Zaino in spalla: il viaggio dei giovani dall’abbraccio del Padre alla Porta Santa

Ormai la campanella della prima ora di lezione è suonata. E non solo in classe, ma anche nella vita. Per tanti giovani, l’estate non è stata una pausa vuota, ma una vera lezione fuori dai banchi: giorni intensi, con lo zaino in spalla, per mettersi in ascolto, camminare insieme e lasciarsi sorprendere da Dio. È questo lo spirito con cui gli oltre 80 ragazzi dei Giovani dell’Amore Misericordioso hanno vissuto le iniziative estive della pastorale giovanile, tra Collevalenza e Roma, scoprendo che la misericordia e la speranza non sono solo parole, ma strade da percorrere.
Collevalenza – Sulla strada della misericordia
Dal 19 al 22 agosto, ragazzi provenienti da tutta Italia si sono ritrovati al Santuario dell’Amore Misericordioso di Collevalenza. Quattro giorni intensi, trascorsi insieme per mettersi in ascolto della Parola e per lasciarsi sorprendere dalla parabola del Padre misericordioso di Lc 15. Non si è trattato di un semplice incontro di preghiera, ma di un vero e proprio viaggio interiore: ognuno si è riconosciuto un po’ nel figlio minore che scappa, nel figlio maggiore che giudica, o nel padre che accoglie. In un clima di amicizia, giochi, momenti di silenzio e di condivisione, i ragazzi hanno scoperto che la misericordia non è una teoria, ma una strada concreta da percorrere ogni giorno.
Le giornate a Collevalenza sono state scandite da tempi forti di ascolto della Parola, seguiti da laboratori e attività che hanno aiutato i ragazzi a calare nel vissuto quanto meditato. Non è mancata la leggerezza dei canti e dei giochi, che hanno creato legami e fatto respirare l’aria di famiglia, tipica dello stile dell’Amore Misericordioso. Uno dei momenti più toccanti è stato quando, davanti al Crocifisso dell’Amore Misericordioso, molti hanno sentito il bisogno di affidare le proprie fragilità. Lacrime e sorrisi si sono intrecciati, segno che Dio parlava al cuore di ciascuno in modo personale e unico. A dare forza al cammino c’è stata anche la testimonianza di chi vive la fede ogni giorno nella concretezza: religiosi, animatori e sacerdoti che hanno condiviso non discorsi astratti, ma vite trasformate dalla misericordia. Questo ha reso chiaro a tutti che il Vangelo non resta chiuso nel libro, ma prende carne nella storia di ognuno.
Alla fine dei quattro giorni, i ragazzi sono ripartiti con un dono prezioso: la consapevolezza che la misericordia non è un’emozione passeggera, ma un impegno quotidiano. Molti hanno espresso il desiderio di tornare a casa e mettere in pratica gesti semplici ma concreti: ricucire rapporti interrotti, tendere una mano a chi è in difficoltà, vivere con più gratuità nelle proprie famiglie e comunità.



Roma – Pellegrini di speranza
Subito dopo, dal 22 al 24 agosto, un gruppo di questi giovani ha preso lo zaino in spalla e si è spostato a Roma per vivere il proprio Giubileo. Non un cammino turistico, ma un vero e proprio pellegrinaggio che li ha portati tra le strade della città eterna, ripercorrendo i passi di Pietro, il pescatore che ha avuto il coraggio di fidarsi di Gesù fino alla fine. Attraverso tappe legate alla storia e alla tradizione, ascoltando la Parola di Dio ed alcune catechesi dal tratto esistenziale ed esperenziale, e visitando luoghi significativi, i ragazzi hanno percorso un cammino personale alla luce dell’apostolo. È stato sorprendente per molti scoprire che dietro i grandi monumenti e le basiliche che milioni di turisti visitano ogni anno, c’è una storia di fede, fatta di persone semplici che hanno creduto e hanno trasmesso la speranza e la fede.
Le giornate romane sono state anche occasione di confronto: lungo il cammino, tra una tappa e l’altra, non sono mancati i momenti per raccontarsi sogni e paure, per porsi domande sul futuro, per scoprire che la fede non toglie i dubbi, ma li trasforma in possibilità di ricerca. Il momento più forte è stato certamente il passaggio della Porta Santa in San Pietro: un gesto semplice e potente, che ha reso visibile il desiderio di affidare a Dio la propria vita con tutto ciò che essa porta – sogni, fragilità, progetti. Davanti alla maestosità della basilica, molti hanno sentito la piccolezza delle proprie forze, ma anche la grandezza di un amore che abbraccia tutto. È stato come dire: “Eccomi, Signore, voglio camminare con Te”.
E poi, come in ogni pellegrinaggio che si rispetti, non sono mancati i momenti di fatica: il caldo, i chilometri percorsi a piedi, la stanchezza… ma anche qui i ragazzi hanno scoperto che la speranza cresce quando si cammina insieme. Ogni passo, ogni sorriso condiviso, ogni incoraggiamento ricevuto ha reso il pellegrinaggio più vero e più bello. Alla fine del percorso, ciascuno è tornato a casa con qualcosa di nuovo nel cuore: la convinzione che la fede non è un peso da portare, ma una strada che illumina, e che l’Amore Misericordioso non conosce confini né distanze.



Un’estate che ha lasciato il segno
Queste esperienze raccontano quanto il Vangelo non è lontano dalla vita, ma illumina le relazioni, le scelte, le fatiche di ogni giorno. Collevalenza e Roma sono diventate due tappe di un’unica avventura: scoprire che Dio cammina accanto a noi e che la speranza è più forte di ogni paura. E allora, tornando a casa, ognuno di questi giovani porta con sé una consapevolezza nuova: la misericordia non è solo ricevuta, ma anche donata; la speranza non è un sogno astratto, ma una scelta concreta.
Ed è proprio da qui che riparte il cammino dei Giovani dell’Amore Misericordioso: con il cuore pieno di gratitudine e con lo sguardo rivolto verso l’alto, pronti a continuare ad essere segni di speranza per il mondo.


