come sono felice, Gesù mio, rendendomi conto di avere una volontà per offrirti, un cuore per amarti, un corpo per soffrire, e il tempo per esercitare la carità.”Le tre consorelle hanno rinnovato la loro promessa di dedicarsi alla missione affidatagli dall’Amore Misericordioso e di impegnarsi nel servizio di coloro che Gesù mette sulla loro strada. Certe della intercessione della beata Madre Speranza, dell’aiuto dei Santi protettori della Congregazione e della vicinanza delle sorelle e dei fratelli, le tre consorelle riaffermano la loro appartenenza alla Congregazione di Gesù Amore Misericordioso.
La festa ha riunito le due comunità di Ancelle dell’ Amore Misericordioso, quella della casa generalizia di Roma e la comunità di Roma-Spinaceto. Le sorelle più giovani hanno rallegrato la festa con un balletto è un singolare video che raccoglie gli auguri di varie sorelle anche lontane. Le tre consorelle festeggiate hanno espresso la loro gratitudine a Dio per la sua misericordia e fedeltà e le sorelle per la vicinanza e l’aiuto costante. Con queste parole, sr. Giusy a nome di tutte, è intervenuta al termine della Celebrazione Eucaristica:
Con le parole del Salmo diciamo: “Rendiamo grazie al tuo nome, Signore, per la tua fedeltà e la tua misericordia”. Tanti sono i sentimenti che si sommano a questo momento: quello che prevale è la gratitudine al Signore per l’immenso amore misericordioso che ha riversato nella nostra vita. Gratitudine alla nostra Congregazione, all’intera famiglia carismatica. Un particolare grazie a tutte le consorelle, confratelli e laici che il Signore ha messo al nostro fianco che ci hanno guidato, sostenuto, lungo il cammino di questi 25 anni. Alla gratitudine si aggiunge la gioia di appartenere ad una così famiglia: la gioia della fraternità che ci unisce, sperimentando di aver ricevuto molto e di non dare mai abbastanza. Questo anniversario rappresenta un traguardo importante nella nostra vita religiosa, ma anche un momento di riflessione e di rinnovato impegno spirituale per divenire vere Ancelle ad immagine di Maria e di nostro Madre [Speranza di Gesù]. Questo ci proponiamo di realizzare, sostenute dalla vostra preghiera e affetto fraterno. Grazie di cuore.
Tutti noi rendiamo grazie a Dio per i suoi benefici e le grazie concesse lungo questi anni di donazione e di servizio.
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Il Santuario dell’Amore Misericordioso di Collevalenza è in piena festa: fin dal 18 settembre si stanno vivendo giorni intensi di fede, preghiera e fraternità in occasione della Festa dell’Amore Misericordioso. Un appuntamento che ogni anno richiama pellegrini da tutta Italia e dall’estero, per riscoprire la sorgente viva della misericordia di Dio annunciata dalla Beata Madre Speranza.
Una preparazione di cuore: la novena all’Amore Misericordioso
Dal 18 settembre fino a questa sera, alle 18.00, la comunità e i numerosi pellegrini accorsi si sono raccolti nella Cappella, ai piedi del Crocifisso, per pregare insieme la Novena solenne all’Amore Misericordioso presieduta giorno dopo giorno dai Figli dell’Amore Misericordioso che hanno condiviso una riflessione: un tempo per predisporre il cuore ad accogliere il dono di un Dio che non condanna, ma ama e rialza, che non esclude, ma abbraccia con tenerezza ogni suo figlio.
Giornate speciali di preghiera e fraternità
Due giornate particolari hanno illuminato il cammino verso la festa:
Giovedì 25 settembre, un’intera giornata dedicata ai sacerdoti e alle vocazioni, con la concelebrazione eucaristica presieduta da Mons. Domenico Cancian e l’adorazione eucaristica. Un momento per chiedere al Signore di donare alla Chiesa pastori secondo il suo cuore.
Venerdì 26 settembre, giornata del malato e dell’anziano, con la presenza dell’UNITALSI e del Centro Speranza di Fratta Todina. La liturgia e il momento di fraternità vogliono essere segno concreto di quella misericordia che si fa vicinanza alle fragilità della vita.
Cuore e centro di questa festa saranno i giorni a seguire e, in particolare domani sabato 27 settembre, sarà il giorno del Pellegrinaggio di Speranza: dalla Piazza del Santuario partirà la processione giubilare, guidata da Mons. Gualtiero Sigismondi, Vescovo di Orvieto-Todi. La giornata si concluderà con la celebrazione eucaristica presieduta da P. Ireneo Martín all’interno della quale fr. Alexis, fr. Shinu e fr. Cristinel emetteranno i voti perpetui come Figli dell’Amore Misericordioso: un segno di fedeltà e di dono totale al Signore. La serata sarà impreziosita da un concerto di coro e orchestra, a lode del Dio della vita.
Il culmine sarà domenica 28 settembre, giorno della festa. Alle 9.30 Mons. Vittorio Viola guiderà una riflessione dal titolo: “La speranza che non delude si fonda sull’Amore Misericordioso del Signore”. Seguiranno le celebrazioni eucaristiche presiedute da P. Aurelio Pérez, da Mons. Vittorio Viola e da altri vescovi amici del Santuario. Il canto del Coro “Madre Speranza” accompagnerà la preghiera, esprimendo la gioia di chi sperimenta la fedeltà di Dio.
Il compleanno di Madre Speranza
Infine, martedì 30 settembre, si farà memoria del compleanno della Beata Madre Speranza, donna innamorata di Dio e strumento della sua misericordia. La giornata sarà segnata dalla Messa presieduta da Mons. Domenico Cancian e da un momento di presentazione del volume La Beata Madre Speranza e la mistica dell’Amore Misericordioso, scritto da Don Mauro Angelini, con la partecipazione artistica di Mogol.
Un invito a lasciarsi rinnovare
La festa del Santuario dell’Amore Misericordioso non è solo un programma di celebrazioni: è un invito a lasciarsi toccare dal cuore di Cristo che si dona senza misura. È un’occasione per tornare a Collevalenza, “luogo della misericordia”, e riscoprire che ogni uomo e ogni donna, anche nella prova, è chiamato a vivere nella fiducia e nella speranza.
https://www.amormisericordioso.org/ita/wp-content/uploads/2025/09/Immagini-in-Evidenza-SITO-AM-2025-09-26T171032.240.png10801080Famiglia dell'Amore Misericordiosohttp://www.amormisericordioso.org/ita/wp-content/uploads/2018/02/logo-fam-italiano.pngFamiglia dell'Amore Misericordioso2025-09-26 17:13:032025-09-26 17:22:32Collevalenza celebra la FESTA del Santuario dell’Amore Misericordioso
Il 6 agosto 2025, festa della Trasfigurazione del Signore, la Comunità dei Figli dell’Amore Misericordioso di Perayam, a Kollam (India), ha vissuto un momento di grande gioia e gratitudine: la professione perpetua di fr. Anto Jenith, Figlio dell’Amore Misericordioso.
Durante la solenne celebrazione eucaristica, fr. Anto ha pronunciato il suo “sì” definitivo al Signore, consacrandosi per sempre a vivere secondo il carisma dell’Amore Misericordioso. Il versetto biblico scelto per questo giorno, “Come l’argilla è nelle mani del vasaio, così voi siete nelle mie mani” (Ger 18,6), ha accompagnato la sua offerta, ricordando a tutti che la vita consacrata è opera della grazia di Dio, che modella il cuore di chi si affida a Lui.
La comunità locale, insieme a confratelli, familiari e amici, ha condiviso la gioia di vedere crescere nella Chiesa una nuova testimonianza di fedeltà e dedizione. Con emozione e gratitudine, fr. Anto ha ringraziato il Signore per il cammino compiuto, sia nelle comunità in India sia in Italia, e per la chiamata a essere segno vivo della Misericordia in ogni luogo dove sarà inviato.
La Famiglia dell’Amore Misericordioso si unisce nella preghiera, affidando il nuovo consacrato a Maria Mediatrice, perché lo accompagni e lo custodisca nel suo ministero e nella sua donazione totale a Cristo.