In un clima di fede e di gratitudine, il 14 agosto 2026, presso il Santuario Diocesano e Parrocchia di San Isidro Labrador, nelle Filippine, si è celebrata la Santa Messa della Vigilia della Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, unita alla gioia per il 75° anniversario di fondazione dei Figli dell’Amore Misericordioso.
La celebrazione eucaristica, presieduta da S.E. Mons. Dennis C. Villarojo, D.D., Vescovo di Malolos, ha assunto un significato del tutto particolare per la Congregazione: nello stesso giorno in cui i Figli dell’Amore Misericordioso rendevano grazie a Dio per i 75 anni della propria storia e missione, cinque novizi hanno emesso la loro prima professione religiosa, compiendo un passo decisivo nel cammino della consacrazione.
Con la professione dei voti, i cinque giovani hanno affidato a Dio la propria vita, impegnandosi a seguirlo più profondamente e a servirlo nella Chiesa secondo il carisma dei Figli dell’Amore Misericordioso. La loro consacrazione è un dono prezioso per tutta la Congregazione e un segno di speranza per il suo futuro.
In questo giorno di particolare grazia, affidiamo i nuovi professi alla materna intercessione di Maria Santissima, Assunta in Cielo, perché, come Lei, sappiano rispondere alla chiamata di Dio con fede perseverante, amore generoso e umile servizio.
Auguriamo ai cinque nuovi professi un fecondo cammino di consacrazione: il Dio Amore Misericordioso li accompagni, sostenga il loro “sì” e faccia della loro vita una testimonianza gioiosa della sua misericordia.
Madre Speranza, prega per loro. Maria, Assunta in Cielo, prega per loro.
https://www.amormisericordioso.org/ita/wp-content/uploads/2026/08/Immagini-in-Evidenza-SITO-AM-2026-08-15T160611.837.png10801080Famiglia dell'Amore Misericordiosohttp://www.amormisericordioso.org/ita/wp-content/uploads/2018/02/logo-fam-italiano.pngFamiglia dell'Amore Misericordioso2026-08-15 16:10:372026-08-15 16:10:39Cinque nuovi professi nel 75° anniversario dei Figli dell’Amore Misericordioso
Con il cuore colmo di gioia e di gratitudine al Signore, la Congregazione dei Figli dell’Amore Misericordioso ha vissuto, mercoledì 24 giugno 2026, un momento di particolare grazia: l’ordinazione presbiterale di p. Alexandru Cristinel Chiricheș FAM.
La solenne celebrazione si è svolta nella Cattedrale Romano-Cattolica “Santa Maria Regina” di Iași, in Romania, dove, per l’imposizione delle mani e la preghiera consacratoria di Sua Eccellenza Mons. Iosif Paulet, Vescovo di Iași, il nostro confratello è stato costituito sacerdote di Cristo per il servizio del Popolo di Dio.
Ad accompagnare questo giorno di festa sono stati i religiosi della Congregazione, i familiari, gli amici, numerosi fedeli e le comunità che negli anni hanno condiviso e sostenuto il cammino vocazionale di p. Cristinel. La loro presenza ha reso visibile la bellezza di una vocazione che nasce e cresce all’interno della Chiesa, alimentata dalla preghiera e dalla testimonianza di tante persone.
Per il suo ministero sacerdotale, il novello presbitero ha scelto come parola guida il versetto del Vangelo di Giovanni: «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri» (Gv 13,34).
Queste parole racchiudono il cuore del carisma dell’Amore Misericordioso e indicano il programma di vita di ogni sacerdote: lasciarsi plasmare dall’amore di Cristo per diventare segno della sua misericordia nel mondo, soprattutto verso i più piccoli, i sofferenti e quanti sono alla ricerca di speranza.
L’ordinazione sacerdotale è un dono prezioso per la Chiesa e per la nostra Congregazione. In un tempo segnato da tante sfide e interrogativi, il “sì” generoso di un giovane che consacra la propria vita al Signore testimonia che Dio continua a chiamare e che il suo amore non smette di suscitare nuovi operai per la messe.
La gioia di questo evento proseguirà con la celebrazione della Prima Eucaristia, che p. Cristinel presiederà domenica 28 giugno 2026, nella chiesa parrocchiale “Esaltazione della Santa Croce” di Luizi-Călugăra, sua comunità di origine, in un clima di rendimento di grazie e di festa.
Affidiamo il ministero del nuovo sacerdote all’intercessione della Vergine Maria, Madre della Misericordia, e della Beata Madre Speranza di Gesù, affinché possa essere sempre un presbitero secondo il Cuore di Cristo, fedele al Vangelo e al carisma dell’Amore Misericordioso.
A nome delle intere Congregazioni dei Figli e delle Ancelle dell’Amore Misericordioso, eleviamo al Signore il nostro ringraziamento per il dono di p. Alexandru Cristinel Chiricheș FAM, e lo accompagniamo con la preghiera affinché il suo ministero sia fecondo e possa portare a molti uomini e donne l’esperienza consolante dell’amore misericordioso di Dio.
Ad multos annos, p. Cristinel!
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Nel cuore dell’Anno Giubilare Francescano, il Santuario dell’Amore Misericordioso accoglie dal 9 al 12 luglio 2026 quattro giorni di esercizi spirituali aperti a tutti i fedeli. L’iniziativa è promossa dall’Associazione Laici Amore Misericordioso, che proprio nel 2026 compie trent’anni.
Collevalenza (PG) — C’è un filo che, attraverso otto secoli, lega l’esperienza di un giovane di Assisi alle inquietudini del nostro tempo: la misericordia. È attorno a questo filo che il Santuario dell’Amore Misericordioso di Collevalenza propone, dal 9 al 12 luglio 2026, un ciclo di esercizi spirituali per laici dal titolo “…E con essi usai misericordia. La Misericordia nell’esperienza di San Francesco”. L’appuntamento, aperto a tutti, sarà guidato da fra Alfio Vespoli, dell’Ordine dei Frati Minori.
Il ritiro cade in un anno particolarmente significativo. Papa Leone XIV ha indetto un Anno Giubilare Francescano in occasione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi, avvenuta nel 1226. Con un decreto della Penitenzieria Apostolica, l’Anno speciale è stato fissato dal 10 gennaio 2026 al 10 gennaio 2027 e prevede la concessione dell’indulgenza plenaria ai fedeli che, alle consuete condizioni, compiano pellegrinaggi presso chiese e santuari francescani. Il centenario rappresenta il culmine di un cammino celebrativo avviato nel 2023, che ha ripercorso le tappe finali della vita del santo: l’approvazione della Regola, il presepe di Greccio, il dono delle stimmate e la composizione del Cantico delle Creature.
Proprio in questo orizzonte si colloca il senso più autentico dell’appuntamento di Collevalenza, pensato come un invito rivolto a tutti i fedeli italiani che, nel pieno dell’estate e delle attività quotidiane, desiderino concedersi una pausa per fermarsi e riflettere insieme. In un tempo segnato dalla fretta, dalla frammentazione e dalla solitudine, il ritiro offre a credenti di ogni provenienza, professione ed età la possibilità di sostare per qualche giorno, di ritrovare il respiro della preghiera condivisa e di riscoprire, nella compagnia di altri pellegrini, quel senso di fraternità che è il cuore stesso del messaggio francescano. Non occorre appartenere a una comunità o a un’associazione: l’esperienza è aperta a chiunque avverta il bisogno di rallentare e di ricollocare la propria vita interiore al centro.
A organizzare l’iniziativa è l’Associazione Laici Amore Misericordioso (LAM), che riunisce fedeli legati alla spiritualità dell’Amore Misericordioso. L’associazione è nata nel 1996 e conta oggi una rete di trenta comunità distribuite lungo tutta la penisola. Per l’Associazione LAM il 2026 segna dunque una doppia ricorrenza: il trentesimo anniversario della propria fondazione e l’Anno Giubilare. Una coincidenza che ha suggerito di celebrare entrambi gli eventi proprio dove il carisma dell’associazione affonda le proprie radici.
Collevalenza, infatti, è il principale centro di pellegrinaggio dedicato al culto dell’Amore Misericordioso. Il Santuario è legato alla figura di Madre Speranza di Gesù, al secolo María Josefa Alhama Valera (1893-1983), religiosa di origine spagnola, fondatrice di due congregazioni — i Figli e le Ancelle dell’Amore Misericordioso — e beatificata da Papa Francesco nel 2014. Attorno alla sua esperienza spirituale si è sviluppata una devozione che oggi conta presenze in diversi Paesi. Il complesso, di architettura moderna e riconoscibile per la sua alta torre campanaria, comprende la basilica, la cripta e le strutture di accoglienza per i pellegrini.
Il programma intreccia meditazione, celebrazioni eucaristiche, preghiera comunitaria e liturgia penitenziale. Si apre con la cena di giovedì 9 luglio e prosegue con due giornate scandite da meditazioni in auditorium e celebrazioni in basilica. Tra i momenti più sentiti, nella giornata di sabato, la Liturgia delle Acque con la processione alle piscine, tratto distintivo della tradizione di Collevalenza, e la serata dedicata alle testimonianze dei partecipanti. La conclusione è prevista per la mattinata di domenica 12 luglio, con una meditazione finale, la Santa Messa in basilica e il pranzo di commiato.
Non si tratta, dunque, di un convegno né di una semplice commemorazione, ma di un’occasione concreta per fermarsi e tornare all’essenziale, da vivere insieme. La partecipazione è aperta a tutti, ma i posti sono limitati. È pertanto richiesta la prenotazione, da effettuarsi presso la Casa del Pellegrino, che fornisce anche tutte le informazioni relative al contributo previsto per vitto e alloggio. Chi è interessato è invitato a muoversi per tempo.
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https://www.amormisericordioso.org/ita/wp-content/uploads/2026/05/Immagini-in-Evidenza-SITO-AM-2026-05-19T191848.208.png10801080Famiglia dell'Amore Misericordiosohttp://www.amormisericordioso.org/ita/wp-content/uploads/2018/02/logo-fam-italiano.pngFamiglia dell'Amore Misericordioso2026-05-19 19:20:022026-05-19 19:20:13XII anniversario della BEATIFICAZIONE di Madre Speranza di Gesù (30/05 – 01/06)
Dal 28 al 31 maggio 2026 il Santuario dell’Amore Misericordioso di Collevalenza accoglierà il II Incontro Internazionale dei Laici dell’Amore Misericordioso, un appuntamento atteso e desiderato che riunirà delegazioni provenienti da diverse parti del mondo per vivere insieme giorni di comunione, ascolto, preghiera e fraternità.
Il tema scelto per questa edizione — “Affinché siano tutti uno e il mondo creda” (Gv 17,21) — richiama con forza il desiderio di unità espresso da Gesù nell’ultima Cena e si presenta come un invito concreto a riscoprire la vocazione dei Laici dell’Amore Misericordioso come presenza viva del Vangelo dentro la storia, nelle famiglie, nei luoghi di lavoro, nelle comunità e nelle periferie dell’esistenza.
L’incontro internazionale sarà anzitutto un’esperienza di famiglia. Attorno al carisma donato da Madre Speranza, i Laici dell’Amore Misericordioso, insieme ai Figli e alle Ancelle dell’Amore Misericordioso, si ritroveranno per condividere il cammino compiuto in questi anni, riconoscere i segni della presenza di Dio nelle diverse realtà del mondo e rinnovare con entusiasmo la chiamata a essere testimoni dell’Amore Misericordioso.
Saranno giorni intensi, scanditi dalla preghiera comunitaria, dalle celebrazioni liturgiche, dai momenti di ascolto e approfondimento, dalla condivisione fraterna e dal confronto tra culture, lingue ed esperienze differenti. Pellegrinaggi, catechesi, testimonianze, adorazione eucaristica e spazi dedicati ai giovani aiuteranno ogni partecipante a lasciarsi nuovamente raggiungere dall’amore di Dio per diventare segno di unità e speranza nel mondo di oggi.
Particolarmente significativo sarà il clima di comunione internazionale che caratterizzerà l’evento: popoli diversi, uniti dallo stesso carisma, si incontreranno nella consapevolezza che l’Amore Misericordioso continua ancora oggi a generare fraternità, riconciliazione e desiderio di santità nella vita quotidiana.
L’incontro si inserisce inoltre in un tempo speciale di gratitudine e memoria per tutta la Famiglia dell’Amore Misericordioso, che guarda con riconoscenza alla storia seminata da Madre Speranza e rinnova il proprio impegno missionario nella Chiesa. In questo spirito, il convegno non sarà soltanto un’occasione organizzativa o formativa, ma soprattutto un’esperienza spirituale profonda, capace di ravvivare il cuore e ridare slancio alla missione dei laici nel mondo contemporaneo.
Collevalenza diventerà così, ancora una volta, luogo di incontro, di grazia e di comunione, dove ciascuno potrà sentirsi accolto, ascoltato e inviato. Perché il carisma dell’Amore Misericordioso continui a parlare al cuore dell’uomo di oggi attraverso la vita semplice e concreta di tanti laici chiamati a essere, nel mondo, riflesso della tenerezza di Dio.
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Domenica 3 maggio 2026, nella gioia semplice e profonda del rendimento di grazie, la comunità parrocchiale di Parrocchia di San Giovanni Evangelista ha celebrato i 75 anni di vita religiosa di sr. Lucia Raffaelli, Ancella dell’Amore Misericordioso.
Attorno a lei si sono stretti i Figli e le Ancelle dell’Amore Misericordioso, l’Associazione dei Laici, i nipoti, gli amici e i tanti parrocchiani che condividono quotidianamente il cammino della comunità religiosa presente a Spinaceto. È stata una festa dal volto familiare, fatta di volti, preghiera, memoria e gratitudine.
Nel cuore della celebrazione eucaristica, particolarmente intenso è stato il momento del rinnovo della professione religiosa. Al termine dell’omelia, sr. Lucia ha nuovamente consegnato la sua vita al Signore, rendendo grazie a Dio per il dono della fedeltà e della perseveranza. Con commozione ha riconosciuto di aver potuto contemplare, lungo gli anni della sua consacrazione, “le meraviglie di un Dio provvidente e Amore Misericordioso”.
Le sue parole hanno lasciato trasparire la bellezza di una vocazione custodita nel tempo, attraversata certamente da fatiche e prove, ma sostenuta dalla presenza fedele del Signore. Una testimonianza silenziosa e luminosa che continua ancora oggi a parlare alla Chiesa e alle nuove generazioni.
Al termine della celebrazione, i festeggiamenti sono proseguiti in un clima semplice, pacato e fraterno. Nessuna ricerca di solennità esteriore, ma il desiderio condiviso di rendere grazie a Dio per il dono di una vita interamente offerta al servizio dell’Amore Misericordioso.
In un tempo spesso segnato dalla precarietà e dalla fatica del “per sempre”, il giubileo di sr. Lucia diventa per tutti un segno concreto della fedeltà di Dio, che continua a operare meraviglie nella vita di chi si affida a Lui con cuore umile e perseverante.
Tantissimi auguri sr. Lucia!
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Ci sono luoghi che non si visitano soltanto: si attraversano lasciandosi attraversare. Collevalenza è uno di questi. Non è solo un Santuario immerso nella quiete umbra, ma uno spazio dell’anima in cui il rumore si abbassa e il cuore, lentamente, ricomincia a parlare.
Dal 6 all’8 febbraio, nei giorni che hanno condotto alla festa della beata Madre Speranza, un gruppo di giovani provenienti da realtà diverse – Santeramo in Colle, Francenigo, Mantova, Spinaceto, Collevalenza e dintorni – ha vissuto l’esperienza proposta dalla Pastorale giovanile-vocazionale della Famiglia dell’Amore Misericordioso:“Sui passi di Madre Speranza”. Passi concreti, fatti di incontri, silenzi, preghiera, fraternità. Passi interiori, fatti di domande, scoperte, piccole luci.
Il filo conduttore del percorso è stato suggestivo e profondamente evangelico: le mani di Madre Speranza. Mani che accolgono, mani che pregano, mani che servono. Mani che non trattengono per sé, ma donano.
Mani che accolgono
Appena arrivati, molti ragazzi hanno sperimentato una sensazione semplice ma rara: sentirsi attesi. Il Roccolo, la Casa del Pellegrino, gli spazi del Santuario… tutto parla di un’accoglienza discreta, mai invadente. Come se quel luogo dicesse: “Puoi essere te stesso, qui”. Tra i partecipanti c’era anche Samanta, 15 anni, arrivata da Spinaceto alla sua prima esperienza a Collevalenza. I suoi occhi curiosi raccontavano già molto prima delle parole. All’inizio – come capita a tanti – c’era forse un po’ di timidezza, il non sapere bene cosa aspettarsi. Ma Collevalenza ha questo dono: scioglie le difese senza forzarle.
«Quando siamo arrivati – racconta Samanta – ho notato subito il posto: il Roccolo, la Casa del Pellegrino … era tutto molto tranquillo. Mi sembrava un luogo diverso da quelli che frequento di solito, come se lì il tempo andasse più piano».
E forse è proprio questo il primo miracolo: rallentare abbastanza da accorgersi di ciò che conta.
Mani che pregano
Le giornate sono state scandite dalla preghiera comune, dalle Lodi mattutine nella cappella, dalle catechesi e dai lavori in piccoli gruppi. Momenti semplici, ma capaci di far emergere domande vere. Pregare insieme, soprattutto da giovani, non è mai scontato. Richiede un piccolo passo di fiducia. Eppure, quando accade, crea legami profondi. Particolarmente intensa è stata la veglia di preghiera e canti per Caterina, una ragazza che il giorno seguente avrebbe iniziato la sua vita religiosa. Vedere una ragazza, poco più grande e ad alcuni coetanea, dire un “sì” così grande a Dio non lascia indifferenti: interroga, smuove, ispira. Samanta lo ha percepito con la freschezza dei suoi 15 anni:
«Mi ha colpito vedere persone giovani scegliere Dio così seriamente. Ti fa pensare che forse la fede non è solo una cosa da dire, ma da vivere davvero».
Mani che servono (e si lasciano toccare)
Tra i momenti più significativi c’è stata l’immersione nelle vasche del Santuario. Non un gesto “magico”, ma un segno. Un affidare a Dio le proprie fatiche, le ferite nascoste, le speranze non dette. Entrare in quell’acqua, per molti, è stato come dire: “Signore, eccomi così come sono”. La fede, spesso, passa proprio da qui: da esperienze che il cuore capisce prima della testa. Samanta lo racconta con semplicità disarmante:
«L’immersione nelle piscine è stata un’esperienza forte. Non saprei spiegare tutto a parole, ma mi sono sentita bene, come più leggera».
La gioia come segno
La domenica, la celebrazione eucaristica nella ricorrenza della nascita al cielo di Madre Speranza ha raccolto tutto il cammino vissuto. Non come conclusione, ma come ripartenza. Se si dovesse riassumere l’esperienza con una parola, forse sarebbe proprio quella che Samanta ha scelto spontaneamente:
«Mi ha colpito la gioia del posto, la tranquillità, le persone senza cattiveria ma piene di bontà e felicità».
In un mondo dove spesso i giovani respirano tensione, giudizio, competizione, incontrare adulti e coetanei capaci di bontà semplice è una testimonianza potente. Forse è questa l’eredità più vera di Madre Speranza: ricordarci che il Vangelo rende il cuore più umano, non meno.
“Sui passi di Madre Speranza” non è stato solo un evento, ma un invito: riscoprire le proprie mani: mani che accolgono l’altro così com’è; mani che si uniscono nella preghiera; mani che scelgono di servire invece di chiudersi. I giovani tornano alle loro città con meno risposte preconfezionate e qualche domanda in più. Ma anche con una certezza silenziosa: Dio non è lontano, e la misericordia non è un’idea, è un’esperienza.
E forse il miracolo più grande è proprio questo: scoprire che, mentre camminiamo sui passi dei santi, Dio continua a camminare sui nostri.
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Ci sono giorni in cui il Vangelo sembra uscire dalle pagine e prendere carne davanti ai nostri occhi. Giorni in cui parole come fiducia, consegna, amore smettono di essere concetti spirituali e diventano scelte, passi, lacrime trattenute e sorrisi pieni. L’8 febbraio, in occasione della festa liturgica della Beata Madre Speranza, uno di questi giorni ha preso forma nella vita di Sr. Caterina La Spisa EAM.
Chi era presente ha percepito che non si trattava semplicemente di un rito, ma di una storia d’amore che arrivava a dire il suo “sì” ad alta voce. I voti di obbedienza, castità e povertà non sono risuonati come rinunce, ma come il modo concreto con cui una vita sceglie di fidarsi dell’Amore Misericordioso e di lasciarsi plasmare da Lui. In un tempo in cui trattenere sembra più sicuro che donarsi, vedere qualcuno consegnare la propria vita è una provocazione dolce e potente.
E forse il segreto di quel “sì” stava già nelle parole condivise la sera precedente, durante la veglia di preghiera vocazionale, quando Sr. Caterina ha aperto il cuore raccontando il suo cammino, le sue domande, le sue scoperte. Non una storia perfetta, ma una storia vera, dove Dio ha pazientemente tessuto luce dentro le pieghe della quotidianità.
Di seguito, uno stralcio della sua testimonianza, perché certe scelte si comprendono davvero solo ascoltando la voce di chi le vive:
Ricordo che un giorno, una suora mi ha detto: “Devi essere un’ape e mai una mosca”. All’inizio non avevo capito cosa volesse dirmi ma poi compresi che l’ape viene attratta dai profumi e dai colori dei fiori, non li sciupa, si nutre del loro polline che trasforma in miele. La mosca, invece, si poggia ovunque e viene attratta da cose sporche.
Mi sono laureata alla fine del 2020, quando eravamo ancora in pieno Covid. Ho iniziato subito a lavorare in un reparto di terapia intensiva, ho preso in affitto una casa, avevo una rete di amici e continuavo ad approfondire la mia relazione con Gesù. In questo periodo è nata in me una sana inquietudine interiore che mi ha portato a chiedere al mio parroco: “Don Manrico, sento nel cuore il desiderio di fare un discernimento serio, su ciò che il Signore vuole da me”. Ho così iniziato con lui un accompagnamento spirituale e con Suor Belen, religiosa del Verbum Dei, un accompagnamento umano, per imparare a conoscere meglio me stessa e la mia storia. Ho scoperto che il Signore l’ha amata prima di me. Sento di dirvi l’importanza: di non fare da soli, di fidarvi e affidarvi a persone sagge, che il Signore vi mette accanto: ci sono incontri che cambiano la vita.
Sono arrivata per la prima volta a Collevalenza con un pellegrinaggio della parrocchia di Santa Giulia, di Roma. Quel giorno una ragazza, guardandomi, mi ha detto: “Questi occhi li vuoi donare al Signore?”. C’è stata poi una seconda esperienza, un corso vocazionale chiamato “Jabbok”, in cui qualcun altro mi disse: “Scappa scappa, prima o poi il Signore ti acchiappa!”. In effetti aveva visto giusto. All’inizio scappavo dal Signore perché mi sentivo inadatta e dicevo: “Signore, fuori ci sono tante altre giovani migliori di me che ti possono aiutare”. Alla fine ho mollato la presa, felice di non scappare più. E ora sono qui a condividerlo con voi.
Oggi sono alla vigilia della Prima Professione e i due anni di noviziato trascorsi all’ombra del Santuario mi hanno portato ad innamorarmi ancora di più di questo carisma, di un Padre che perdona, dimentica e non tiene in conto e che non è felice senza di me, ma anche senza di te. Una mediazione speciale è stata la Beata Madre Speranza, di cui domani ricorre la festa liturgica. Mi sono sentita da subito “figlia”, tenuta per mano, condotta a scegliere di vendere tutto per acquistare la perla preziosa: “Gesù, mio tutto e ogni mio bene”, come lei diceva.
La cosa più bella e lo stupore più grande della mia vita è la gratuita chiamata del Signore a donare me stessa per i fratelli, dove Lui vorrà e come a Lui piacerà. Il Signore ancora oggi continua a chiamare. Il mio augurio? Che [voi, giovani,] abbiate il coraggio di rispondere!
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